Storia

30 novembre 2017
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Questa poesia nasce da un racconto molto personale sull’eccidio di Santomoro, avvenuto il 22 giugno 1944. I fatti sono riportati in varie pubblicazioni locali, ultima in ordine di tempo: C’era una volta un torrente che scorreva lungo un piccolo paese, nato su una strada che portava alla Badia… a cura di Laura Bassareo per il Centro Sociale di Santomoro, stampato in proprio nel 2017. Serrantona è la località dove si trova il cippo dedicato alle vittime. Un altro cippo, dedicato a tutti i caduti del paese nelle due guerre, si trova sotto la chiesa di Santomoro. “Non vi è nulla di nuovo sotto il sole” (Ecclesiaste, 1:9). La mia scelta di pubblicare qui questa poesia ha un valore di testimonianza, certo, ma è anche un atto di gratitudine, per tutto quanto questo piccolo paese in cui sono tornata a vivere mi continua a insegnare, anche in tempi cupi, come quelli che viviamo (ndf).

di Francesca Matteoni

Tra una donna di ottant’anni e una bambina
che ancora non va a scuola
passa una vita oppure un corpo
che diviene e si infittisce
ma anche l’altro che stranisce
nella fossa privata della storia
o nel cipresso chiuso
della Serrantona.

Non vi è nulla di nuovo sotto il sole
in un posto minuscolo si scuce
la rete del cielo, si scompare
si ripongono i resti sotto un fiore.

Vennero all’inizio dell’estate
ne presero cinque
per il soldato che si ferì da solo
e non lo voleva confessare.
Io non so come sia morire
per il calcio del fucile
la bocca sulla terra e scava
respira tutto

com’è forte ridere, esserci, tremare
non strappare più l’erba per gioco –
il prato a testa in giù dove si è liberi
per poco, sprofondati
tra gli animali minimi del suolo.

Uno era anche il tuo babbo e mi hai detto
che non sai più che viso avesse
una voce che viene e non si vede chi parla
una bambina che corre e non urla
sotto il cancello del cimitero.

Ci stanno cinque scale coi pioli
Ci stanno cinque morti senza chiodi
legati dai paesani con stupore
per non farli cadere sul selciato
legati con pietà o con dolore
legati con il sangue alle colline
come si lega il male alle memorie.

Non resistono giorni abbastanza
per tradire il passato
io non so come sia dopo aver ascoltato
perché poi bisogna crescere, andare
dimenticare

eppure sta questa nostra amicizia
tra il torrente gentile della Bure
e l’umano non trascorso
come un tempo presente, tutto intero.
Dove nasce un paese, dove finisce
dove vanno le cose che sappiamo
dove t’incontro, dove si accampa il vero?
Dove sono coloro che amiamo?
E io dov’ero?

Perché mente chi dice che non c’ero.
Si ricompone in sogno la bambina
quello che è fratturato si fa saldo
sentire che ogni giorno ricomincia
l’impresa disumana di tenere
le briglie troppo corte dell’amore
e più le tiro più ci fanno stretti
ci allacciano dispersi in un racconto
dove ora abbasso gli occhi per capire
costringo questo soffio di futuro –
dove eravamo tutti, ma tu eri una soltanto

anch’io provavo a vivere lì accanto.

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