Polar/ Bruno Leydet

Immagine di Philip Wood

Destini incrociati alla marsigliese
Bruno Leydet
traduzione di Laura Toppan

Il boulevard du Commandant Finat-Duclos sicuramente non vi dice molto: a Marsiglia, infatti, ci sono delle vie e dei viali molto più conosciuti, ma nonostante ciò quest’arteria è una delle più famose della città. Perché? Perché è qui, proprio in mezzo al boulevard, che è accaduta una delle più terribili e sanguinose sparatorie della storia del crimine: ‘la sparatoria del Bar du Téléphone’. Sì, una delle più sanguinose della storia! Il 3 ottobre del 1978 una banda di 4 malviventi assassina 10 persone: battuto il record dei massacri! Al Capone e il massacro di San Valentino del 1929 non sono nulla a confronto. L’altro nome della sparatoria del Bar du Telephone è ‘il massacro di San Gérard’.

È comprensibile che agli ufficiali marsigliesi non piaccia ‘sbandierare’ che la città detiene questo record. Infatti… se si arriva nel 14° arrondissement, in questo boulevard con ai lati dei platani, in leggero pendìo, né troppo largo né troppo stretto, frequentato, ma non troppo… si sente uno strano malessere, un’atmosfera non ancora purgata della sceleratezza. Io, lo sento ancora, ogni volta che lo prendo per evitare gli ingorghi della circonvallazione del Merlan. Anche ora, con le decorazioni di Natale, le luci e le insegne «Buone Feste» scritte a caratteri scintillanti, la maledizione sembra essere presente. Il boulevard è oscuro anche quando fa bello e si sente sempre un effetto shining.

E posso assicurarvi che lo prendo spesso, ma mai e poi mai avrei il coraggio di entrare nel Bar du Téléphone. D’altronde, chi lo farebbe senza la minima inquietudine? Chi entrerebbe nel Bar du Téléphone così, senza avervi mai messo i piedi, presentando la propria faccia di perfetto sconosciuto a una clientela che, ovviamente, non capirebbe? Tutto ciò, si sa, è ridicolo, poiché sono passati ormai vent’anni e non è più accaduto nulla e probabilmente non accadrà mai più nulla. Ed è certo meno pericoloso andare a bere un bicchiere al Bar du Téléphone che imboccare queste circonvallazioni trafficate che costeggiano le cités e che pullulano di piccoli delinquenti abili nei borseggi e nei furtarelli. Sì, però…! Il Bar du Téléphone mi fa sempre l’effetto d’un santuario, d’un altare, d’una tomba di civiltà perduta che alcuni esploratori cercano di non profanare per la minaccia della maledizione. È la sensazione che m’ispira questo bar, all’angolo tra il boulevard de la Chapelle e du Commandant Finat-Duclos, con quello stile vagamente art-déco e la sua pista da bocce ove probabilmente si sono organizzati crimini, delitti e infrazioni… No, non oserei farvi una sosta! Avrei paura che dei mascalzoni entrassero e si mettessero a fucilare tutti, anche gli innocenti come me, che si sono voluti solamente fermare in un bar per prendere un aperitivo prima di rincasare: perché è proprio questa la tragedia del Bar du Téléphone, una sorta di San Bartolomeo (San Valentino, San Gerardo… scegliete voi!) di piccoli delinquenti che massacrano dei clienti solo perché hanno avuto la malaugurata idea di trovarsi lì in quel momento.

Forse bisognerebbe demistificare questo luogo facendolo visitare ai turisti quando le navi da crociera fanno scalo a Marsiglia; potrebbe esserci un’opzione supplementare al giro turistico abituale: Nôtre Dame de Garde, il Palais Longchamp, il Vecchio Porto… il Bar du Téléphone. Così, a poco a poco, il luogo potrebbe depurarsi progressivamente della sua aura criminale e purificare la sua ionosfera drammatica. Infatti questo bar sprigiona una cattiva sorte di destini incrociati, un side effect, per parlare alla Woody Allen. Quella sera del 3 ottobre 1978, Georges Marchais, allora primo segretario del Partito Comunista, stava parlando a un comizio a Marsiglia. In quel periodo il PCF rappresentava circa il 20% dell’elettorato e il tribuno Marchais era un personaggio di spicco della vita politica. Chi avrebbe potuto prevedere che, negli anni futuri, sarebbe crollato il mitico partito della Resistenza e delle nazionalizzazioni del 1945? Non molti, senza dubbio, ma c’erano dei segni… e il Bar du Téléphone ne era uno.

La sera del 3 ottobre 1978, mentre Georges Marchais parlava come sempre con grande successo di pubblico, ad un certo punto i giornalisti hanno lasciato, gli uni dopo gli altri, la tribuna della stampa, la tribuna del tribuno!… E Georges Marchais non capiva nulla: «Che cos’era potuto succedere? Che cosa c’era di più importante di un comizio del PCF? E con Georges Marchais in persona?…». Era la sparatoria del Bar du Téléphone. A poco a poco che si diffondeva la notizia in città, i giornalisti abbandonavano il comizio sotto gli occhi di Georges Marchais, inebetito, che sperimentava, senza saperlo, il futuro disinteresse dei media e riceveva, tramite il Bar du Téléphone, l’Annuncio del suo futuro declino.

8 Commenti

  1. proprio ieri ho preso un caffè con Bruno Leydet a Vieux Port a Marsiglia.
    Bruno non è solo polar, è la memoria degli italiani in questacittà meticcia. Sarebbe bello che se venisse pubblicato in Italia
    Stefania

  2. moi brigitte que tu connais a l’atelier écriture le vendredi à port de bouc je t’admire ton travail d’écrivain de m apprendre à faire des textes de mot ,comme aussi j’envisage un album j’ aimerais Bruno que tu m’aide à continuer à finir mes chansons pour Jeane Manson même aprés la date que sa termine les cours d’écritures

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux. Ultimo romanzo pubblicato: L'amico spagnolo
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