Ritorno al medioevo
di Patrizia Tenda

La distruzione della Biblioteca di Alessandria è la più grande perdita di conoscenza della storia, e da essa è datato l’inizio del Medioevo, insieme alla concomitante caduta dell’impero romano d’occidente. Il re Tolomeo I d’Egitto fondò la Biblioteca d’Alessandria (295 avanti Cristo), per assemblare tutte le opere mai scritte e salvaguardare la summa della conoscenza umana. Durante l’assedio di Alessandria (48 a.C.) Giulio Cesare fece scoppiare un incendio che distrusse quarantamila rotoli. La Biblioteca sopravvisse in forma ridotta fino al 400 dopo Cristo, quando fanatici religiosi, seguaci dell’arcivescovo di Alessandria, rasero al suolo l’antico tempio del Serapeo, che custodiva i manoscritti superstiti. Al suo posto fu costruita una chiesa. Secondo lo studioso Roger Bagnall, non fu tanto la distruzione della Biblioteca a portare ai secoli bui, quanto l’incuria. Il fatto che la Biblioteca fosse ridotta e lasciata indifesa dimostra che i secoli oscuri erano già arrivati. Duemila anni dopo, l’oscurità si sta nuovamente addensando.
Gli americani che leggono libri sono scesi del 40% negli ultimi vent’anni. Questo declino attraversa tutti i gruppi demografici, di età diverse, uomini e donne, e diversi gradi di istruzione. Non si salvano neppure i laureandi di università prestigiose come la Columbia, Harvard e Berkeley. Rose Horowitch, giornalista della storica rivista “The Atlantic”, ha fatto approfondite ricerche e pubblicato “Gli studenti dei college d’élite non sanno leggere libri” (ottobre 2024) e il recente “The End of Reading” (luglio 2026).
Molti studenti non sono preparati perché non hanno mai letto un libro prima. Nelle scuole medie e superiori americane non assegnano più libri interi, ma estratti. Un professore della Columbia riferisce che i ragazzi arrivano da lui disperati, perché non sanno leggere. Vent’anni fa le sue classi non avevano problemi a intavolare sofisticate discussioni su “Orgoglio e Pregiudizio” e, la settimana dopo, su “Delitto e Castigo”. Ora non riescono a star dietro alla trama generale di un libro. Arrivano al campus universitario con un lessico limitato, si chiudono di fronte a idee che non comprendono, e non sanno perseverare con un testo impegnativo. Hanno problemi a rimanere concentrati anche su una poesia di 12 versi senza cedere alle distrazioni, e questo fa pensare che il declino della capacità di leggere dipenda dai cellulari.
Gli adolescenti sono continuamente tentati dai loro dispositivi, che inibiscono la preparazione ai rigori dei corsi universitari. Leggere libri non può competere con TikTok, Instagram, YouTube. Nel 1976 il 40% degli studenti delle superiori dichiarava di aver letto per proprio diletto almeno sei libri, contro l’11% che non ne aveva letto nessuno. Oggi quelle percentuali si sono capovolte. Gli studenti considerano la lettura di libri come un relitto del passato.
L’immersione prolungata in un testo stimola abitudini mentali preziose, come il pensiero critico e l’autoriflessione, dice la neuro-scienziata Maryanne Wolf, dell’UCLA (Università della California a Los Angeles). Leggere non è mai stato naturale, richiede che regioni del cervello usate per parlare e riconoscere oggetti siano convertite per collegare stringhe di lettere a parole. Questa pratica è emersa seimila anni fa in Mesopotamia.
Per millenni dopo la nascita della scrittura, la maggior parte dei popoli è rimasta analfabeta. L’alfabetizzazione è diventata un fenomeno di massa solo dopo che Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili nel 1440. “La parola scritta è fondamentalmente diversa dal linguaggio orale. Scrivere distacca il messaggio dal messaggero, permettendo una diffusione imparziale dell’informazione che non era possibile nelle società orali. Scrivere una frase richiede più tempo che dirla a voce, e questo costringe lo scrittore a rallentare e riflettere”. (Rose Horowitch)
Secondo la “National Endowment for the Arts”, che conduce le indagini più complete sulle abitudini di lettura degli americani, meno della metà di tutti gli adulti ha letto un libro qualsiasi nel 2022. Solo il 38% ha letto un romanzo o un racconto. Gli americani che leggono per diletto sono scesi dal 28% del 2004 al 16% nel 2023. Anche i libri che vengono pubblicati si sono ridotti. I best-seller di oggi contengono frasi un terzo più corte di quelle dei libri di cento anni fa. La maggior parte degli americani riceve le notizie sui cellulari e il 40% preferisce guardare o ascoltare le notizie online piuttosto che leggerle. L’Associazione Americana dei Bibliotecari Scolastici ha dovuto adattarsi ai livelli più bassi di lettura degli studenti comprando i più popolari romanzi a fumetti! Quasi il 30% degli americani adulti non sa parafrasare o trarre conclusioni da un testo di più pagine.
