Giuseppe Genna su “Ritorno a Buenos Aires”
Segnalo un gran bel pezzo di Giuseppe Genna sul gran bel film di Marco Bechis, “Ritorno a Buenos Aires”.
«Prima della prima proiezione di “Ritorno a Buenos Aires”, la pellicola firmata dal regista Marco Bechis in concorso alla Biennale del Cinema 2026, protagonista Adriano Giannini, prima dell’anteprima e prima del set e prima del soggetto e del trattamento e della sceneggiatura, prima, quando è stato concepito, questo film già non esisteva e, venendo realizzato, ha continuato a non esistere. E lo ha fatto con sempre maggiore intensità, incisiva e stilita, madre del deserto che è il mare, le cui dune hanno seppellito i dispersi, gli scomparsi, i desaparecidos dal cielo in acqua e poi nella terra sabbiosa dei fondali. Questo film inesistente, dunque totale e assoluto, più cosmografico che biologico o storico, è una vetta di ciò che sta con nessun fragore inesistendo: ovverosia l’estetica contemporanea, che appunto non esiste e non certamente per l’inabissamento e l’acuzie che il film di Bechis realizza, ma, all’opposto, per la debolezza e l’assenza intima di vita dell’estetica stessa oggi, la cui virulenza e il cui vigorìo e la cui viridanza sono ammutiti, per un salto della storia, né naturale né artificiale, in cui le cose accadono. E perché stanno accadendo all’umanità, ma non attraverso l’umanità. Le cose infatti parlano, le cose vivono, le cose sopravvivono. L’umano, no».
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(d.o.)

