I giorni della vampa  – Gioacchino Lonobile

22 dicembre 2016
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Anteprima del romanzo d’esordio di Gioacchino Lonobile 

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Era l’ora di pranzo, al mercato rimanevano in pochi a comprare le ultime cose, mentre le panche delle taverne davano posto ai soliti fedeli. L’uomo reggeva una valigia di cartone e un blocchetto di biglietti numerati.

– Te lo devi prendere un biglietto Cardè? – chiese.

– ’nzut – fu la risposta di Gaspare.

Dietro il tizio con la valigia un altro spingeva una carrozzina per bambini, sulla quale era stato montato un piano di legno con sopra due cassette di pesce assortito.

– Fresco è? – chiese lo zio Tano, che era seduto a fianco a Gaspare.

– Pescato questa mattina – assicurò.

– Quant’è un biglietto?

– Sempre un euro – rispose l’altro.

Lo zio Tano incastonò la sigaretta tra le labbra, alzò un sopracciglio e rimase dubbioso a fumare.

– Allora, quanti ne vuole? – chiese il riffatore.

L’anziano stacco la sigaretta dalla bocca.

– Niente, grazie. A posto così.

L’uomo fece una smorfia e andò via.

– Gli ultimi quattro e me ne vado, me ne vado! – gridava.

L’altro socio lo seguì spingendo avanti la carrozzina con il pesce.

– Numero… ho detto numero!

Lo zio Tano e Gaspare li guardarono allontanarsi fino al centro della piazza di Ballarò.

– Novemila euro al mese si tirano così.

Gaspare non capì a cosa si riferisse lo zio Tano.

– Il pizzo travestito da lotteria.

– Numero… ho detto numero!

– Un euro, due euro che fa non glieli dai. Certo che glieli dai, almeno stai tranquillo. Due euro

al giorno che cosa sono? Niente. Rischi pure di vincere il pesce, perché attenzione, l’estrazione

regolare è, e la botta di culo ti può capitare.

– Numero… ho detto numero! – urlava la solita voce.

– Tiralo buono se no abbuschi – fece eco il carnezziere che stava all’angolo opposto della piazza.

– Ma la questione è un’altra – riprese lo zio Tano – un euro, due euro non è vero che non sono niente, se è tutti i giorni, e li debbono dare tutti. Non c’è scelta. Cardè i picciuli s’accucchianu.

– Numero… numero… ottocentoventi! Ottocentoventi! Otto, due, zero.

– Una tassa piccola, ma costante. C’era un amico che una volta mi ha detto che bisogna vedere la realtà con gli occhi della matematica. Mimmo si chiamava, Mimmo l’eroe, o le roi come piaceva a lui. Aveva il naso grosso, i baffi e portava la bombetta. Nessuno sapeva che facesse per

vivere. Diceva di essere l’inventore del ventaglio per uomo, e che campava con i soldi del brevetto. Un giorno eravamo seduti qua, come tu e io adesso, ma cinquant’anni fa.

– Numero… numero… ottocentoventi! Ottocentoventi! Otto, due, zero.

– Mimmo a un certo punto mi fa: «se cercassimo di vedere il mondo con gli occhi della matematica, questo sarebbe un posto migliore».

– Numero… numero… ottocentoventi! Ottocentoventi! Otto, due, zero. Lu pigghiò Saro, ’u paninaro, ’u figghio da za’ Rosa.

– Sono riusciti ad ottenere il controllo capillare del territorio, perché le riffe sono solo le briciole, tutto in mano a loro è. Danno i numeri, ma sempre fisica rimane, per questo non viviamo in un posto migliore.

Il riffatore adesso andava in giro per il mercato in motorino con dietro Saro ’u paninaro, e ad

alta voce dava l’annuncio ai vari banchi.

– Lu pigghiò Saro, ’u paninaro, ’u figghio da za’ Rosa.

I partecipanti alla lotteria che non avevano vinto, al loro passaggio, alzavano gli occhi dal lavoro che stavano compiendo e con una mano salutavano o facevano battute al vincitore, o ancora si lamentavano di non vincere mai. Ma tutti sapevano che l’indomani un euro o due dovevano comunque versarli.

– Un giorno senza salutare nessuno Mimmo l’eroe partì, sparito – disse lo zio Tano gettando lontano la cicca – chissà che fine ha fatto – si chiese. – E poi, guardare il mondo con gli occhi della matematica, che minchia voleva dire?

Gaspare sorrise e alzò le spalle. La festa per il vincitore della riffa si era ormai conclusa, coperta dall’abbannìate dei mercatari. Da lì a mezz’ora Gaspare sarebbe stato a Brancaccio, per iniziare il suo turno al presidio.

 

 


 

Gioacchino Lonobile è nato Toulon nel 1979. Ha pubblicato “Espadrillas gialle” per 18:30 edizioni e altri racconti per TerraNullius, Atti Impuri, Prospektiva e Nazione Indiana.

“I giorni della vampa” edito da Il Palindromo è il suo primo romanzo.

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