Gli spazi del sonno – Robert Desnos

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di Ornella Tajani

Les espaces du sommeil, così come gli altri tre componimenti di Robert Desnos già tradotti qui, è tratto dall’antologia Corps et biens, pubblicata nel 1930 (oggi Gallimard, 1968). A questa traduzione ho avuto occasione di lavorare anche nel mese di marzo 2016, durante il primo ViceVersa italiano-francese, un laboratorio bilingue per traduttori editoriali promosso dalla Casa dei Traduttori di Looren, che è parte del più ampio programma del Laboratorio italiano.

Gli spazi del sonno

Nella notte ci sono naturalmente le sette meraviglie del mondo e il grandioso e il tragico e l’incanto.
Le foreste si scontrano confusamente con creature leggendarie nascoste tra le fronde.
Ci sei tu.
Nella notte c’è il passo del viandante, quello dell’assassino e quello della ronda, la luce del lampione e la lanterna dello straccivendolo.
Ci sei tu.
Nella notte passano i treni e le navi e il miraggio dei paesi dove è giorno. Gli ultimi afflati del crepuscolo e i primi brividi dell’alba.
Ci sei tu.
Un pianoforte, uno scoppio di voce.
Una porta sbatte. Un pendolo.
E non soltanto gli esseri e le cose e i rumori materiali.
Ma ancora io a inseguirmi o superarmi senza posa.
Ci sei tu l’immolata, che io aspetto.
A volte insolite figure nascono nell’attimo del sonno e poi svaniscono.
Quando io chiudo gli occhi, fosforescenti fioriture appaiono e appassiscono e rinascono come carnosi fuochi d’artificio.
Paesi sconosciuti che attraverso accompagnato da creature.
Ci sei tu forse, spia bella e discreta.
E l’anima palpabile della distesa.
E i profumi del cielo e delle stelle e il canto del gallo di due millenni fa e il grido del pavone dentro parchi in fiamme e i baci.
Mani si stringono sinistre in una luce livida e ruote stridono su strade pietrificanti.
Ci sei tu forse che io non conosco, che conosco invece.
Ma che, presente nei miei sogni, s’ostina a farsi indovinare e non si svela.
Tu resti inafferrabile nella realtà e nel sogno.
Tu mi appartieni per mia volontà di possederti dentro l’illusione ma solo accosti il viso tuo al mio con i miei occhi chiusi al sogno e alla realtà.
Tu a dispetto di una facile retorica in cui l’onda s’infrange sulla riva, la cornacchia vola sulle fabbriche in rovina, il legno scricchiola e marcisce sotto il sole a picco.
Tu sei alla base dei miei sogni e scuoti la mia mente colma di metamorfosi e mi lasci il tuo guanto quando ti bacio la mano.
Nella notte ci sono le stelle e il movimento tenebroso del mare, dei fiumi, le foreste, le città, le piante e dei polmoni di milioni di creature.
Nella notte ci sono le meraviglie del mondo.
Nella notte non ci sono angeli custodi ma c’è il sonno.
Nella notte ci sei tu.
Nel giorno anche.

Il testo in francese è reperibile in rete. Ne propongo qui una lettura di Marc Sayous, che può essere ascoltata sulle musiche dell’Ensemble European Music Project ispirate allo stesso componimento, cliccando contemporaneamente sul player audio e sul video.
 

Les Espaces Du Sommeil
Ensemble European Music Project


 

 

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3 Commenti

  1. Pare che Robert Desnos avesse questa poesia addosso nei mesi che precedettero la sua fine. Pare fosse per la moglie…Dietro Notre Dame vi e’ un piccolo mausoleo dedicato all’Olocausto. Lo visitammo con mio figlio Vieri di 6 anni, malato di leucemia, e quando mi chiese che c’era scritto non feci a tempo a leggere sopraffatto dalla commozione….Fu nella primavera del 1975 quando lui non c’era piu’ che ritrovavo a poco la memoria di quel nostro andare perduto…..feci appena in tempo a ricopiare e poi a tradurre cosi´come lo sentivo…..

    Ho cosi´sognato di te
    cosi’ camminato cosi´parlato di te
    che non mi resta piu’ niente di te
    non mi resta che essere l’ombra tra le ombre
    qualcuno cento volte piu’ ombra delle ombre
    l´ombra che verra´e riverra’ nella tua vita piena di sole…

      • Il tuo rimando ovvero quella poesia simile ma non troppo (la sconosciuta..) la conoscevo…Ma quello che ricopiai in quello straziante piccolo monumento alla deportazione, quei versi di Desnos li ho ritrovati or ora in internet dunque esistono a se stanti oltreche’ nella mia memoria e nel mausoleo parigino alle spalle di Notre Dame. Mi sembro’ allora quando ritornai su quei passi perduti e ricopiai prima di essere offuscato dalle lacrime che appunto il piccolo Vieri mi volesse dire…da dove si trovava….E tale l’ho conservata sempre nel cuore. E non sono forse mere questioni filologiche. Nel muro bianco di fondo con le scritte dei deportati, malamente illuminate da vari lumini al suolo in alto sulla destra di sono i versi di Desnos….. for ever. Grazie a te per la sensibilita’di rispondermi.

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Ornella Tajani insegna Lingua e traduzione francese all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di studi di traduzione e di letteratura francese del XX secolo. È autrice del saggio Tradurre il pastiche (Mucchi, 2018). Ha tradotto e curato: Il battello ebbro (Mucchi, 2019); L'aquila a due teste di Jean Cocteau (Marchese 2011 - premio di traduzione Monselice "Leone Traverso" 2012); Tiresia di Marcel Jouhandeau (Marchese 2013). Ha inoltre tradotto le Opere di Rimbaud (Marsilio, 2019). Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
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