Breve antologia di Gianni Toti (a cura di Diaforia)
(I testi qui presenti sono trattti da: Gianni Toti. Opera poetica, vol. 1 & 2, a cura di Francesco Muzzioli e Daniele Poletti, per la collana “totale”, di [ d i a • f o r i a & draembook edizioni.)
di Gianni Toti
VOL. I
Da Penultime dall’al di qua, 1969
(fabile e)
appena cominciata da dichiarare ancora
la vera guerra di tutti erga omnes
finora insieme qui o là con le fronti e le frontiere
domani già adesso sulla trincea delle spalle
e l’occhio fucile la mitragliatrice d’unghia
il silenzio velenoso i sogni allucin-altri
quando nasci mi spari bambino brucia baby burn me
questa pianeta immoto nell’orbita nel giro
tondo da qui a meno chiglia che non salpa
non ce ne andremo mai dobbiamo farci uno
poi chi sa chi sarà il colui che
partirà con tutta l’astronave di terra;
uomo-pianeta-caravella alla cerca (uomonave ma sì)
di spazio perduto nell’occhio cieco di dio
a distruggerne anche la parola il verbo anzi
dell’uomo non più centrico né fallo – detto ma ineffàto…
*
(EPIGRABDEN)
epicombi – in modo da scalfire appena – sfio[rando.
: si era messo paura dei propri pensieri capite
– si era avvelenato gli occhi con la sua la tua faccia
– aveva sofferto persino per la tristezza dei sassi le loro vene bloccate
(troppa gente: la specie è in trappola: aria
aria ma non di quella – non basta più)
e perché è sempre oggi e domani è ancora oggi
(lo stesso giorno lo stesso giorno lo stesso giorno da svivere)
e l’uomo perfettibile che crea un dio imperfetto
che crea un uomo così che è sempre così
io la gente che non mi è che mi muore sotto
e gli inquietanti in pillole contro il troppo silenzio
di tutto quanto l’universo sta zitto
perché o accettiamo tutto o non accettiamo niente
mentre siamo appena e non possiamo fare altro che eccetera
allora si uccise a lungo un lentissimo suicidio infingibile
*
Da Tre ucronie della coscienza infelice, 1970
irresistenza
– ¿ in questo allora informiamoci:
barcolla il tempo i secoli ubriachi cadono
sopra i libri di storia riscritti denunciando le ucronìe
il cielo si è spostato altri cieli si sono immossi
misterificabili come sempre la sordità il silenzio
la cecità tattile il malgusto disallarmano
suoniamo parliamo vediamo tocchiamo gustiamo
musiche libri pitture erotismi e più sensi ancora
spazio su spazio anche nei corridoi conquistando
vedendoci gli occhi ascoltando la mutità dei versi
ma il tempo barcolla sempre allucinato di futuro
– palpebre lacerate a Khe-sanh-Valle-grande-
le epoche si ubriacano bevono progetti-destini
ci vuotiamo l’un l’altro sempre prima dell’inizio
però non cederemo davanti e dietro a quelle palpebre
le nostre
……………i nostri schermi
………………………………..e forse questa nostra
triste gloria di triste specie resistente a se stessa
è la sola irragione che
*
Da chiamiamola POEMETÀNOIA, 1974
3 – infuturitante
condannato al futuro forzato sei
stato e a torturarti al rispecchio
dietro cui gli aspettattori
si torturano le tòrtili
tossilaggini con lo spettracolo doppio
tu non vivi ti dici tu abiti però muori anche
ma tu non muori non te lo dici ti taci ti sposti
da un occhio all’altro su ruote ciliari
con le palpebre portiere svitabili
su cerniere di guance incincignate
cerebrostuprazione a intervalli di tristitia
kakeuanghelízzano gli spermologhi dell’uls
tutti spettano il prillo pispillorio dei forse
sul parapegma mentali impetigini le affiorescenze
delle zediglie zinzilulanti gli ideologémi capisci ?
*
Da PER IL PAROLETARIATO O DELLA POESICIPAZIONE, 1977
74
la cipazione allora il cupero l’etcet’era
la parte di chi occapare non può
ha bisogno di apofonìe
e occupa non capera ricapera
partecapisci? cipabile sei?
cipe adesso ma onnicipe?
solo parte? o partiticipatore
(prendi partito tutte le mattine?)
particellipatore? ti vorremmo
toticipiale e invece
paucipiali paucibili pococuperanti
toticipiamo – all’ora?
