Quel che ho imparato quest’estate finora

di Massimo Palma

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Viaggio abbastanza spesso. Da giugno da quando è cominciata l’estate mi è capitato di soggiornare a Genova, a Salerno, in un’isola tirrenica, a Siena. Ovunque ho incontrato gente che parlava ebraico – credo di poter dire che in ciascuno di questi casi fossero cittadini israeliani. Mi sono sorpreso a sentirmi imbarazzato – negli ascensori degli hotel, nei negozi. A chiedermi come si sentano. E a ripetermi ogni volta non so, la risposta è non lo so non lo puoi dire certo tu. Erano sereni, all’apparenza sereni, in vacanza quindi gioviali. Contenti. Ho visto una coppia bere vino a bordo piscina.

Come ci si sente a essere cittadini di uno Stato che sta compiendo un genocidio, che attua politiche di apartheid, che continua a occupare territori a danno di comunità esistenti? Non lo so. Se non sei tu a farlo, perché dovresti sentirti colpevole, responsabile? Esiste qualcosa come la “corresponsabilità civica”, la “responsabilità politica oggettiva”? Molto difficile fare discorsi sensati al riguardo, se non si intavolano discussioni caso per caso, lunghe. Tutto resta un’ipotesi, un sentimento.

Anche le tante ricerche sugli anni Trenta non aiutano. Sappiamo che già allora il turismo esisteva, si praticava nelle classi alte. E italiani e tedeschi, pure i soldati in licenza, andavano liberamente in giro a curiosare in altri Stati nel 1936, nel 1937, nel 1938 – fino al settembre 1939.

Come ci si sente? Non lo so. Spero facciano tutti parte di associazioni della società civile che si oppone. Una minoranza non rappresentata in Parlamento. Magari è così o magari no: se non vai in guerra che ne sai dell’annientamento.

Sono tutti ricchi però. Come tutti i turisti che frequentano l’Italia che ho visto. Tutti i turisti sembrano benestanti mentre sorseggiano spritz ovunque – lo fanno mentre si affollano davanti a boutique e negozi. Ogni volta siamo tantissimi sugli stessi metri quadri di strada mentre l’aria condizionata degli esercizi commerciali combatte col caldo asfissiante dell’esterno.

Parlo da solo spesso. Anche tu fai parte di uno Stato formalmente di diritto in cui vige uno scudo penale se due poliziotti soffocano a terra una persona che sta male che lo grida e alla fine questa persona resta a terra uccisa.

A Roma prendo l’autobus abbastanza spesso. A fine giugno l’ho preso e avevo accanto a me due ragazzi, due maturandi – parlavano di come affrontare la preparazione per l’esame orale. Di un video da vedere sulla seconda guerra mondiale, di cui non si capiva granché. Perché era troppo breve, e invece la faccenda era più complessa. A un certo punto i ragazzi si sono distratti perché hanno visto degli amici. Hanno gridato “ma guarda sti froci, ma guarda sti ebrei”, due, tre volte, ridendo. Ho chiesto loro se riuscivano a capire che linguaggio stavano usando. Uno si è girato dall’altra parte, forse intimidito forse ridendo – non lo so. L’altro mi ha detto: lo dicevo agli amici, loro non si offendono. E poi ha aggiunto che se mi ero sentito offeso si scusava. Forse ero frocio forse ero ebreo.

Mi capita di andare in campeggio. Quest’anno appena arrivato ho incontrato un gruppo di ragazzi di Roma, di una scuola del centro. Mentre uno si faceva la doccia urlava “non fare l’ebreo” all’altro. Rideva moltissimo, l’ha ripetuto una decina di volte mentre l’acqua scorreva.

Sento molto spesso caldo, a volte caldissimo. Vorrei andare più a nord, dove fa più fresco, vorrei non accendere l’aria condizionata, non sudare non fetere non sentirmi svenire.

Sogno di muovermi verso nord.

Sento però spesso parlare di migrazione come crimine. Se ti sposti da un paese dove per esempio fa molto caldo e non c’è libertà politica ma lo fai senza molti soldi da spendere è probabile che tu sia un criminale. Così dicono molti per strada e molti account.

