MUSICA PER GIORNI DISPARI #01 Steve Reich “WTC 9/11” [2010]

[ sono giorni “pari” quelli di rara e precaria armonia e luminosità – fra la bufera dei “dispari” – densi di nubi e ombre e altrettanto necessarie disarmonie – e l’uno e l’altro – per esser percepiti in un modo o nell’altro – hanno da scorrersi accanto – sempre giustapposti e ciascuno ha la sua musica per turbare o rasserenare ]

 

di ⇨ Steve Reich
 

Note del compositore

Nel 2009 il ⇨ Kronos Quartet mi ha chiesto un brano con voci preregistrate. La mia prima idea era di allungare le vocali o le consonanti finali di chi parla. Stop Action sound. Impossibile nel 1973 quando ci pensai per la prima volta. Possibile nel 2001 quando iniziai ⇨ ‘Dolly’. In questo pezzo doveva essere, ed è, il mezzo per connettere una persona a un’altra, in modo armonico.

Non avevo idea di chi stesse parlando. In nessun modo. Dopo diversi mesi ho finalmente capito l’ovvio. Per 25 anni abbiamo vissuto a quattro isolati dal World Trade Center. L’11 settembre eravamo nel Vermont, ma nostro figlio, con nipote e nuora erano nel nostro appartamento. La connessione telefonica con loro è rimasta aperta per 6 ore, fin quando i vicini della porta accanto riuscirono finalmente a partire in macchina verso nord fuori dalla città con la loro famiglia e la nostra. Per noi l’11 settembre non è stato un evento mediatico.

Nel gennaio 2010, diversi mesi dopo che Kronos mi aveva chiesto il pezzo, mi sono reso conto che le voci preregistrate sarebbero state quelle dell’11 settembre. Nello specifico prese da fonti di Pubblico Dominio: ⇨ NORAD, ⇨ FDNY, e poi da interviste ad amici e vicini che vivevano o lavoravano a Lower Manhattan.

WTC è anche l’abbreviazione di World to Come, come ha sottolineato il mio amico, il compositore David Lang. Dopo l’11 settembre i corpi e le parti dei corpi sono stati portati nell’Ufficio del Medico Legale nell’East Side di Manhattan. Nella tradizione ebraica c’è l’obbligo di vegliare il corpo dal momento della morte fino alla sepoltura. La pratica, chiamata Shmira1, consiste nel sedersi vicino al corpo e recitare salmi o brani biblici. Le radici della pratica sono, da un lato, proteggere il corpo da animali o insetti e, dall’altro, tenere compagnia alla neshama (anima) mentre si libra dal corpo fino alla sepoltura. A causa delle difficoltà nell’identificazione del DNA, tutto questo è andato avanti per sette mesi, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel terzo movimento si odono due delle donne che hanno vegliato e recitato i Salmi. Si possono ascoltare anche un violoncellista (che ha celebrato lo Shmira altrove) e un cantore di un’importante sinagoga di New York cantare parti dei Salmi e della Torah.

Il WTC 9/11 è in tre movimenti (sebbene il tempo rimanga invariato per tutto il pezzo):

1. 9/11
2. 2010
3. WTC

Il pezzo inizia e finisce con il primo violino che raddoppia il forte segnale acustico di avviso (in realtà un FA) emesso dal telefono quando viene lasciato sganciato. Nel primo movimento ci sono voci d’archivio dei controllori del traffico aereo del NORAD, allarmati dal fatto che il VOLO 11 americano fosse fuori rotta. Questo è stato il primo aereo a schiantarsi deliberatamente contro il World Trade Center. Il movimento si sposta quindi negli archivi di quel giorno dei Vigili del Fuoco di New York, che raccontano cosa è successe a terra.

Il secondo movimento utilizza le registrazioni di residenti del quartiere che ho fatto nel 2010, un ufficiale dei Vigili del Fuoco e il primo autista di ambulanza (dei volontari di Hatzalah) ad arrivare sulla scena, che ricordano cosa successe nove anni prima.

Il terzo e ultimo movimento utilizza le voci di un residente del quartiere, due volontari che si sono alternati seduti vicino ai corpi e il violoncellista/cantante e cantore sopra menzionato.

Durante tutto il WTC 9/11 gli archi raddoppiano e armonizzano le melodie del discorso e le vocali o le consonanti prolungate delle voci registrate. Si ascolteranno un totale di tre quartetti d’archi, uno dal vivo e due preregistrati. Il brano può essere eseguito anche da tre quartetti dal vivo e voci preregistrate.

Il WTC 9/11 dura solo 15 minuti e mezzo. Durante la composizione ho spesso cercato di allungarla e ogni volta ho avuto l’impressione che estenderne la lunghezza ne riducesse l’impatto. Il pezzo voleva essere conciso.

“WTC 9/11” [2010]
Prima mondiale
19/03/2011
Duke University, Durham, Carolina del Nord
Quartetto Kronos

  1. “Prolungare una veglia ebraica per i morti dell’11 settembre”, New York Times, 6 novembre 2001 []

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

articoli correlati

DAVID FOSTER WALLACE legge “Una storia ridotta all’osso della vita postindustriale” [1999]

Quando vennero presentati, lui fece una battuta, sperando di piacere. Lei rise a crepapelle, sperando di piacere. Poi se ne tornarono a casa in macchina, ognuno per conto suo, lo sguardo fisso davanti a sé, la stessa identica smorfia sul viso.

DANIELE DEL GIUDICE “levare a ogni frase la terra sotto i piedi“

"Le storie, i sentimenti, i personaggi, la descrizione: riuscire a renderli totale provvisorietà; levare a ogni frase la terra sotto i piedi, levarle il fondamento, col gesto stesso con cui ci sforziamo di affidarla a una stabilità."

MUSICA PER GIORNI PARI #01 Gregorio Allegri “Miserere”

di Orsola Puecher
E' Mercoledì 11 Aprile 1770: Johann Georg Leopold Mozart e suo figlio, il quattordicenne Wolfgang Amadeus, esibito fin da bambino nelle le corti d’Europa in sfiancanti tournée musicali, arrivano a Roma.

cinéDIMANCHE #24 KEN RUSSELL Amelia and the Angel [1957]

di Orsola Puecher
... l'organetto a manovella che gira il suo disco di metallo traforato insieme al cerchio delle bambine, figurine danzanti di un carillon, ci fa subito capire che stiamo entrando in una dimensione delicata e parallela.

25 aprile 2021 Canteremo ancora… [tracce di un’altra vita]

La piccola targa di ottone è ancora là, incastonata nel marciapiede, lo è stata nel silenzio e nella solitudine delle strade deserte e del lockdown. Testimonia lo stesso e rende onore a chi tomba e sepoltura non ha potuto avere.

Cucina campagnola dell’Azerbaigian

Come un video trovato per caso possa aprire un mondo, dove si cucina all'aperto, anche se fuori nevica, fra cagnolini, galline e galli baldanzosi, pecore, fiori e steccati degni di un quadro di Chagall.
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.