Conchiglia con politica (a Carlo Ginzburg)

di Giovanna Frene

Museo d’Arti Applicate “ICTY”, L’Aia

che la storia non è un fatto, è invece un permesso,
a volte casuale:
attorno alla tazza madreperlacea si snoda un bassorilievo scolpito e inciso nella primavera del 1946 a Norimberga dal fattorino del Pubblico Ministero, tale Slobodan, durante i tempi morti, tra una consegna e l’altra, una fascia a narrazione continua come in un rocco della colonna di Traiano, un fregio in parte traforato in parte inciso sull’esterno di un ‘Nautilus pompilius’ incastrato a bocca all’insù tra un ampio piedistallo e una statuetta sormontante prensile, entrambi in argento dorato, cosicché la coppa, montatura e conchiglia, raggiunge la considerevole altezza di 48,5 cm. e una larghezza massima di 19 cm., e da solo il piedistallo bifronte è alto almeno metà dell’insieme

che fu realizzata così l’inversione, il crimine
di soppressione precedente al genocidio

che mai nella storia uno Stato è scomparso
per pura coincidenza

che è scivolato di lato il compromesso
della civiltà

circa a metà del fregio madreperlaceo un uomo con la testa di cane si sporge da uno scranno, mentre sulla destra tre figure in parte abrase si concentrano nella lettura di un documento, chi ad ascoltare distratto, chi si aggiusta le cuffie dicendo all’interprete di dire all’imputato di parlare più lentamente

e dire che non solo uno Stato è stato distrutto,
ma anche il Gioco dell’Oca, pedine e predatori,

che i giocatori multi-laterali, multi-centrali,
multi-internazionali

hanno calpestato suolo, sangue
e diritto

sul rovescio della base del piedistallo è stata scoperta l’incisione del nome dell’artista orafo autore del supporto argenteo, tale Markovic, croato, che ebbe la tazza intarsiata in dono dallo zio Slobodan – serbo, alla fine del processo di Norimberga, quando tornò in Patria -, e ne disegnò e realizzò il supporto nei tempi morti tra un massacro e l’altro, che

Fratello e Uno è il gruppo dei soldatini
di stagno,

che, meglio, si sganciò da cinque a sei volte più
veleno che a Hiroshima,

che sradicherà dopo cento anni la pianta e la sua
pestilenza

pesta il piede con ira una delle due statuette a tutto tondo del piedistallo, quella dell’uomo barbuto, mentre inforca una lancia sormontata da un bucranio che spaventa la donna sulla destra, la quale si ritrae alle sue spalle, inorridita, infine

che era ovvio che non era negli interessi degli Striati
che ci fosse pace nel cortile,
come la fiaccola pendente dalla mano del vertice
che attanaglia il processo, spelling I-C-D-S-M.

 

*

 

 

Oggetto: larva acquatica I

d’aprés Hubert Duprat

a una scala più grande i Nostri diventano i Vostri
a una scala più piccola i Vostri diventano i Loro:
Lei può immaginare che cosa provai in quel momento. (…) Quando aprimmo l’uscita di emergenza n. 38 il calore che ne uscì fu così intenso che non potemmo scendere
: nessuna scala che porti dentro al serbatoio
dal serbatoio nessuna scala che porti fuori:
come cotti, evaporati, astucci perlati custoditi in acqua
attorno a tricotteri carbonizzati, a immagine e somiglianza
divina,
con pagliuzze auree

(‘Museo di Arti Applicate’ di Dresda, Sala 45, teca 13/2a)

 

 

*

 

 

Oggetto: larva acquatica II

d’aprés Hubert Duprat

Negli ecosistemi delle acque dolci, specialmente nei corpi d’acqua superficiali dell’areale paleartico, i Tricotteri (Trichoptera Kirby 1813) sono uno degli Ordini più importanti degli Insetti acquatici in quanto componenti di catene trofiche complesse e per il fatto che la loro biologia interagisce con interi comparti di organismi fluviali
con interi comparti che non sapevano nuotare o nuotavano
male, con interi spiedini infilati ordinati dalla sera prima, chi
ancora ardente, nel gonfiore di larve esse stesse metalliche,
meglio a quel punto immergere al più presto la custodia
in acqua e guardare la città che brucia di fronte,
inanellando attorno a sé nuove pietre
preziose più della vita
– pagliuzze ossee

(‘Museo di Arti Applicate’ di Dresda, Sala 45, teca 13/2b)

 

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