Mi sembra di capire che oggi se uccidi una persona che ha un cognome che non sai ripetere subito non è proprio come avere ucciso una persona. Se per esempio capita di uccidere uno che ha un cognome che per brevità diremo islamico forse non è davvero una persona.

Però sento di colleghi che vanno in Arabia Saudita perché lì si tengono convegni, e a volte capita di incontrare durante questi eventi strani soggetti sostenitori di Trump, israeliani ricchissimi con doppia cittadinanza che stanno proprio là a fare lobbying o a dire cose mentre ne intendono altre che è meglio non dire. Sento di gente che conoscevo da piccola che ora è negli Emirati Arabi a vivere, vengono filmati quando stanno per strada ogni momento e pure loro hanno filmato qualche drone militare che cadeva.

Invece mentre durante i mondiali vedevo Inghilterra Argentina al pub quattro cinquantenni romani che parlavano forte e chissà perché chiamavano Stuart Pearce camerata dicevano di prenotare Dubai a questo prezzo perché era imbattibile.

Quando capita di avere a che fare con quei paesi molte cose diventano imbattibili. Per esempio gli sponsor. Le squadre di calcio europee per esempio si dividono le sponsorizzazioni tra Qatar Airways e Emirates. Non le batte nessuno. Quindi tutti i bambini i ragazzi i maschi adulti a volte pure qualche donna si comprano le magliette vere o false delle squadre e portano sul petto una scritta che dice quali paesi islamici ci piacciono davvero, anche se le condizioni di lavoro nell’edilizia lì meglio non dirle anche se sui diritti meglio non sapere.

Tra l’altro nessuno di questi paesi che sono dell’area ha detto nulla vedendo l’evidenza di un genocidio in corso. Neanche i calciatori che hanno questi sponsor molto ricchi che magari giocano in questi campionati dicono nulla. In tre anni nessuno che rincorre una palla e guadagna molti moltissimi soldi ha parlato. Forse hanno paura di dire cose che magari offendono qualcuno. O forse non parlano perché non sono state uccise davvero persone, decine di migliaia di persone, ma altre specie viventi che non contano tanto.

Non tutti gli arabi non sono persone: quelli che hanno soldi sono persone.

Mi capita di girare a piedi per Roma. Vedo molto spesso gente migrata che dorme per strada e non lo vorrebbe. Leggo di gente che viene sfrattata di continuo. Ci sono dei fondi finanziari legati ai costruttori a Roma che vogliono far sgomberare le occupazioni abitative: d’estate è più facile, d’estate basta una scusa un pretesto è meno facile avere solidarietà.

Al supermercato compro pomodori ciliegini avvolti in plastica e li pago 1,79 euro per 500 grammi. Li raccolgono gli immigrati nelle campagne. Di loro non si sa niente. A volte muoiono di caldo nei campi. A volte vengono bruciati vivi in un furgone come ad Amendolara il primo giugno, perché hanno chiesto un salario. Però io i pomodori li pago poco. Sul perché vige un precetto di stare zitti che in pratica rispettano tutti e pure io.

In queste ore si parla di invasione dell’Europa perché dei marocchini che ormai è tornato a essere un insulto hanno sfondato le reti tra Marocco e Spagna in NordAfrica. Alcuni qualche decina di invasori muoiono in mare mentre invadono – degli invasi non muore nessuno.

Qualche giorno fa Netanyahu è passato sopra i cieli italiani. Da quando è stato riconosciuto criminale dalla corte penale internazionale che ha spiccato un mandato d’arresto il governo del mio paese gli permette sempre il transito. Lo fa ogni volta. Chi commette crimini contro l’umanità deve potersi muovere come si muovono i soldi. Tutti i soldi nascono liberi e uguali e devono potersi muovere liberamente.

Questo è ciò che ho imparato quest’estate finora

 

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Immagine: Andrea Inglese, Morvan, estate 2023.

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andrea inglese
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Il rumore è il messaggio, Diaforia, 2023 (Premio Pagliarani 2024). Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Stralunati, Italo Svevo, 2022. Storie di un secolo ulteriore, DeriveApprodi, 2024. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato i volumi collettivi Teoria & poesia, Biblion, 2018 e Maestri Contro. Brioschi, Guglielmi, Rossi-Landi, Biblion, 2024. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.
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