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Stracquadanio, una storia del presente.

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Alcune considerazioni sulle affermazioni di Giorgio Clelio Stracquadanio, il film Videocracy e il documentario Il corpo delle donne.

Di Carlo Antonicelli

Non se avete mai prestato attenzione a come certi fenomeni colpiscano la mente quando li si incontra per la prima volta per poi perdere il proprio impatto emotivo quando gli stessi fenomeni tendono a ripresentarsi con una certa frequenza.

Ricordo che giovanissimo ero appena arrivato a Roma e vidi un uomo per strada, con un moncherino al posto del braccio e una gamba amputata, che chiedeva l’elemosina. Rimasi alcuni minuti a fissarlo, da lontano, incapace di qualsiasi reazione di fronte a quell’immagine. Era insostenibile non solo la sua presenza – il fatto che egli potesse davvero esistere – ma ciò che mi inquietava davvero era che egli potesse alzare lo sguardo su di me e chiedermi qualcosa, qualsiasi cosa. Dovetti cambiare strada quel giorno.

Successivamente l’ho incontrato di nuovo, quell’uomo, e poi ancora. Oggi, quando le nostre strade si incrociano, non cambio più strada. Piuttosto lo guardo nella sua interezza e poi nei suoi pezzi (il moncherino, la gamba mancante), pensando soltanto a quanto sia multiforme e strana la vita degli esseri umani su questa terra.

Atlante della letteratura italiana Einaudi

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di Sergio Luzzatto e Gabriele Pedullà

Theatrum Orbis (1570). Fonte: Wikipedia

Julien Gracq ha scritto una volta che «una storia della letteratura, contrariamente alla storia tout court, dovrebbe ricordare soltanto i nomi legati alle vittorie, poiché in questo ambito le sconfitte non sono una vittoria per nessuno». Ebbene, nel concepire l’Atlante della letteratura italiana noi abbiamo ragionato in maniera completamente diversa, persuasi che – volendo riprendere la similitudine bellica del poeta francese – per chi si occupa di letteratura sia di estremo interesse proprio la battaglia che si combatte quando è ancora incerta la sorte dei diversi contendenti.

La risposta? Non è nei buchi

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di Anna Fava

Terzigno, Serre, Giugliano. E’ nei buchi che si continua a cercare una via d’uscita. In modo del tutto irrazionale: già nel 2005 la Corte dei Conti criticò aspramente la struttura commissariale, gestita per anni in simbiosi con la Protezione civile, per non aver incentivato in alcun modo la raccolta differenziata, stabilendo arbitrariamente che la risoluzione dell’emergenza rifiuti dovesse limitarsi alla realizzazione e alla gestione dell’impiantistica finale e non nella riduzione a monte del flusso di rifiuti da trattare attraverso la raccolta differenziata. Se infatti la raccolta differenziata fosse potenziata ed estesa in modo sistematico a tutti i Comuni, organizzando una raccolta differenziata porta a porta per tutti i cittadini, con una accurata separazione dei materiali da avviare alla filiera del riciclo e del recupero della materia, in breve tempo non solo la Campania riemergerebbe dallo stato di degrado attuale ma si animerebbe un’economia sana, compatibile con la vocazione agricola del territorio e con l’elevata densità abitativa di molti Comuni.

Etica della sparizione

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[Il presente contributo appare in «Il Caffè Illustrato», nr. 55, agosto-settembre 2010.]

di Andrea Cortellessa

David Hockney, A Bigger Splash, fonte: Wikipedia

È interessante il confronto fra le copertine delle due edizioni – fra loro separate un po’ più di trent’anni – delle Forze in campo, secondo romanzo di Franco Cordelli. In quella appena uscita (con minimi ritocchi autoriali) nella BUR Rizzoli, un campo da tennis dal fondo grigio (è un allenatore di tennis, oltre che un ex pugile, il «Cordelli» protagonista del romanzo) viene inquadrato in toni spenti e da una prospettiva straniante: dall’alto sulla verticale (non proprio a piombo) del nastro che sormonta la rete (mentre la rete stessa, agitata dal vento, si gonfia sulla sinistra dell’inquadratura). In quella uscita da Garzanti nella primavera del 1979 è invece riprodotto, sempre su fondo grigio, un quadro anni Sessanta di David Hockey, dalle tinte invece assai accese e dal titolo A bigger splash: in una cornice vagamente californiana (una villa in stile razionalista, torreggianti palme all’orizzonte) è raffigurata una piscina, con in primo piano il trampolino e, al centro, grandi e desultorî spruzzi d’acqua.

