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Viola Amarelli – Il cadavere felice

di Viola Amarelli

(è uscito per i tipi di Sartoria Utopia “Il cadavere felice” di Viola Amarelli, di cui riportiamo alcuni estratti)

da narrazioni

– di cosa parlano?
– al dunque, niente
sorda sirena

I.
da qualche parte, in qualche tempo, qualcuno

II.
il conto, infinitesimale, del
macellaio

III.
ammutola per scanto, stanchezza
delle labbra, fatica delle sillabe

IV.
da qualche parte qualcuna scuote le anche
lì vuoto chaos
la nascita del mondo

V.
aironi, fenicotteri, libellule
ma le poiane pure hanno il loro ruolo
scarnificano, pulendo all’ossoessenza
quello che resta, quel che m’interessa.

VI.
dite qualcosa, io vi dirò altro

VII.
e molti, molti addii, alle prossime volte
da cronache

I.
aveva pensato di avere
una vita diversa, una vita migliore
fuori di gabbia, lui e i canarini

II.
cerca un buco, una tana
per barricarsi, darsi al formaggio
ma senza veleno per topi

III.
dalle stelle alle stalle
e nessuno che porti la biada

***
l’imbecillità dilagante
niuna nova
lo starsene da soli
la risposta
il silenzio lungo il bordo
il frattale, della costa
il colore sbiadito delle ossa

da dèmoni

vi vedo dietro il vetro,
non vi tocco, un lucido delirio
l’urlo muto, pesci:
chi è il morto
morto morto morto

fare il morto sull’acqua
vivo
passa il sale

sale le scale avvolge il suono
emette e squaglia
gioia
per poco

siate siate gioiosi
l’intento tenace

non s’ulcera più
lo sbrego, diruto
l’io spiritato,
arso, scomparso

il truciolo sbriciola
novo, un tarlo suicida per fame
la vittima in progress
(il prezzo, alto/basso)

Spett.li
Come già
Nel rimarcare
Non si ha modo
Riscontro
Saluti saluti saluti
Molto vi piango

per gli affollati dèmoni che siamo
amplifica: miriadi di voci

***

uno sciame di mediocrità
ronzanti sulla polpa – quel che resta –
sull’osso, ma
il cadavere – dicono – felice

da φαντασματα

VI.
la canna di bambù piegata
tel quel, identica
la curva e la postura,
l’indistinto fruscio della palude.

da cerchi
potresti scrivere una poesia semplice?

certo, una parola sola
affetto

e un dono: mangiare insieme pane e pomodoro

salto, lieve, di festa come la tua vita
nel balenio di coda, corsa che

danza

***
me ne
vado (a vanto) del

te ne avvantaggi, varco, antro,
quando, in due, troppi
il cappio e il ceppo
dei vari modi del saggio
costeggiando, morte dell’amoroso
vento
ostaggio

l’agio, il solitario

***
“ho perso, ho perso, ho perso”
ma non ricorda più cosa
da vincere ci fosse”

—————–
Venerdì 1 dicembre alle ore 18,30 il libro verrà presentato a Milano, all’Officina Coviello, via A. Tadino, 20 con la partecipazione di Viola Amarelli ed Enrico De Lea

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1 commento

  1. poesia realistica, se la realtà è oltranza dell’apparire, che è manifesto nella sua natura di confine, sembiante atteggiato a funzioni di ingaggio e di vanto. Nel reale la funzione arretra alla natura di motore e di macchina che le è propria. l’apparire annota: funzionario diligente o negligente, a seconda dei casi. il reale non dice e non mostra; esiste, mastica tempo, si avvia senza perder tempo perché è il tempo che lo fabbrica e gli dà fretta. viola amarelli è poeta realista, ride e non perde tempo.

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