Scherzi dell’allunaggio

di Giorgio Mascitelli

questo racconto è apparso sul numero 69, anno 2019, della rivista Sud dedicato all’anniversario dello sbarco sulla Luna,g.m.)

 

Faceva caldo, sì faceva troppo caldo in quel maledetto luglio del 2019 nelle nostre periferie di cemento, nelle giungle d’asfalto che ci ostiniamo a chiamare città come se esse fossero costruite per noi e non noi per loro. Faceva troppo caldo anche per Tristano Corzé, un settantenne che tutto sommato si teneva bene, in situazione pensionistica non brillante ma accettabile, purtroppo però dotato d’un cuore canaglia incline alla nostalgia & sentimentalismo tant’è vero che sua madre, sapendo che lui era così, proprio Tristano l’aveva chiamato, respingendo le insistenze del prete che lo voleva battezzare con un nome più cristiano ( come se Tristano non fosse un nome cristianissimo!). Tutto ciò per amor di cronaca ovviamente. Quanto al resto, resta il fatto che questo maledetto Calore, al pari della Grande Eguagliatrice, è democratico e non distingue tra malinconici ed entusiasti, grandi e piccini, ricchi e poveri, femmine e maschi e quando deve colpire, colpisce. E in quel Luglio colpiva con dovizia feroce, forse a causa dell’effetto serra o della normale canicola, non so, e allora Tristano Corzé prese a passare una parte del pomeriggio nel supermercato vicino a casa: indossava la sua sciarpettina di seta, caro souvenir di giorni più fulgidi, per ripararsi dagli eccessi della climatizzazione, metteva uno yogurt allo zabaglione nel carrello e poi, fingendo di cercare tra gli scaffali altri prodotti, dava qualche quarto d’ora di refrigerio a una vita accaldata non solo per motivi atmosferici. Ma la Direzione dell’esercizio non approvava questo passatempo rinfrescante, soprattutto a fronte di una spesa così contenuta, e glielo comunicò nella maniera più ferma possibile ( poveri cocchi quelli della Direzione non sapevano quanto avrebbero rimpianto tutti i Tristani di questo mondo allorché Big Data si fosse decisa a introdurre un serio sistema di vendite on line dei prodotti da supermercato!).

Fu così che Tristano si vide costretto a scoprire  altri luoghi pubblicamente frequentabili nel quartiere dotati di aria condizionata, tra i quali spiccava l’ufficio postale. Proprio nello stesso periodo l’ufficio numismatico della zecca di stato dette licenza a Poste Italiane di mettere in vendita presso le proprie filiali una dannatamente intrigante collezione di cinque monete commemorative in lega d’argento del cinquantesimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna su disegni dell’artista Pippo Garoci al prezzo di euri 25,40 ( venticinque e quaranta) per i titolari di un conto Bancoposta e di euri 40,80 ( quaranta e ottanta) per la clientela ordinaria. La raccolta, naturalmente intitolata ‘Le facce nascoste di un grande balzo per l’umanità’, rappresentava in ciascuna delle monete una fase cruciale della spedizione.

Il piano di Tristano Corzé, quanto all’ufficio postale, consisteva nel sedersi e leggere, poi fingere di essersi dimenticato di prendere il biglietto con il numero di chiamata  e infine per guadagnare tempo, soprattutto nell’ipotesi che non vi fosse molta fila, porre una domanda subdolamente sbagliata, per esempio il cap di Lublino in Irlanda, in modo che il personale perdesse del tempo nelle more di dare una risposta corretta a una domanda che non la prevedeva.

Questo in breve il piano, anche ingegnoso, vanificato dall’imprevisto. Ora, tutto quel che c’è da sapere su questi dannatissimi imprevisti è che ce ne sono due grandi tipi, quelli relativi alle contingenze della realtà e quelli alle contingenze del cuore. E i secondi, per quanto di minore apparenza,  non sono meno perniciosi dei primi.

Quando Tristano Corzé entrò nell’ufficio postale e l’occhio gli cadde sulla teca che esponeva la collezione celebrativa, un sospiro fuoriuscì dalle sue labbra. Altri allunaggi di quel luglio del 1969 gli erano tornati alla memoria: una cinquecento che correva su una litoranea a un appuntamento o meglio a un approdo, Evelina dalle bianche mani che lo aspettava alla gelateria, il loro disco che suonava, un avvenire prodigo di promesse: un piccolo passo per un uomo sulla Luna era il giusto corollario del grande passo di Tristano nel cuore di Evelina. E poi se l’uomo era stato capace di arrivare sulla Luna, anche gli altri problemi pian piano sarebbero stati risolti. L’amore di Evelina e il progresso dell’umanità  andavano a braccetto.

Intanto Tristano Corzé continuava a fissare la teca e fatalmente dopo un po’ altri occhi fissavano lui. Si sa che la vita spesso va altrimenti dai desiderata della giovinezza, si sa che ciò è fottutamente vero. Anche se non è che ci si possa soffermare a descrivere minutamente gli inconvenienti di ogni cristiano che sta su questa terra, va precisato che a Tristano Corzé luccicavano un po’ gli occhi nel  fissare come uno stoccafisso le medagliette nella vetrinetta. Da quanti anni non pensava ad Evelina: che nostalgia canaglia, che graziosa luna, che fottutissimo ricordo disseppellito inconsultamente da una normale iniziativa commemorativa della zecca di stato. La sua discesa sulla Luna, il suo piccolo grande balzo era stato la scoperta con l’amore di Evelina dell’esistenza di un futuro ( radioso? Abbastanza) e invece poi… poi c’era stato un Poi. Logicamente non poteva ascoltare in quello stato le domande e i richiami vieppiù incalzanti del personale.

Fu giocoforza, dato il suo persistente e inspiegato mutismo, restituirlo all’ardente strada da cui era giunto lasciandolo esposto al vento di malinconia, quantunque non spirasse nemmeno il più piccolo alito di vento fisico. Se anche i progressi con Evelina dalla bianche mani non ci furono in quella maledetta storia del Luglio ’69, è d’altra parte innegabile che i progressi per l’umanità dopo il primo allunaggio sono stati patenti e numerosi; e tra questi merita di essere segnalato Big Data. E allora se consultassimo Big Data alla voce Corzè Tristano, scopriremmo che nei giorni di Luglio del 1969 egli prestava servizio militare di leva presso la caserma XXIV maggio di Sacile e in particolare nel giorno in cui il comandante della missione Apollo 11 toccò il suolo lunare egli si trovava addetto a un picchetto armato ordinario presso la predetta installazione militare. E’ probabile che le rimembranze relative ad Evelina fossero relative all’estate di uno o due anni dopo. Ma questo naturalmente non cambiò nulla nella malinconia di Tristano e neanche nell’afa di quel maledettissimo luglio.

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