Un invincibile inverno
Gianni Biondillo intervista Nicoletta Bianconi
Nicoletta Bianconi, Un invincibile inverno, Manni editore, 2023
Un invincibile inverno è una storia di depressione, dove ad ogni capitolo si scende di una spira verso l’inferno della solitudine. Le cose si ripetono, ma più dolorose.
È una storia di ossessione, di un pensiero così assillante da non lasciare spazio per altro, un pensiero così buio e profondo e con pareti così verticali e lisce da non lasciare nessuna possibilità di risalita. Man mano che i giorni passano e le cose si ripetono, necessariamente la protagonista si sfibra e perde lucidità e controllo. Contare, ripetere la stesse azioni continuamente sono atti che fanno parte della sua nevrosi, sono tentativi di tenere il controllo di una situazione che per sua natura non può averne.
Il romanzo è scritto in seconda persona. Sembra che a parlare sia la protagonista, dissociata, che si guarda da fuori, con lucidità.
Sì la scelta della seconda singolare è una scelta non per parlare ad un’altra persona, come in un dialogo o in una lettera, ma è una sorta di telecamera parlante che segue e descrive i movimenti esteriori e interiori della protagonista.
La fonte che mi ha ispirata è Georges Perec, in particolare con il suo romanzo Un uomo che dorme.
Di tutti i personaggi a contorno, di grande dolcezza e umanità, è anche presente una Bologna che non è solo uno scenario.
Bologna la protagonista la definisce “il mio cortile”, no, non è solo uno scenario, è un abbraccio, è un famigliare. È l’unico luogo dove riesce a stare bene e a stare male, non sente la necessità di spostarsi, di viaggiare. La protagonista poi cerca una Bologna che quasi non c’è più, una Bologna che sta sparendo come quella delle sale biliardo o dei vecchi negozi.
Già dal titolo l’inverno è invincibile: non è contemplata alcuna primavera per la protagonista?
No, il romanzo è volutamente senza speranza, ho provato a descrivere una claustrofobia emotiva, un’ossessione senza via d’uscita.
Il lieto fine non è contemplato semplicemente perché ho voluto raccontare i giorni del dolore, i giorni di buio quando non si percepisce nessuna via d’uscita.
(precedentemente pubblicato su Cooperazione, gennaio 2024)
