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Né in cielo né in terra

Cop_Morelli_filo_LRPer i tipi di Exòrma, è uscito il nuovo romanzo di Paolo Morelli, “Né in cielo né in terra”. Ne pubblichiamo, di seguito, un estratto.

di Paolo Morelli

Dove sei stato tutto questo tempo, gli ho chiesto dopo un po’. Non so, le due parole antiche della sapienza, ha risposto, e si è piazzato davanti allo schermo del computer. È andata avanti così, non so per quanto. Ma cos’è che stai scrivendo?, gli ho chiesto io a un certo punto. Idem come sopra, ha risposto, le tre antiche parole della sapienza.
Ricomincia ogni volta da dove ha lasciato, con qualche speranza sempre più fioca e intorno il buio, aerato ma sempre buio. Ha ricominciato a bere, in credenza c’erano parecchie bottiglie di Rosolio del 1951, comprate con lo sconto. Facevamo un brindisi dietro l’altro.
Si vede che perduta la memoria pure si conservano le abitudini. Difatti ha ricominciato a fumare, una nazionale senza filtro dietro l’altra. 

La verità è che perdeva tempo in tutte le maniere. Si distraeva. Per esempio, è una cosa nuova rispetto a prima, gli piace spiare i vicini. L’unica finestra dà su un cortile del palazzo semidiroccato, e lui da lì segue attentamente gli avvenimenti, compresi i suoni e gli odori. Conosce le voci degli inquilini una per una, i rumori personali di chiavi e porte sbattute o accostate, distingue i profumi dei forni e dei sughi, anche se dal piano terra può vedere quel poco. Eppure potrebbe raccontare fatti e vicende a puntate.
A un certo punto si è sentita una discussione nel cortile, con molte grida e parolacce.
Proprio di fronte, ma al piano di sopra, c’è un apparta- mento con due finestre. Ci abita una donna sola, sempre in lite con sé stessa. Come gli omini di quelle vecchie casette del tempo, che uscivano a turno se si aspettava pioggia o c’era il sole, lei quasi tutte le notti, dopo mezzanotte, si affaccia tutta truccata da una finestra, poi scompare, e dall’altra riappare morigerata a inveire contro la sorella, quella puttana!, le dice, zoccolona!, e altri epiteti poco simpatici. Poi scompare e ricompare dall’altra parte, truccatissima e profumatissima alla verbena che la odoriamo anche noi da sotto, occhieggia e risponde beffarda alla sorella che non rompesse, se ne andasse in chiesa a dire il rosario, beghina e acquasanta che non è altro!! Lui le chiama Messa e Lina, anche se è una persona sola.
Dopo quasi un’ora di uscite alternate a un certo punto il litigio finisce. Prima una, poi l’altra finestra si chiudono e lui torna al lavoro.
Certo che è strano, ha detto appena dentro. Ci sono degli oggetti che scompaiono da un momento all’altro. Certe volte all’improvviso perdi una cosa e non la trovi nemmeno più, anche se ti disperi. Certe cose le cerchi e le trovi subito, però non ti dici: Lo vedi, a volte le cose si trovano con facilità, altre volte no, magari non si trovano nemmeno più. E allora cerchi dove l’hai messe comunque. Certe storie sembrano uscire da un treno abbandonato da anni sui bi- nari. O da un bosco.A volte i ricordi si nascondono come i gatti, altre sbucano fuori all’improvviso, ma diversi, mascherati come da spettri. Certe volte i fatti si allineano come un plotone, circondano, sono lì per uccidere…
Non esageriamo, ho risposto io. E poi, ho pensato ma non l’ho detto, non era lui che diceva che il tempo in cui non trovi le cose è il più fecondo per trovarne delle altre? Bevi, ho insistito.

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