davide orecchio

512 articoli scritti
Scrittore e giornalista. Vivo e lavoro a Roma. La maggior parte dei miei romanzi e racconti tradisce un certo interesse per la storia, ma una minoranza si rifiuta di farlo. Testi inviati per la pubblicazione su Nazione Indiana: scrivetemi a d.orecchio.nazioneindiana@gmail.com. Non sono un editor e svolgo qui un'attività, per così dire, di "volontariato culturale". Provo a leggere tutto il materiale che mi arriva, ma deve essere inedito, salvo eccezioni motivate. I testi che mi piacciono li pubblico, avvisando in anticipo l'autore. Riguardo ai testi che non pubblico: non sono in grado di rispondere per mail, mi dispiace.

Quattro sonetti di Terrance Hayes

di Terrance Hayes
La terra dei miei occhi da nigga viene assassinata. / Il pozzo profondo della mia gola da nigga viene assassinato

Un «insopprimibile senso di vivere». L’«inverno freddissimo» di Fausta Cialente

di Francesca Rubini
Il romanzo, quasi teatrale, assente nelle librerie da oltre 40 anni, mette in scena la Milano del 1946

Nero bruciato

di Francesca Caponi
E poi succede che torni a casa. Succede che non muori nella Battaglia di Rodi e che non sei morto neanche da prigioniero, davanti a un plotone d’esecuzione

Miraggio di quiescenza

di Paola Ivaldi
Tutto sommato, crepare prima della pensione sarà molto meglio per tutti, e sotto certi tragici aspetti potrebbe giungere a rappresentare il male minore

Il campione

di Cristian Palmas
Vedi, gli esordienti commettono tanti errori. Tu scrivi molto bene, eh, però sei troppo… scolastico: periodi molto lunghi, ricchi di subordinate, punteggiatura, inutili orpelli retorici per far vedere quanto sei bravo

Diacronie antifasciste. Breve dialogo post-elettorale

di Lisa Ginzburg
e Davide Orecchio
Sarà necessario agire, opporsi, reinventare forme di contrasto

Perché siete tornati?

di Mario Temporale
Perché sei tornato? Il bambino non capiva perché facessero quella domanda a Jus che non era emigrato all’estero, mentre si era abituato alla domanda fatta a suo padre e sua madre

Perché (non) andare a Venezia

di Paola Ivaldi
Mi rifiuterò, lo prometto solennemente a me stessa, di recarmi in futuro alla Biennale per potermi vantare che sì, sono andata alla Biennale, per potermene puerilmente imbellettare

Marco Ercolani, «14 luglio 1929. Due lettere a Freud»

di Massimo Morasso
Ogni blocco testuale è una scossa dei nervi, e fa breccia verso una zona d’ombra della psiche. Ercolani sa rendere credibile l’improbabile