Articolo precedenteIncontinental jazz: Aldo Romano
Articolo successivoCittà in trasformazione

cinéDIMANCHE #21 ROBERTO ROSSELLINI Fantasia sottomarina [1940]

 

ROBERTO ROSSELLINI

   (…) Fantasia sottomarina, dalla maggior parte delle fonti filmografiche indicato come realizzato nel 1936-37, fu distribuito dalla INCOM soltanto nel 1940; tanto da far pensare che, a parte il Prélude (di cui si sono perse le tracce), gli altri due documentari di Rossellini siano stati realizzati alla fine degli Anni Trenta, fra il 1938 e il 1941, cioè nel periodo compreso tra la fine della lavorazione di Luciano Serra pilota di Goffredo Alessandrini (di cui, come vedremo, Rossellini fu aiutoregista e cosceneggiatore) e l’inizio di La nave bianca, il primo lungometraggio firmato da Rossellini. Marcella De Marchis ricorda: «Roberto intraprese un certo lavoro abbastanza regolare, anche come documentarista, grazie a un contratto con la INCOM. Cominciò con una favola marina molto bella, un documentario sui pescetti, Fantasia sottomarina». A questo riguardo occorre osservare che la INCOM fu fondata da Sandro Pallavicini soltanto nel 1938: ciò avvalorerebbe l’ipotesi che Fantasia sottomarina sia stata realizzata dopo quella data (se i ricordi della De Marchis sono esatti).
In ogni caso, esso fu un film girato in assoluta economia, quasi cineamatorialmente, con la collaborazione dei familiari (come spesso accadrà per gli altri film di Rossellini). È ancora Marcella De Marchis a ricordare: «L’avevamo girato in casa, a Ladispoli, montando una specie di acquario, con acqua di mare che filtravo con le lenzuola del mio corredo per farla più limpida. I pesci li prendevamo ogni giorno a Civitavecchia, e parecchi protagonisti morivano per strada: avevamo bisogno di molte controfigure. Quando morivano in scena, finivano a pancia all’aria, e allora dovevamo legare i pescetti con dei fili sottilissimi, e manovrarli con delle cannucce, da dietro i pezzi di roccia (…) Ci divertimmo un’estate intera con questo documentario».
L’operatore era Rodolfo Lombardi, il quale confermò, in una conversazione con Stefano Roncoroni, il carattere artigianale della produzione: «Il documentario è stato girato improvvisando, Roberto Rossellini, Rodolfo Lombardi, il terrazzo della casa Rossellini a Ladispoli, la luce del sole, il mare ed i suoi abitanti».
Già allora, insomma, si andava formando quello stile rosselliniano, quel suo modo di girare e di programmare la lavorazione, lasciando grande spazio all’improvvisazione durante le riprese, che sarà il suo proprio nelle opere della maturità. E già allora si andava manifestando quella «sensibilità minima» (sono parole di Rossellini) per le cose quotidiane, trascurabili, consuete, persino banali, che – una volta cinematografate – si animano sullo schermo di una vita propria, caricandosi di significati ulteriori. Così fu per i piccoli pesci di Fantasia sottomarina, per le loro piccole storie, che si inserivano in una struttura narrativa esile ma importante, che contrastava con la tradizione del documentarismo di quegli anni (ed anche in seguito). Non era, a vero dire, un’invenzione del solo Rossellini, perché la politica di Pallavicini alla INCOM fu proprio quella di svecchiare il documentario e renderlo più agile e spettacolare, facendo a meno del commento parlato fuori campo e puntando maggiormente sul racconto; ma certamente Rossellini fu il regista che meglio si mosse in questa direzione. Basti leggere quanto scrisse la critica, quando il film uscì sugli schermi agli inizi del 1940: «Non è quindi sulla voce del commentatore che va reggendosi nel suo svolgimento il breve film, quanto su una vicenda degli oggetti, degli animali, dei paesaggi stessi, che ha un suo logico inizio e una sua conclusione. Esempio tipico quella Fantasia sottomarina di Rossellini in cui le fredde vasche di un acquario si animano di una drammaticità umana con i suoi personaggi e con la sua vicenda».

Gianni Rondolino
Roberto Rossellini
UTET [1989]

 

cinéDIMANCHE
 

cdNella pausa delle domeniche, in pomeriggi verso il buio sempre più vicino, fra equinozi e solstizi, mentre avanza Autunno e verrà Inverno, poi “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera“, riscoprire film rari, amati e importanti. Scelti di volta in volta da alcuni di noi, con criteri sempre diversi, trasversali e atemporali.

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

SÀDEQ HEDÀYAT: una civetta cieca

di Luca Vidotto
Hedàyat ci narra questa storia dando voce a un io perverso che si rivolge alla sua ombra e che prende le sembianze di una civetta cieca – nella cultura persiana simbolo di sventura, di mala sorte, di un che di maligno.

Gianni Celati [1937-2022] “Mondonuovo”

"Ci sono delle storie che valgono solo per quello che non è immaginabile e... le storie valgono di più se... se sono... se c'è tutto un in... non immaginabile che sta dietro le parole e le cose. Perchè credo che sia quello il regno dei narratori: quello che non è immaginabile."

David Foster Wallace e gli incisi [#2]

di Nicolò Cattaruzzo
D. F. Wallace ricorre spesso all’uso di incisi nella prosa non narrativa, costruisce periodi interi attorno agli incisi tanto che se venissero rimossi il testo continuerebbe a funzionare ma risulterebbe scarno e arido.

David Foster Wallace e gli incisi [#1]

di Nicolò Cattaruzzo
... e se questi incisi venissero eliminati la narrazione risulterebbe scarna, priva della forza e dell’ironia che invece acquisisce grazie all’uso abbondante, pieno di inventiva e non dogmatico che Wallace ne fa.

Mots-clés__Coniglietti

di Orsola Puecher
"... questa lettera gliela invio a causa dei coniglietti, mi sembra giusto che lei ne sia al corrente; e perché mi piace scrivere lettere, e forse perché piove."

Le Croci

di Luca Vidotto
Cosa conta chi sono, io? Cosa conta la mia fama? Cosa conta chiamarsi Anna Achmatova, qui? Ovunque siamo sempre le stesse. Un unico corpo sofferente: il volto infossato si stringe attorno al nostro lutto; le labbra docili vedono il sorriso appassire...
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: