Articolo precedenteSette poesie
Articolo successivoNotarella sullo sgonfiamento della mazza

Serpentez ! Due estratti da “Ma ralentie” di Odile Cornuz

a cura di Lorenzo Mari

 

Dopo una prima traduzione di estratti per Le Nature Indivisibili, propongo la traduzione di due nuovi lacerti da Ma ralentie (Editions D’Autre Part, 2018, premio Auguste Bachelin) di Odile Cornuz, autrice svizzera nata nel 1979, recentemente tornata nelle librerie con un nuovo volume per le Editions d’En Bas, Fusil (2022). Ma ralentie, invece, è una meditazione al tempo stesso saggistica, narrativa e lirica su un caposaldo della poesia francese del Novecento, La ralentie di Henri Michaux. Nella serpentina disegnata dal secondo estratto si esplicita il rallentamento che percorre tutto il testo di Michaux, movimento che, nelle parole di Odile Cornuz, si avvale di ulteriori digressioni, come ad esempio quella causata dalla polisemia del verbo francese foncer, mancante – per quanto è dato sapere a chi scrive – di una traduzione italiana, se non equivalente, altrettanto polisemica. Forse non intraducibile, dunque, ma di certo quella che segue è una traduzione foncée. (l.m.)

 

*

 

Dietro di te l’itineranza, oppure altre forme. Un’erranza interiore. Un percorso con le frecce tra melancolia ed esperienza. Una risacca di immagini e di esseri umani. Un fuoco modesto ma ravvivato. Tu non hai paura del vuoto. Non hai paura del silenzio. Non hai paura del bianco di certi muri. La sola paura che ti prende: quella dei grandi ragni estivi. Si introducono nel tuo spazio con il favore della notte, delle finestre aperte. Li incontri nel bagno al mattino, oppure in corridoio la sera, prima di andare a dormire. Li schiacci. Ti munisci di una scarpa da ginnastica da uomo. Non lasci alcun dubbio sullo schiacciamento della bestia sotto la suola. Produce un rumore di pera matura che scoppia al sole – e una macchia. Asciughi la suola con la carta. Le palpitazioni del tuo cuore si calmano. Svanisce anche la pelle d’oca sulle tue braccia. Senti la soddisfazione del cacciatore-raccoglitore che ha protetto il suo spazio vitale. Non ti sei lasciato divorare dall’ignobile. Hai vinto. Quando non si tratta di un ragno ma di una scutigera, la faccenda è diversa. Non si immobilizza in caso di estremo pericolo, no: la scutigera è veloce, corre alla velocità delle sue innumerevoli zampe (una trentina, in effetti) e si ferma soltanto su una zona più scura. Tu ne hai vista una che fuggiva di corsa, e pensava (ipotizzando che pensi, una scutigera) di camuffarsi grazie a un buco nell’assito, a forma di V – delle sue esatte dimensioni. Là si è immobilizzata, sull’irregolarità del parquet, dopo una corsa sfrenata. Tu l’hai osservata con stupore, senza dubbio, misto a una crescente sensazione di trionfo. Lei si credeva al sicuro. Come i bambini che, gli occhi nascosti dietro le mani paffute, pensano di non essere più visibili. Faceva lo struzzo. Ma tu, tu hai preso una rivista a caso, forse lo stesso Zio Paperone, e l’hai appiattita, la scutigera, che più piatta non si sarebbe potuto. Poi, sei stata costretta a ramazzare il resto delle zampe con un fazzoletto, e a grattare il pavimento. La macchia resta, piccola, scura sul parquet chiaro. Non ha più la forma di una V, bensì quella di una scutigera schiacciata. Non condividi più la tua interiorità con gli insetti visibili.