carta st[r]ampa[la]ta n.33

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di Fabrizio Tonello

Il bello dei festival è che sono … delle feste, quindi nessuno si stupisce se Tizio si ubriaca, Caio fa un gavettone agli amici e Sempronio lecca la meringa dal pavimento dove è caduta. Così, sapendo che a Genova, il 29 ottobre, si apre il festival della Scienza a Repubblica si mettono immediatamente di buon umore e decidono di intrattenere i lettori con un inserto di tre pagine (sia pure confinato tra le pubblicità dei divani e delle cucine).

L’innaturale maniera di sopravvivere

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di Evelina De Signoribus

Ci siamo trovati nel cratere di un tempo rarefatto
e il nero immoderato dell’intorno ha disperso il gruppo

È tanto che non mi fermo e ora che lo faccio
d’improvviso mi sovviene il movimento delle bocche,
il giallo di alcune mani…
ma già penso al coperchio che non trovo, all’acqua che bolle vicino.
Il moscerino affogato non mi porta all’acquitrino dove è nato.
Reggono bene, così, i miei occhi, il caduto.
Intanto il calore spira, preme, soffia, brama lo spiraglio.
Delle parole, ora mi sovviene il suono, non il senso.
Allora metto una mano sul petto
e premo a cercare un più vasto dolore
ma il ventre è molle, non ascolta, non percepisce lo sforzo.
Anche il corpo ha assorbito l’innaturale maniera di sopravvivere.

***

Alfa Zeta: E come Eternity

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Nuova puntata di Alfa Zeta per Alfabeta2.
qui, le puntate precedenti.

Il tutto comincia con l’Eternit dei tetti che apre questa nuova puntata di Alfa Zeta, con la ossessiva riduzione delle vite a miniature esistenziali, la gloria letteraria di Fabio Volo, sullo schermo sospesa e riflessa nelle vetrine di un megastore. Così appare anche la città, con i trenini in miniatura, solcata dalle icone della contemporaneità – ora il tifoso con il braccio teso, ora l’interno senza vita della metropolitana in cui si è appena consumato un delitto nazionale. Ecco allora che fai fatica, altro che rimboccarsi le maniche come scrivono i compagni che sba(di)gliano, perfino a scoprire, come nel manifesto inquadrato e strappato dai passanti, che oltre quello, proprio dietro, c’è il Cristo. Quell’eternità – êtrenitè, tu proprio non la capisci, non la decodifichi, sei come i sordomuti alla sede rai, a reclamare sottotitoli, lo schermo è vuoto, bucato, non appare nulla. Questa esperienza di disequilibrio, di caduta da stordimento, si è associata in me all’immagine dell’Albatros di Baudelaire, quel goffo balletto dei poeti, quel balbettio delle ali che sembra, ma solo a tratti, produrre piccoli venti di speranza. effeffe

el sonido y el abecedario

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una conversazione tra

Riccardo De Gennaro e il poeta cileno Antonio Arévalo
su Roberto Bolaño

“Sono nato nel 1953, l’anno in cui morirono Stalin e Dylan Thomas. Nel ‘73 fui incarcerato per otto giorni dai militari golpisti del mio paese”. Così l’incipit del suo “autoritratto”. La prima notte di prigione Roberto Bolaño sognò che Stalin e Dylan Thomas conversavano in un bar di Città del Messico “seduti a un tavolino rotondo di quelli per fare a braccio di ferro, solo che non facevano a braccio di ferro, ma a chi reggeva meglio l’alcol”. Con il procedere del sogno l’unico a sentirsi male è il sognatore. Bolaño si salverà dalla dittatura, riuscirà a tornare a Città del Messico, poi – agli inizi del 1977 – volerà in Spagna, dove si trova già la madre, prima a Girona, poi a Blanes, un’ora e mezza da Barcellona. A dispetto della sua condizione, non vuole essere un esule, vuole restare un cileno. Fonda una rivista di soli poeti cileni che intitola “Berthe Trépat”, dal nome della pianista che compare in Rayuela di Cortázar e che suona per pochissimi o forse per nessuno. Si tratta di poco più di un insieme di fogli ciclostilati, una tiratura di una cinquantina di copie. Di più non si può permettere. La casa editrice si chiama “Rimbaud vuelva a casa”, Rimbaud torna a casa. Ne escono soltanto tre numeri, destinati ai collaboratori. Antonio Arévalo, poeta cileno, critico d’arte, esule a Roma, è uno di questi.
Eravamo diventati amici: dal giorno in cui arrivò in Spagna si mise a caccia di tutti i giovani poeti cileni che erano venuti in Europa dopo il golpe”, mi dice Arévalo in un bar situato proprio davanti all’Istituto Italo Latino Americano di Roma, dove ha lavorato per anni dopo la fuga dal Cile.

Quegli insulsi aneddoti (sul precario accademico)…

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[questo articolo in forma un po’ diversa è uscito sul numero 3 di “alfabeta2”]

di Andrea Inglese

Il precariato accademico non è in fondo poi diverso dalle altre forme di precariato. Anche in questo caso ti trovi di fronte a un tizio che, con aria affabile, ti spiega come qualmente sia del tutto ovvio che tu, pur facendo grosso modo il suo stesso lavoro, vieni però pagato un terzo, non hai ferie e tredicesima, e soprattutto puoi essere messo alla porta in qualsiasi momento. Se poi ti viene da pensare «Ma sei un bello stronzo!», bisogna che ti guardi bene dal dirlo, perché a differenza di un qualsiasi datore di lavoro o semplice superiore, nel mondo accademico il professore ordinario è generalmente un progressista, avverso al dispregio dei diritti umani, e perfettamente capace di sottrarti anche quel terzo di stipendio che stai cercando con premurosa umiltà di guadagnarti.

Non siamo invisibili

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di Gianni Biondillo

L’appuntamento è di fronte a una edicola che vende materiale pornografico a due passi dalla stazione. Non abito lontano da qui, se passa qualcuno che conosco mi sono giocato definitivamente ogni briciolo di credibilità. Tutta colpa di Cesare, un fotografo che da un po’ di tempo porta avanti un progetto semplice e geniale assieme: una mostra di fotografie sui senzatetto, i clochard della stazione centrale. Foto, però, non fatte con l’occhio un po’ paternalista del professionista, ma scattate direttamente da loro, i senza fissa dimora. I barboni, insomma. Una volta tanto non solo soggetti ma anche autori di se stessi. Come si vedono, loro, “gli invisibili”? “Sono bravi”, mi dice Cesare, ora che mi porta via dall’edicola e mi fa attraversare la strada, “bravi davvero”. E pronti a dare lezione di dignità. La prima preoccupazione di Cesare era che non si vendessero le macchine fotografiche. Invece è andata a finire che ha dovuto trovare altre digitali perché la cosa ha talmente preso piede che ora c’è la fila. Tutto vogliono guardarsi attraverso l’obiettivo, dare una forma alle loro giornate infinite.

Finanziare il lavoro creativo: Produzioni dal Basso

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murales di Felice Pignataro

di Jan Reister

Intervista a Produzioni dal basso, un servizio italiano di autoproduzione ed a Martina Pignataro.

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lettera di effeffe

“ Ho sempre aspirato a una forma più capace

che non fosse né troppo poesia né troppo prosa

e permettesse di comprendersi senza esporre nessuno,

né l’autore nè il lettore a sofferenze insigni.”

(Czeslaw  Milosz)

da “Alcune cose”
di

Carmine Vitale

Anche la felicità deve fare il suo dovere
sotto forma di altre apparizioni
residui di stelle
voci di cui ci si dimenticherà
Conoscere l’inglese mi avrebbe evitato una brutta figura;
volevo sapere il significato della parola
– terreni prativi o forse prati –
Si scatenerà una ridda di voci
già lo so che ognuno vorrà dire la sua
ma non volevo questo:
era della felicità che tentavo di parlare
(una di quelle cose semplici
elementari
tipo: sentire una figlia spingere per entrare
così forte tra la luce del giorno,
senza paura di sapere cosa l’aspetta).