*
VOL. II
Da IL POESIMISTA, 1978
GLOSSOCOMIO?
ti hanno timbrato fino dalla nascita
con razza d’uomo prima identità e
poi con nome connominato
trasforandoti egoibile con le pinze
ma non eri ancora svanito nella lusione
bardato con tutti gli infinimenti e le cinture
e le croate e i fili che pendono dai bottoni
e viceversa le teste che ciondolano dai capelli
vattene adesso rondinotto da briglia
il prima non c’è stato ancora per te
prima che ti insegnino a ricordarlo
non ci sarà il dopo prima che ti postarghino
ascòltati corri ma di fianco
(dalla rosa la zolla – dalla zolla il pianeta)
così potrai mostrarci l’adcanto l’ala sola
che ha un parola sopra a surlinearlo e perchè
lo pronunciamo parolato grave o acuto in-ad-cantatile
lallazione lalìa glossopea glossalgia
tacere più forte
*
Da COMPOETIBILMENTE INFUNGIBILE, 1979
MNIOMOLLÙGINE
onfalo d’abisso sculatura inguinale
frange spavalde pelurie inguainate
sguainamento degli inguinabuli
(les merveilleuses bagnavano i pumes
per rivelare les merveilles – no?)
grigio topo verde spento cachecoeur
ruggine sulle occhiaie neggiafumo
briciole diamantifere pull-over-grounds
raccontàti gatto-luna-comignolo
mouchoir-da-buco orifizi alti da emungere
imperlàti dunque diamanti-sudore
soprattutto sottoniente castimoniale
Lisette Malidor con la gonnabanana
spampinante bilancellula con i paleo-nei
attorno attorno al tredicesimo buco
*
Da STRANI ATTRATTORI, 1986
4
le parlallele su una superficie curva possono
incontrarsi: è lo spazio-pagina che si distorce
adesso anch’io tuteandomi e ioéndomi so
che il tempo può esplodere andare in pezzi
di istanteternànee trasecolamenti e tramillenni – è
che cominciamo ad avere dimestichezza con lui:
l’infinito diciamo disdicendolo non vuol dire
vero e proprio infinito solo immensurabile
così lo abbiamo idealizzato tanto grande che è
più che grande non ce la faremo a capirlo sembra
ciossarebbe a prenderlo accettarlo-sottoportarlo
come quel dio che soltanto lui infiniva e invece
era solo quella parola a uscire dalla pagina se mai
potenziale infinito era con l’aristoteleologia poteva
continuare a crescere oltre è appena nato forse
e infinirà – per ora è solo una promessa – sfinita.
L’infinito incompiuto sembra una sinfonia
eterna incompiutezza se è infinito sfinisce
e l’infinito attuale è anche transfinitudine puoi dirlo
nessuno protesta è protestuale protestantualìzzati
se ce la fai protestantestualmente protestantellettuale
anche tu grande come una tua minima parte
partito e tuttìto poemetotinimìa strania
il minimo è massimo massiminimo…
*
Da POSTREME COSMÀGONIE DAL DESERTRON, 1990
CANI RANDAGI
ANCORA AL CAFFÈ DEI POETI
poemetto con poeteìna
Si era fermato per i futuriani
alle tre e venti il cosmologio della Torre
del Salvatore – non è vero Velimir?
fu un progéttile il disorologiaio
le finestre si chiusero le guance delle case
e rari erravano i tram tremando sulle rotaie
mezz’etto di pane poetidiano una lebbra di carne
ma i poeti andarono al caffè
dei Poeti-naturale la mente
e il Cane Randagio trovò casa
ancora e il muso gli si vellutò
nerofumoso e si sgargió tutto
s-gorgeando i capizioli dal busto
le parole si svaginarono dalle guaìne e
si leccarono le lábiule sillabulbàrono
sopra rospi sposati e spossalizi
e occhi di nessuno – nicevòki
cavalli millezampe milleali leali
poetistrelli che pipistrillavano
a bassa voce a silenzio alto
da gole-caverne da bucombelichiostri
esalta – insulta – esulta – sussultando
compoesione! e si compoetivano
poetessendo coi flauti – vulcani – scatebrósi
le onde pizzicanti violin-arie
le nuvole dipinte quinteatrali
per ballerine da una guancia sola
e un clune solo ma con due guaìne
così così proprio cosìplicando
l’arte per tutti democratizzarono
il poetoscenico! il golfo poemistìtico!
poesia al caffè con poeteìna-e per
gli spoetatori e anche per noi
disaddetti ai lavori addetti agli ozi neg-ozi
negoziatori di tempoesia
meno di cinque mesi a poeMosca
leggend-aria-di-sogni-e-bis-sognissanti
i rivelazionari del futuro interiore già intimo
forse àntimo-e finì la prima fine
finì la fine e chi sa perché
irricomincia sempre qui e subito
confessi e poetaccia ma per sempre!
*
Da UN EPITIMIO PER IL COSMUNISMO, 2000
POEMITIO PER IL CONSUMISMO
… oh sì amaro è sapereche ancora lo spettràcolo
dell’immondo per/eusopsìe si aggira
monotono deserto d’orrore e d’inòdia
che cancrilla lo YEM delle immagini “il doppio
prodotto” dello spécere e che ouk sképtomai
… decosmunistiamo – eccoli !capri yòbeleláioi
Facitori di Ponti zareàmi haschishins tontons –
sacri furori a caccia di fasmasiessusìe
tanatrònich aspérrime scienzaggioni pensiero unicó –
ma ancora respira il cadavere di Karl – ricordate?
deserti gli inferni i paradisi i purgatori –
e la preumanità neppure cominciata però
forse è in arrivo il Sesto SOl Pachakuteq
la Riconquista continua – ma la specie è compiuta? –
O morte vecchio capiteano è tempo – e tu disàncorati
– la cerebroluzione brucia i neuròni ultimi!