 

 

Derrière toi l’itinérance, ou d’autres formes. Une errance intérieure. Un parcours fléché entre mélancolie et expérience. Un ressac d’images et d’êtres humains. Un feu modeste mais entretenu. Tu n’as pas peur du vide. Tu n’as pas peur du silence. Tu n’as pas peur du blanc de certains murs. La seule peur qui te saisit : celle des grosses araignées d’été. Elles s’introduisent dans ton espace à la faveur de la nuit, des fenêtres ouvertes. Tu les trouves le matin dans la salle de bains, ou le soir dans le couloir avant de te coucher. Tu les écrases. Tu te munis d’une basket d’homme. Tu ne laisses aucun doute quant à l’écrasement de la bête sous la semelle. Ça fait un bruit de poire blette qui éclate au sol – et une tache. Avec du papier tu essuies la semelle. Les palpitations de ton cœur s’apaisent. La chair de poule sur tes bras idem. Tu ressens la satisfaction du chasseur-cueilleur ayant protégé son espace vital. Tu ne t’es pas laissé bouffer par l’ignoble. Tu as vaincu. Quand ce n’est pas une araignée mais une scutigère, c’est autre chose. Elle ne s’immobilise pas en cas d’extrême danger, non : la scutigère est véloce, elle fonce à la vitesse de ses pattes innombrables (une trentaine, en fait) et elle ne s’arrête que sur une zone foncée. Tu en as vu une filer en trombe, pensant (si l’on suppose qu’une scutigère pense) se camoufler grâce à un œil du plancher, en forme de V – juste à sa taille. Elle s’est immobilisée là, sur l’irrégularité du parquet, après une course effrénée. Tu l’as observée avec un étonnement certain, assorti d’un triomphe naissant. Elle se croyait en sécurité. Comme les enfants, les yeux derrière leurs mains potelées, pensent qu’on ne les voit plus. Elle faisait l’autruche. Mais toi tu as saisi une revue quelconque, peut-être même Picsou Magazine, et tu l’as rendue plus plate que plate, la scutigère. Tu as été obligée, après, de réunir le reste des pattes avec un mouchoir, et de frotter le bois. La tache demeure, petite, foncée sur le parquet clair. Elle n’a plus une forme de V mais une forme de scutigère écrasée. Tu ne partages pas ton intérieur avec les insectes visibles.

 

*

 

Alla cieca, non si sa da dove piovano i colpi però piovono. C’è anche la pioggia, però i colpi, quelli, non li vede nessuno – eccetto tu. Si pensava che avanzando tutti dritti non ci si potesse perdere, e paf!, all’altezza delle gambe, era meglio fare una deviazione, in effetti, non farci graffiare dai rovi, non annegare nel fiume in piena, non scalare la montagna quando è aperta la via alla cima – fa una serpentina, certo, ma tanto peggio. Bisognava accettare che la vita faccia la serpentina? Che bisognasse accettare non si sapeva. Bisognava aver già capito, prima di accettare. Bisognava aver già capito che non si può decidere su tutto, che il nostro potere è limitato. Ma veramente ? E se ad animarci forse stata la volontà di tirar sempre dritto? Questo non significa spiaccicarsi sui muri, schiacciare gli altri come pneumatici vecchi. No! Semplicemente tirar sempre dritto, al proprio ritmo, con naturalezza, concedendosi il tempo di raccogliere l’alchemilla, prendere in prestito dei libri, deporre baci sulle bocche, senza per questo fermarsi, tutto dritto, sempre tutto dritto. Perché non dovrebbe funzionare? Perché si dovrebbe credere agli uccelli del malaugurio? Perché si dovrebbero fare dei bambini per delle cattive ragioni? Quali sarebbero le cattive ragioni per fare dei bambini? Fate la serpentina! La serpentina! Smettete di tirar dritto in questo modo, è insopportabile! Fermatevi e avanzate al passo del serpente! Smettete di fare domande! Adottate unicamente la curva, l’anello, quello che scivola e ti tiene ben fermo il collo! Non attraversate alcuna strada, alcun corso d’acqua, alcun cerchio di fuoco! Se osate mettere il piede sulla linea, tagliando le rette dei cartografi, vi colpisca la disgrazia! Non abbiate la sfrontatezza di attraversare il campo, passare al di sotto della via ferrata, trovarvi allo scoperto, verso la cima, nudi. Copritevi di foglie, d’erba, di rami. Camuffate le vostre intenzioni, non lasciate trapelare alcuna emozione. Brulicate come formiche! Industriosi, industriose, ricordatevi che la linea retta non vi serve a nulla. Fate la serpentina!