Premonizione

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di Leonardo Palmisano

I miei figli sono morti.
Ci penso tutti i giorni, quando cammino lungo il fiume mentre vado in ufficio, e passo davanti alla scuola materna, e vedo i figli degli altri scendere dalle macchine e salutare con un bacio il papà che li ha accompagnati.
Li osservo finché qualcuno incrocia il mio sguardo: non mi piace che si accorgano di me. Mi volto verso il fiume e proseguo, e mi pare che nella mia testa tutto diventi freddo, ghiaccio, e che debba essere così in eterno. Poi, lentamente, ogni cosa torna quasi come prima.
Alcuni minuti dopo mi siedo alla mia scrivania e comincio a lavorare.
Leggo e scrivo per otto ore, più o meno. (Non serve entrare nei particolari.) Per farlo mi danno seicento euro al mese. Ho degli amici che per lo stesso lavoro prendono cinquecento o settecento euro. Per i più bravi – e i più fortunati – si arriva a ottocento. Si sentono felici. C’è anche chi non vede un soldo per sei mesi e spera che prima o poi gli facciano un contratto, che non lo caccino per far posto a un altro.
Non sempre la speranza si avvera.

Il mercato senza mercanti: il sito, il progetto

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Prezzosorgente.com

Prezzosorgente.com, Il Mercato senza mercanti, è una piattaforma ideata da Pino Tripodi che nasce con l’obiettivo di creare, promuovere diffondere sistemi di produzione e relazioni sociali basati :

La tigre nella giungla

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di Marilena Renda

– Mi sono svegliata che ti stavo sognando, eravamo al mare e io ti toccavo sott’acqua. Da lontano vedevo tanti ami, e una barca di quelle che fanno il raduno sul lago.
– Io non ricordo invece il mio sogno. Sono cosciente del fatto che mi hai svegliato.
– Un momento dopo eravamo in una piazza, guardavamo le case attorno perché volevamo comprarne una, riuscivamo a vedere dentro le case i divani, i salotti, le pentole, i piatti, poi alle spalle arrivavano due con l’aria da turisti, e mi colpivano alle spalle.
– Ti colpivano alle spalle con cosa?
– Con una siringa attaccata a una pistola. Il dolore era così forte che non riuscivo a vedere più niente. Non cadevo per terra, era un dolore abbacinante, che non ho mai sentito da sveglia. Vedevo l’uomo che mi aveva accoltellato, era soddisfatto.
– E io che facevo?

Cultura fuori dalla cultura

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(da «il Fatto Quotidiano» – venerdì 22 ottobre 2010)

Non solo libri: la «società intellettuale» deve conquistare rilevanza.
Oggi più che mai può farlo uscendo dai confini letterari
e misurandosi con i temi politici e sociali

di Evelina Santangelo

«Come posso far sì che la mia attitudine critica, l’impegno civile, l’esperienza politica non sia una forma di intrattenimento, di mero consumo culturale, un passatempo come un altro?» Così si interroga Christian Raimo sulla Domenica del Sole 24 ore di qualche settimana fa, dando voce al disagio di quanti in Italia svolgono un lavoro intellettuale scontando la colpa singolare di appartenere a una generazione destinata a vivere la frustrazione della propria ininfluenza. La ragione di questo stato di cose, secondo Raimo: quel «deserto di cultura» in cui ormai si è tutti calati e che i giornali nella loro noncuranza contribuiscono ad alimentare. Un deserto che – come puntualizza Gianluigi Ricuperati – si nutre di quel genere di risentimento (riversato soprattutto nella blogosfera) legato al sospetto che nulla ormai in questo paese sia conseguito e conseguibile in base al merito.

E. E. CUMMINGS – II. THE BOYS I MEAN

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di Franco Buffoni

Nel 1927 E. E. Cummings mette in scena un particolare dramma poetico in prosa, Him, che riflette – trasfigurandole – le sue disavventure coniugali: due i matrimoni alle spalle, entrambi di brevissima durata. Saldissimo invece continua il sodalizio con William Slater Brown. Nel 1931, dopo la composizione di un’altra pièce teatrale – Anthropos – anch’essa inquadrabile in un particolare genere di teatro di poesia, o teatro da camera, destinato qualche anno più tardi a fiorire anche con Auden(The Dog Beneath the Skin), E. E. Cummings ottiene un visto di ingresso per l’Unione Sovietica. Vi resta un mese, dapprima a Mosca – al Metropole, “assistito da un ‘Virgilio’ omosessuale, e poi ospite di una ‘Beatrice’ figlia di ‘Lack Dungeon’, anagramma di Jack London” (come ricorda Massimo Bacigalupo nel saggio dedicato a Cummings, apparso nella serie dei Contemporanei dell’editore Lucarini nel 1982)  – quindi a Kiev e a Odessa, prima di di rientrare a Parigi attraverso Istanbul con l’Orient Express.

