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Giorgio Ghiotti, “Biglietti prima di andare”

E’ uscita presso l’editore  Ensemble una raccolta di poesie di Giorgio Ghiotti, ne pubblichiamo una piccola scelta:

Gli anni

Vorrei dire della pura gioia che mi prende nel sapere una luce abitata, lucernario
o abbaino, sottotetto che indovino
e quantifico in immagini un tempo amate –

il taglio della mimosa dentro un cartoccio dipinto, il passaggio della stella incendiaria
sopra il nero estivo del mare, persiane spalancate – ma chi le chiama più persiane oggi
col nome ventoso di quel vago oriente –
i benzinai mangiati dalle erbacce come certi
corpi dalla vita – fosse semplice dire vita,
corpi, e avere intera l’esistenza sulle labbra resistendo agli anni nostri, prossimi, lontani.

Anni! li chiamo da una sera acquitrinosa, Io vi dispongo nudi immemori stanziali a concimare di favole il mio tramonto.

Mia realtà scomparsa, io nuoto in te come una pianta antica col mio corpo ingannato d’anni ti risalgo
spinto da un bisogno che mi ingigantisce.

 

 

 

Cartolina

È un vasto rimpianto
a spingere il viaggio più in là:
da un lato Parigi, di qua
s’inazzurra d’accanto la costa
in una colata di rocce e spiagge ventose. Cucinerò qualcosa per pranzo
mentre guardo l’oceano e ti penso.
È il primo cielo d’aprile,
incerto come una sposa.
L’Atlantico cela specchiante i tuoi occhi (ed è mareggiata, come quando sorprendendoti irosa
intendevo guai in vista
in un sottofondo di quiete),
quel largo respiro che
mi spaventa
e mi mette una sete del mondo.

 

 

 

 

 

Proposito

E sia stavolta con forza di preghiera:
mai più aspettare che tornino le notti
a bordo fiume, sbronzi pronti a credere qualunque sua parola, la rabbia vera
che riaccendeva il sangue, che scendeva
da nome a nome e tutti i nomi in uno.
Tutti li ho amati, e non ne ho amato alcuno.

 

Indizi terrestri

È la scuola della gioia, la scuola del pianto.
Non lo sapevo io – non ero pronto – eppure
a camminare si cammina, perdendosi per casa, lasciando in giro tracce – un posacenere,
un libro aperto a pagina * – indizi terrestri.
La panca la ricordo al centro del giardino
ma la città qual era? E avevo voglia di piangere leggendo il giornale, innocuo passatempo
al piombo. La storia mi ha raggiunto anche là,
tra la cronaca, l’economia, lo sport…
C’era una commozione nell’aria, dentro la stagione, la foto in bianco e nero a bordo pagina,
la gente così bella nei suoi affari, così bella vi dico quasi trasparente. Vi amo tutti, indistintamente,
e grazie per il sogno che è stato vivere. Contrattempi, afasie comprese.

 

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lisa ginzburg
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Lisa Ginzburg ha scritto i romanzi Desiderava la bufera (Feltrinelli 2002), Per amore (Marsilio 2016, Au pays qui te ressemble, Verdier 2019), Cara pace (Ponte alle Grazie 2020, candidato al Premio Strega), le raccolte di racconti Colpi d'ala (Feltrinelli 2006, Premio Teramo 2007) e Spietati i mansueti (Gaffi 2016, Premio Renato Fucini 2017), i mémoir Malìa Bahia (Laterza 2007), Buongiorno mezzanotte, torno a casa (Italo Svevo 2017) e Pura invenzione. Dodici variazioni su Frankenstein di Mary Shelley (Marsilio 2018), Una piuma nascosta(2023) Rizzoli. Collabora con Avvenire e l'Espresso.
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