Extraterrestrial activity #2: I primi uomini su Mercurio

astronauti2

di Edwin Morgan

 – Veniamo in pace dal terzo pianeta.
Ci condurreste dal vostro capo?

– Strora bèrrae! Bèrra. Bèrra. Strorahlex?

– Ecco un modellino del sistema solare
con parti semoventi. Voi siete qui e noi
siamo laggiù, e ora noi siamo qui con voi, capite?

– Glex horroi. Bèrra Aborrhannahanna!

– Il luogo da dove proveniamo è blu e bianco
con del marrone; questo marrone, guardate,
lo chiamiamo ‘terra’, il blu è ‘mare’ e il bianco
è ‘nuvole’ sopra la terra e sul mare, noi viviamo
sulla superficie della terra marrone, tutto intorno
stanno il mare e le nuvole. Noi siamo ‘l’uomo’.
Gli uomini vengono…

– Gmerfa uomo! Guerrvessi uomoco. Uomhelex?

– Gli uomini vengono in pace dal terzo pianeta
che noi chiamiamo ‘Terra’. Noi siamo terrestri.
Portate noi terrestri dal vostro capo.

– Terrest? Terrest? Bèrra. Bèrraposse.
Tucapo tan hanna. Senzharra tucapo.

– Io sono il tucapo. Tu vedi le mie mani,
non portiamo alcun vessi, noi veniamo in pace.
Le vie dell’universo sono tutte stroraterpe.

– Glosciate paces ma tutto berrahannate egrassie.
Tan venite al’mstroposse. Gmerfa tucapo!

– Gli atomi hanno pacelx nel nostro harrabeta.
Uombat bonavolle in tan hannahanna.

– Voi uomini vi conosciamo berravolens. Bèrra.
Noi conosciamo tucapi. Tornate ne casa veloce.

– Noi volle noberramo, ne grassie ne casa adesso!

– Fuocatene ora! Sì, verso terzo pianeta.
Tucapi andranno blu e bianchi e marrone
orahanna. Niente più da dire.

– Glex plo suspera?

– No. Dovete tornare sul vostro pianeta.
Andatevene in pace, prendete quel che avete acquisito
ma veloci.

– Stroraturba glex, glex…

– Certo, ma niente rimane uguale a se stesso,
non vi pare? Ricorderete Mercurio.

 

 

*

 

 

The First Men on Mercury fa parte della raccolta di Edwin Morgan From Glasgow to Saturn (Carcanet, 1973). Ho letto la traduzione di Marco Fazzini anni fa, ma non sono riuscita più a rintracciarla; colgo comunque l’occasione per ringraziarlo, anche per l’interpretazione del testo che egli dà in “Alterities from Outer Space: Edwin Morgan’s Science-Fiction Poems”, incluso nel volume da lui stesso curato Resisting Alterities (Rodopi 2004), che ho consultato per realizzare questa mia versione. Grazie soprattutto a Sauro Fabi, per il suo saggio “Interferenze: due viaggi interstellari di Edwin Morgan”, e per il suggerimento fondamentale sull’ultima battuta. Niente non cambia, né le lingue, né le culture sono date una volta per tutte, pure, immobili, e sempre le identità – non importa quanto vi siamo attaccati, quanto ci ostiniamo a tenerle blindate – si mescolano, ci trasformano… (rm)

 

 

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6 Commenti

  1. Sono felicemente sorpreso di apprendere che terrestri e mercuriani (mercuriesi?) hanno in comune, fin dall’inizio, il punto interrogativo.

  2. SF e poesia, per me che scrivo per ringraziare R.M. e per congratularmi vivamente, si sposarono quando avevo dieci anni, e mi padre mi regalò la mondadoriana antologia ‘Le meraviglie del possibile’, introdotta da Sergio Solmi e curata da F&L. Era una sfilza davvero entusiasmante di robustissimi racconti americani dell’età dell’oro, caudati con la ‘Biblioteca di Babele’ di Borges. Eccedenze del tempo della scrittura, che suonavano nervose e terribili, tutte, come uno standard suonato da un jazzista in ansia da prestazione. Vertigini a piene mani, anche troppe per un frugolo. E quella biblioteca finale, poi, che cosa era? Non era SF, e che ci faceva allora lì? Dopo anni il velo cadde. Era letteratura, poffarbacco. Ma tornando a Morgan: è grande, e Morresi si merita un applauso (eugenio lucrezi)

  3. grazie eugenio, io devo molto a un’adolescenza solitaria, una vasta biblioteca ben fornita di amazing stories e uno zio anarco-comunista che mi iniziò alla teoria del paleocontatto… la letteratura era veramente a un passo :)

    • Un passo: le cose decisive sono sempre a un passo. SF e letteratura. In SF il passo lo fai e la figura si configura. In letteratura il passo è indeciso; lo fai, e la figura svanisce (sennò non è letteratura) o almeno è tremolante. Figura indecisa, cosa decisiva, a un passo. (SF. Da piccoli, pare, abbiamo fatto sogni somiglianti)

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Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
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