Risultato del viaggio e dell’avventura – sempre trattenuta a fior di pelle, subita, desiderata, oppressa dall’onnipresente clima di terrore poliziesco staliniano – è il secondo romanzo dell’artista, Eimi, pubblicato nel 1933. Inutile rilevare che Cummings rifiuta in quanto tale, per le sue opere in prosa, il termine romanzo, così come rifiuta le distinzioni canoniche di tutti i generi letterari. Persino quando, ormai in età ormai matura, verrà invitato a Harvard a tenere delle lezioni, le definirà: non-lectures.

Il poeta aveva ottenuto il visto di ingresso in Urss attraverso il partito comunista francese, in particolare grazie alla mediazione di Aragon; dunque poteva anche limitarsi a descrivere i miracoli del socialismo reale.

pop muzik (everybody talk about) #2

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Ankle Injuries / Fujiya and Miyagi. 2006

The Social Network: vita (asociale) del fondatore di FB

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di Matteo Ciucci

Quasi una nemesi divina, una maledizione. Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, il sito che con i suoi 500 milioni di iscritti raggiunge un valore di 25 miliardi di dollari, padre dell’incarnazione del più vasto social network del mondo, perde per colpa della sua creatura l’unico amico che aveva. Zuckerberg è infatti un Nerd di Harvard incapace di stabilire relazioni sociali con gli altri, che genera l’esperimento di Facebook per vendetta contro una studentessa che lo ha rifiutato. E’ questo l’incipit del film The Social Network di David Fincher sulla vita socialmente arida del fondatore di Facebook, il cui nome, per ironia della sorte, in tedesco significa “montagna di zucchero”.

Riva

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di Francesca Matteoni

Ru, in vietnamita significa ninnananna, cullare. In francese è lo scorrere di un piccolo ruscello. È il titolo originale del romanzo di Kim Thúy, Riva, tradotto dal francese da Cinzia Poli per Nottetempo edizioni, che narra la storia autobiografica dell’autrice dal Vietnam del Sud dopo la guerra e durante il governo comunista, all’esodo verso un campo profughi malese, all’esperienza tragica dei boat people in cerca di un paese accogliente, al Canada infine, per un nuovo inizio. Ninnananna, una cosa infantile, che trascina nel sonno, dove temporaneamente si perde ogni contatto con la realtà conosciuta, con gli affetti, il mondo visto. Ruscello, corso d’acqua che fluisce, ma mai violentemente, anche se soggetto a scosse – massa liquida in tumulto, gonfia di temporale e monsone, che lascia affiorare in sé pezzi del presente e del passato, sintomi dell’esistenza a venire.

Classifiche Pordenonelegge-Premio Dedalus, ottobre 2010

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Come da regolamento, sono stati esclusi dalle votazioni i libri di Guido Mazzoni (I mondi, Donzelli) per la Poesia; La strada di Levi di Marco Belpoliti-Andrea Cortellessa-Davide Ferrario (Chiare Lettere) per le Altre Scritture.


NARRATIVA

1) Helena Janeczek, Le rondini di Montecassino, Guanda    p. 83
2) Michele Mari, Rosso Floyd, Einaudi     p. 52
3) Franco Cordelli, La marea umana, Rizzoli    p. 49
4) Paolo Zanotti, Bambini bonsai, Ponte alle Grazie    p. 36
5) Emanuele Trevi, Il libro della gioia perpetua, Rizzoli    p. 33
6) Carlo D’Amicis, La battuta perfetta, minimum fax    p. 24
7) Gabriele Frasca, Dai cancelli d’acciaio, Luca Sossella Editore    p. 21
7) Gilda Policastro, Il farmaco, Fandango    p. 21
9) Antonio Moresco, Gli incendiati, Mondadori    p. 19
10) Davide Longo, L’uomo verticale, Fandango Libri      p. 18