Siamo bombardati da email, messaggini, tweet, titoli acchiappa-click. Questa esplosione di frammenti di testo è arrivata a scapito dell’attenzione costante su testi più lunghi che trasmettono informazioni ricche e complicate. Secondo Maryanne Wolf, la neuro-scienziata cognitiva, stiamo perdendo la capacità di pensare profondamente, stiamo perdendo le abilità superiori di comprensione e sintesi. “L’America non è analfabeta, è post-alfabetizzata”, scrive Rose Horowitch. Un eufemismo per “nuovi analfabeti”.
Gli insegnanti dell’asilo riferiscono che molti bambini non conoscono filastrocche o fiabe. Solo il 2% degli americani adulti legge libri ai propri figli. Forse per questo la cantautrice Dolly Parton (il cui padre era analfabeta) si è a lungo battuta per dare una biblioteca ai bambini “fin dalla nascita”. Dal 1984 al 2025, la percentuale di tredicenni che non ha mai letto un libro per diletto è salita dall’8 al 29%. Gli studenti ormai considerano la lettura inutile e faticosa. La TV per prima ha dirottato l’attenzione degli americani e ha trasformato la politica in spettacolo dozzinale. Negli anni ’80 la famiglia media americana guardava la TV sette ore al giorno, che sono diventate nove nel 2010.
Se la TV ha spazzato via il tempo di silenzio necessario a leggere, internet e smartphone lo hanno reso quasi impossibile. Lo scrolling infinito, i link, le notifiche, invitano a letture superficiali, con costanti stimoli a guardare altro. Comprendiamo meno quando leggiamo su un dispositivo digitale che quando leggiamo su carta, per tutte le distrazioni del web. Dedicare completa attenzione a un testo ora sembra troppo da chiedere agli studenti. I bambini che iniziavano la scuola, una volta piangevano perché volevano le loro mamme. Ora piangono perché vogliono il tablet. In terza media i ragazzini passano quattro ore e mezza sui social media. Per la maggior parte guardano video, spesso a velocità 2x.
Che cosa succede al nostro cervello quando smettiamo di leggere? Se riempiamo il nostro tempo con video brevi invece che con libri, le nostre abilità di lettura si atrofizzano. Abbiamo meno conoscenza di base che aiuti la comprensione. Leggere libri è un allenamento per la soglia di attenzione. Più leggi, più è facile leggere, e più sei ricompensato con nuove capacità di comprensione. Meno leggi e più difficile diventa leggere, e si fa più arduo il sentiero per la conoscenza. Chi scorre TikTok è come un topo di laboratorio che spinge un bottone e ottiene una dose di cocaina. Nel 2004 la soglia media di attenzione su uno schermo era di due minuti e mezzo. Nel 2012 era scesa a 75 secondi. Nel 2021 è caduta a 47 secondi.
Gli americani adulti hanno un lessico più povero di quello che avevano mezzo secolo fa. Lo stile di comunicazione di Donald Trump si adatta perfettamente ad una società orale. Trump fa uso di epiteti facili da ricordare e ripetere: “Sleepy Joe”, “Laughing Kamala” (Joe Biden rimbambito, Kamala Harris sguaiata). Trump si contraddice come se non esistesse traccia delle sue precedenti affermazioni. Anche i suoi testi sono quasi identici ai suoi discorsi. Ha dichiarato: “Io amo i poco istruiti”. Trump è il primo presidente “post-alfabetizzato”. Ha aperto la strada ad uno stile di comunicazione rozza e feroce, che sfrutta la nostra epoca ignorante e distratta.
I primi umani hanno trascorso millenni a comunicare con la voce. La scrittura ha trasformato la società, alterando la consapevolezza e la storia politica. “L’avvento di scrittura e lettura è stato il presupposto della filosofia, della scienza moderna. Via via che l’alfabetizzazione si diffuse nelle società, contribuì agli sconvolgimenti politici e alle rivoluzioni”. (Rose Horowitch) L’alfabetizzazione è stata una forza dirompente per il progresso umano.
Nel Sud degli Stati Uniti i suprematisti bianchi mantennero il loro potere vietando agli schiavi neri di imparare a leggere e a scrivere. Il declino di lettura e scrittura porterà cambiamenti regressivi della stessa portata. Chi non legge svilupperà una mentalità da schiavo. Gli unici che stanno leggendo tutti i volumi pubblicati dall’intelligenza umana sono ormai solo i Modelli Linguistici di Grandi Dimensioni dell’Intelligenza Artificiale. Gli studenti non leggono e non scrivono neppure, fanno scrivere compiti e saggi scolastici ai Bot. I medici fanno fare diagnosi ai Bot, disimparando a farle da soli. Di questo passo sembra inevitabile la nostra totale dipendenza da macchine molto meno ignoranti di noi.