 

 

À l’aveuglette, on ne sait d’où les coups pleuvent mais ils pleuvent. La pluie aussi, mais les coups eux, personne ne les voit – sauf toi. On pensait qu’en avançant tout droit on ne pouvait pas se perdre, et paf ! dans les jambes, en fait il valait mieux faire un détour, ne pas s’écorcher dans les ronces, ne pas se noyer dans le fleuve en furie, ne pas escalader la montagne quand la route du col est ouverte – elle serpente, bien sûr, mais tant pis. Fallait-il accepter que la vie serpente ? On ne savait pas qu’il fallait accepter. Il fallait déjà comprendre, avant d’accepter. Il fallait déjà comprendre qu’on ne décide pas tout, que notre pouvoir est limité. Vraiment ? Et si on était animée par la volonté d’aller tout droit ? Cela ne signifie pas de foncer dans les murs, d’écraser les autres comme des vieux pneus. Non ! Simplement aller tout droit, à son rythme, par simplicité, se laissant cueillir l’alchémille, emprunter des livres, déposer des baisers sur des bouches, sans s’arrêter pourtant, tout droit, toujours tout droit. Pourquoi ça ne fonctionnerait pas ? Pourquoi devrait-on croire les oiseaux de malheur ? Pourquoi ferait-on des enfants pour des mauvaises raisons ? Quelles seraient les mauvaises raisons de faire des enfants ? Serpentez ! Serpentez ! Arrêtez d’aller comme ça tout droit, c’est insupportable ! Arrêtez-vous et marchez au pas du serpent ! Arrêtez de poser des questions ! N’adoptez que la courbe, la boucle, ce qui coulisse et serre bien au collet ! Ne traversez aucune route, aucun cours d’eau, nul cercle de feu ! Si vous osiez poser le pied sur la ligne, couper les droites de cartographes, malheur à vous ! N’ayez pas le front de traverser le champ, passer par-dessus la voie ferrée, vous trouver à découvert, vers le sommet, nus. Couvrez-vous de feuilles, d’herbes, de branchages. Camouflez vos intentions, ne laissez dépasser aucune émotion. Grouillez comme les fourmis ! Industrieux, industrieuses, rappelez-vous que la droite ne vous vaut rien. Serpentez !

 

 

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

ESISTE LA RICERCA

Sabato 18 marzo, al Teatro Litta di Milano, un evento a cura di Antonio Syxty, Marco Giovenale e Michele Zaffarano. Per un confronto sulle scritture di ricerca, la scrittura complessa e la postpoesia, nel contesto della poesia italiana recente, e domande e ipotesi improvvise su linee di ricerca letteraria.

Linee spezzate: Gleize e De Angelis

di Daniele Barbieri Di fronte alla monumentalità crepuscolare di De Angelis (di questo De Angelis), che certamente spinge alla fascinazione adorante, alla posa, l'esortazione al levare di Gleize appare liberatoria. Tuttavia, passato il primo entusiasmo, qualcosa che non quadra appare anche qui.

La poesia non dice niente

di Daniele Barbieri
Cosa ci importa in fondo di cosa dice la poesia? Non che sia irrilevante, ma non dobbiamo commettere l’errore di valutare quello che dice la poesia come valutiamo quello che dice la prosa. La musica non dice nulla, ma noi amiamo la musica.

“Arle-chino. Traduttore-traditore di due padroni”

di Silvia De March
Più di un anno fa, “Cuore di seta” ha conquistato con immediatezza uno spazio nel mio cuore e nella mia libreria e ad esso sono molto grata: si tratta dell’autobiografia di un uomo cinese, mio coetaneo, arrivato clandestinamente in Italia...

Silenzio e bombe: quattro saggi dall’Ucraina in tempo di guerra

di Ilya Kaminsky, Ludmila Khersonsky, Zarina Zabrisky, Elena Andreychykova Una città in cui la gente continua ad andare all'opera, alle letture di poesie, nonostante i colpi d’artiglieria; in cui uno zoo ha riaperto da poco e un numero enorme di persone fa la coda per isolati per poter entrare e salutare gli animali. Il giorno della riapertura, una mucca ha partorito davanti alla folla. Il piccolo l’hanno chiamato Javelin, come l’arma anticarro portatile.

Autodafé nell’acqua: su Dovunque acqua sia voce di Domenico Brancale

«Ih-Oh» dice l’asino che non sa dire “io”, se non a suo modo «Ih-Oh, Ih-Oh e io non voglio più essere Ih-Oh, non voglio più l’essere»
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: