-Tabucchi, nella giornata di ieri, era presente al Salon per ricevere da France Culture il premio per il miglior libro straniero Si sta facendo sempre più tardi. Rilassato, tutt’altro che voglioso di riprendere la polemica, lo scrittore ha cercato di glissare alle domande insistenti che gli chiedevano un commento alle dichiarazioni che in Italia ci fossero «intellettuali clown». Sorridendo ha replicato con ironia: «Davvero Berlusconi ha detto questo? Beh chiederei conferma al nostro ministro degli Esteri, anche perché trovandomi in un paese straniera avrei bisogno di verifiche. In ogni caso l’affermazione denota che il personaggio è dotato di buona cultura. Anzi sospetto che abbia letto quel libro magnifico che un grande professore di Ginevra, Jean Starobìnski, ha dedicato ai saltimbanchi, meglio al rapporto fra gli artisti e i saltimbanchi». Ma davvero gli intellettuali italiani sparlano del proprio paese? Ancora una volta Tabucchi è ricorso all’arma dell’ironia: «Facciamo una cosa elegante, rispondo al presidente del Consiglio che in giro per il mondo portiamo la letteratura».
C’è stata poi l’attesa per il breve discorso che lo scrittore e traduttore di Pessoa avrebbe fatto dopo il premio. Non ha deluso le aspettative di chi si aspettava un piglio più diretto. «Sono uno scrittore che ha scelto la parola, certi scelgono il silenzio. Io ho scelto di parlare differentemente dagli anacoreti. In Italia c’è una situazione paradossale. Gli avvenimenti evocati l‘altro giorno al teatro dell’Odeon dove un gruppo di intellettuali e di scrittori italiani ha parlato di quello che accade nel nostro paese, sono stati visti come una provocazione, un atto di vigliaccheria. Il presidente del Consiglio ha attaccato tutti coloro che hanno osato criticare il governo. Li ha chiamati terroristi. La verità è che sono degli scrittori che usano la parola in modo pacifico e sereno. C’è in Italia un terrorismo che uccide la gente, ma questi sono degli assassini. E’ assurdo immaginare che abbiano qualcosa da spartire con noi».
Sostenne Pereira
Avventure 9 (fine) – Famiglia
di Giacomo Sartori
Il rilevatore che arriva nella corte della masseria è stanco, si domanda che senso abbia questo suo accanimento a nutrirsi di vento. La costruzione settecentesca ha una loggia aperta alla brezza della valle, e le chiazze di sole sulla facciata e sulla signorile terrazza fanno pensare a un acquerello inglese, ma proprio davanti sono stati eretti due capannoni di cemento armato per le galline. E anche la cucina nonostante l’alta volta e gli stucchi è una cucina di contadini poveri. Il padre mangia chino in avanti sul piatto e intanto parla, e quando parla nessuno lo interrompe. Strappa il pane con le mani che sembrano troppo grandi, e poi lo strascica nel piatto
le château tremblant
di Giovanni Catelli
Non siamo più tornati al Château Tremblant, ed è un peccato.
Ci dev’essere un motivo, chissà, forse lo scopriremo, una mattina, svegliandoci, e sarà tutto chiaro, come averlo saputo da sempre.
Era un giorno di calura intensa, ricordo, e passavamo lenti, con i finestrini abbassati, sul lungo ponte metallico, non sapevamo davvero dove andare, quell’estate ci saziava con le sue giornate africane, le sue notti corte, in cui proseguire la veglia era una felice condanna, sino all’alba, senza mai desiderare il sonno, mai essere tentati dalla stanchezza.
L’avevi scorto con un’occhiata distratta, e ne ripetevi il nome, lentamente, come una filastrocca: Le-Châ-teau-Trem-blant-Le-Châ-teau-Trem-blant…
Era un invito troppo suadente, alla fine del ponte presi la strada a destra che scendeva verso il fiume, all’ombra dei platani.
Parcheggiai la macchina, e ci sedemmo sotto la pergola, non c’era nessun altro, eravamo soli davanti al fiume, e questo ci bastava.
Quel giorno, tutto si sfaldava nella luce, il colore dell’acqua, il ponte, i muri delle fabbriche sull’altra riva, il rumore vano di un macchinario in movimento, la tristezza interrotta di quella banlieue, come uno spettacolo sospeso
leggère attentamente
ISTRUZIONI PER UN ADDIO
di
L.R. Carrino

1. Aprire la vaschetta del detersivo (è quella a destra)
Mi è venuta un poco di paura. Poso i fogli sul tavolo, faccio cadere la borsa del PC a terra, la casa è profumata, brilla tutto, tutto pulito, sistemato. Resto così per un minuto e sento che tutta la casa si sta zitta, non si sente niente, non ce la faccio manco a pensare, ma che madonna mi hai detto vicino all’ascensore? Non ho capito niente, ho capito male senz’altro, ho capito una cosa per un’altra.
Vado in cucina, apro il frigorifero e vedo il latte ad alta digeribilità, mi calma vedere la busta di latte, la prendo e vedo la scadenza, mancano ancora tre giorni. Apro il forno e dentro ci sta il tacchino con i piselli, la parmigiana di melanzane, tutto pronto. Mi calmo, mi calma un poco ’sta cosa.
Apro il mobile dove sta la pasta, i biscotti che ti mangi, quelli senza glutine, stanno quasi per finire ma ci stanno. Apro il balcone, dentro a una busta di plastica, appesa alla maniglia della porticella della caldaia, ci sta un foglio, sul foglio ci sta un disegno della parte di sotto della caldaia.
Quanto sei bravo a disegnare tu, io mai, manco una casarella so’ fare, faccio pure i fiori più grandi dei cristiani. Nel disegno ci stanno le quattro manopole della caldaia, su una ci sta una freccia grossa e a fianco c’è scritto “pressione dell’acqua”, appresso c’è scritto “aprila lentamente verso destra”, poi c’è scritto “richiudila quando l’indicatore segna 1,5 bar“.
pop muzik (everybody talk about) #1
Pop Muzik / M. 1979
Cambio di paradigma
di Marco Giovenale
Micropremessa
Quanto di séguito si schematizza e si afferma vale come primo resoconto e presa d’atto – report osservativo – di una determinata area di scrittura contemporanea. In più, il perimetro così delineato non è privo di interruzioni, falle, faglie, porosità, cedimenti. Come ogni neoformazione, tutto sommato. In aggiunta, chi qui scrive non inscrive l’intera sua identità di autore nella detta area. Alcuni suoi testi le appartengono in pieno, altri in parte, altri per niente.
Quando si parla di cambio di paradigma, in riferimento alla scrittura o ad alcune scritture di ricerca degli ultimi decenni e segnatamente a quelle degli ultimi quindici-venti anni, specie in Francia e Stati Uniti e perfino in Italia, può essere sensato annotare e rammentare che :
- marcano spesso una linea di differenza dalle avanguardie storiche e da un numero consistente di esperimenti di fine Novecento a quelle legate;
- segnano un tendenziale anzi radicale distacco da derive metatestuali, veteromallarmeane, da ‘culto del Libro’ (e del libro), o ragionative-rilkiane, alato-heideggeriane – in voga specie tra anni Ottanta e Novanta;
- si connettono semmai strettamente a una serie di meccanismi o avvenimenti, occorrenze (non necessariamente tutte sempre verificate e/o contemporanee), e caratteristiche o proprio fatti, che possono essere non inutilmente elencati :
CARLO COCCIOLI A TRENTO
Giulio Mozzi presenta Il cielo e la terra (1950)
di Carlo Coccioli
Orografia familiare
di Valentina De Lisi
Infanzia
Capodanno
La notte di capodanno il padre, medico chirurgo, è di turno in ospedale. La moglie decide di seguirlo con la figlia piccola. Si portano dietro un panettone e una bottiglia di spumante fatti recapitare qualche giorno prima, con un biglietto di ringraziamento, da un paziente. La scatola del panettone contiene una sorpresa per bambini.
Arrivano in ospedale. Si sistemano in una camera asettica nella quale ci sono due lettini per ammalati e un televisore. Il padre indossa un camice verde. Se ne sta appartato.
Marito e moglie iniziano a litigare. La bambina spacchetta una decina di speculum e ci costruisce una casetta.
La discussione dei genitori si protrae. Il padre a un tratto si distende sul lettino e chiude gli occhi.
A mezzanotte, mentre alla tv è la solita litania di trenini e auguri, la madre riempie di spumante un bicchiere di plastica, sorride, e lancia tutto il contenuto addosso al marito disteso, gridando Auguri. La bambina ride.
Il padre, come al ralenti, apre gli occhi, si alza sgocciolando, e in un attimo si è piazzato di fronte alla moglie, le ha tirato uno schiaffo sotto gli occhi della figlia. In televisione la musica disco e il presentatore che urla Auguri.
La madre rimane immobile al centro della stanza, sembra un fantoccio, ha i capelli sulla faccia.
Il padre apre la confezione del panettone, estrae la sorpresa, ritorna sul letto a montare il giochino.
I mercoledì del CERIZZA
a cura di
Francesca Genti, Anna Lamberti-Bocconi,
Luciano Mondini
Circolo Romeo Cerizza – via Meucci, 2 – Milano
Per il terzo anno consecutivo la rassegna settimanale di poesia più imperdibile di Milano riapre i battenti. Anna, Francesca e Luciano salutano con la mano sul cuore l’indimenticabile Circolo Sud, sede della rassegna l’anno passato, e il suo animatore, Rino, l’amico principesco che le logiche del mercato hanno costretto a chiudere. Raccogliamo idealmente la sua bandiera e andiamo avanti: abbiamo trovato un altro luogo bellissimo, il Circolo Cerizza, emblema anch’esso della Milano più autentica, e non vi diciamo di più perché – ci auguriamo – presto lo vedrete.
Abbiamo cambiato giorno: ora l’appuntamento fisso è al terzo giorno della settimana, con “I mercoledì del Cerizza”. Quel che non cambia mai è la voglia di poesia a fiotto di qualità, di scambio fra poeti giovani e meno giovani, affermati e meno affermati, all’insegna dell’amicizia, dell’interesse autentico e della voglia di stare bene costruttivamente.
Ecco il calendario fino all’anno nuovo:
20 ottobre GRANDE INAUGURAZIONE
Serata collettiva, festa della poesia, brindisi per tutti, dodici poeti ci leggono i loro lavori e poi succeda quel che succeda.
Metromorfosi diventa quotidiano
La rivista mensile Metromorfosi diventa anche quotidiano online!
Metromorfosi.com è il quotidiano di infocritica dedicato a musica, cinema, teatro, danza, arti visive, scrittura (e altro) a Roma e dintorni.
Metromorofosi Infocritica è un mensile distribuito gratuitamente in locali, cinema, teatri, gallerie, librerie, centri culturali, biblioteche.
Nata da una sana e vivace passione per le forme artistiche che alimentano il tessuto romano, Metromorfosi rappresenta un originale contenitore di informazioni, anticipazioni e curiosità sugli avvenimenti culturali di ogni mese.
Prenditi cura di me
Francesco Recami, Prenditi cura di me, Sellerio, 271 pag.
Prenditi cura di me è un libro sulla mediocrità dell’animo umano. Racconta la storia di Marta, anziana pensionata fiorentina, colpita da un ictus che la riduce a una larva e di Stefano, il figlio quarantenne, che dovrà accudirla. È una storia tragica quella raccontata da Francesco Recami, di una tragedia senza eroi, però. Solo comprimari mediocri, maligni, personaggi principali incapaci di diventare protagonisti.
la Fenice: 1. il bennu
di Antonio Sparzani

“Come l’araba Fenice,
che vi sia ciascun lo dice,
dove sia nessun lo sa”
C’è un libro che riguarda miti e che è ormai diventato mitico per me, ed è Il mulino di Amleto ‒ Saggio sul mito e sulla struttura del tempo, scritto negli anni sessanta dello scorso secolo da Giorgio De Santillana (1902 ‒ 1974) e da Hertha von Dechend (1915 ‒ 2001).
Credo sia un grande libro, ma non riesco a parlarne qui con sufficiente competenza e con la dovuta ampiezza. Lo cito perché affronta un tema che trovo da sempre affascinante, quello dei miti che hanno accomunato e ancora accomunano tante civiltà tra loro diverse e lontane. E lo trovo un tema affascinante perché è di quelli che, molto profondamente, fanno sentire tutti noi donne e uomini di questo pianeta, un po’ concretamente fratelli e sorelle, discendenti da un qualche unico ceppo; popoli che affondano le proprie radici giù nello stesso humus. Una sensazione identitaria che a me provoca una certa gioia. Quando ne sarò capace parlerò di questa straordinaria ricerca che ha portato i due studiosi a individuare nella precessione degli equinozi la radice profonda di tanti miti.
Qui invece mi accontento di un tema molto più limitato, e leggero, quello del mito della Fenice, che tuttavia, di mano in mano che ci si avventura alla cerca delle sue origini, spunta inaspettatamente in diverse forme in luoghi della terra molto diversi e distanti tra loro.
Tutti i mistici di Roma nord
di Marco Mantello
Giardini di loto, Milano
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Mercoledì 20 ottobre 2010 – Ore 18.00
Libreria Rizzoli, Sala Biagi
Corso Vittorio Emanuele II, 79 – Milano
Maurizio Cucchi e Stefano Gallerani
Presentano
Giardini di loto
di Andrea Melone
(Gaffi editore in Roma)
Come consultare online il Casellario Politico Centrale fascista
Pubblicato il 19 settembre 2010 da Gigi Bettoli in:
⇨ www.storiastoriepn.it/blog/?p=82
⇨ www.storiastoriepn.it/blog
⇨ www.storiastoriepn.it
⇨ Casellario Politico Centrale fascista
La creazione di un’anagrafe delle persone considerate pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica risale all’età crispina. Con la circolare n. 5116 del 25 maggio 1894 nell’ambito della Direzione generale di pubblica sicurezza fu istituito un ufficio con il compito di curare l’ impianto e il sistematico aggiornamento dello schedario degli oppositori politici. Anarchici, repubblicani, socialisti ma anche oziosi e vagabondi furono oggetto di una capillare attività di sorveglianza che alimentò un consistente archivio di fascicoli personali.
L’organizzazione dell’ufficio e dell’archivio fu modificata con successive circolari (1896, 1903, 1909, 1910 e 1911) fino ad assumere il nome di Casellario politico centrale con legislazione eccezionale del 1925 e del 1926.
Durante il periodo fascista l’attività di sorveglianza e controllo della polizia si amplificò comprendendo non più soltanto i politici ma tutta una indeterminata categoria di persone, definita genericamente antifascista, e gli allogeni ossia le minoranza etniche soprattutto della Venezia Giulia.
piccole patrie, distretti economici
da Nord Operaio : lavoratori, sindacato, politica tra globalizzazione e territorialità
[Da parecchie settimane, è scoppiato in provincia di Brescia il caso della scuola di Adro, il nuovo complesso scolastico della cittadina franciacortina tappezzato di simboli della Lega Nord come fosse la scuola di un regime totalitario. Il sindaco, Oscar Lancini, ha difeso e sta difendendo questa operazione continuando a richiamarsi al concetto di identità territoriale, espressa anche dal massiccio consenso popolare della Lega alle ultime elezioni amministrative.
Per spiegare il successo della Lega, d’altra parte, si ricorre spesso a concetti come identità, comunità, radicamento e così via. Tutti strumenti ideologici che appaiono adeguati eppure insufficienti. Sarebbe interessante cercare di capire di quale realtà effettiva sono espressione e, al tempo stesso, strumento questi concetti.
Nord Operaio : lavoratori, sindacato, politica tra globalizzazione e territorialità è un libro edito nel 2008 da Manifestolibri e raccoglie i materiali di una giornata di discussione tenuta a Brescia in quello stesso anno e promossa da Associazione per il rinnovamento della sinistra e Centro riforma dello stato. Tra i vari interventi trovo quello di Matteo Gaddi, da cui ho selezionato i passaggi che riporto in questo post – estremamente utili, mi sembra, per capire di che cosa si parla, in effetti, quando si parla di identità, comunità, radicamento e “piccole patrie” in casi come questi.
Ringrazio per la disponibilità Manifestolibri e ringrazio anche Matteo Gaddi, che purtroppo non sono riuscito a contattare e che, magari, qualche lettore di NI può avvertire.]
Da tempo la Lombardia, come evidenziano molti indicatori economici, “segna il passo”. Ce lo indicano i dati relativi alla riduzione della spesa per investimenti delle industrie lombarde, la diminuzione del valore aggiunto prodotto nei settori a tecnologia medio alta, il basso numero di brevetti a confronto con le regioni europee più sviluppate ecc.
In questo quadro di declino economico si colloca l’attuale tendenza del capitalismo alla mercificazione del territorio lombardo: si tratta di una vera e propria messa a valore del territorio e delle sue risorse. Per questo accolgo volentieri l’invito di Vittorio Rieser di concentrare la mia comunicazione su quelle che stiamo indagando come le trasformazioni del capitalismo di territorio, che hanno ovviamente ricadute e conseguenze immediate sulla composizione della forza lavoro, sulla sua distribuzione territoriale, sul tessuto sociale, sulle forme di organizzazione e di rappresentanza del mondo del lavoro e della società.
TREVOR
di Franco Buffoni
“Trevor” è un semplice, intenso e intelligente cortometraggio statunitense su adolescenza e diversità. Dura 16 minuti. La presentazione della durata di 4 minuti è di Ellen DeGeneres nel contesto del “Ellen DeGeneres Show”. Buona visione.
Favolose nullità
Abito in San Donato. Polvere, veleno, rumore. Morti, sono tutti morti. Cadaveri che camminano. Mummie al volante. Ectoplasmi col passeggino.
Anche Dorian è morto. E’ già sepolto. La sua sentenza capitale è stata la perdita del lavoro, quel giorno è salito sul patibolo. Il suo padroncino di autocarri è fallito, i camion confiscati, Dorian a terra con la liquidazione vaporizzata. La moglie lo ha lasciato, anzi, l’ha buttato fuori di casa. Come farò ora? Ripete continuamente. Come farò a quarantacinque anni? E piange.
Quarantacinque anni, salito sul patibolo.
TV (b)
È una vergogna che ci sia al mondo un cielo simile. È una vergogna che il cielo, in certi momenti, sia com’era il cielo in quel giorno, in quel momento. Ciò che mi faceva correre per la schiena un brivido di paura e di schifo, non erano quei piccoli schiavi appoggiati al muro della Cappella Vecchia, né quelle donne dal viso scarno vizzo incrostato di belletto, né quei soldati marocchini dai neri occhi scintillanti, dalle lunghe dita ossute: ma il cielo, quel cielo azzurro e limpido sui tetti, sulle macerie delle case, sugli alberi verdi gonfi di uccelli. Era quell’alto cielo di seta cruda, di un azzurro freddo e lucido, dove il mare metteva un remoto e vago bagliore verde.
Curzio Malaparte, La Pelle
Intorno alle ore 10 Autostrade per l’Italia ha comunicato che è stato riaperto il tratto sulla A1 tra Parma e Fiorenzuola in direzione Milano. Anche sulla carreggiata opposta si sono registrati forti rallentamenti a tratti, per quasi 30 chilometri, indotti dalla curiosità di chi rallenta per vedere cosa è successo.
Che genere di discorso
[Queste note di poetica sono state sollecitate da Milli Graffi per il numero 43 de “il verri”. Hanno coinvolto anche Andrea Raos e Marco Giovenale, partendo dai testi contenuti nel libro a più voci Prosa in Prosa (2009).]
di Andrea Inglese
Che genere di discorso è la “prosa in prosa”? Questa espressione è frutto dell’invenzione del francese Jean-Marie Gleize, teorico e scrittore, che attraverso di essa gioca ambiguamente a proporre un sobrio manifesto e, nel contempo, a descrivere una nuova tipologia di testi apparsi intorno agli anni ottanta del secolo scorso. La formula, ovviamente, reca da un lato traccia di quella più consuetudinaria di “poesia in prosa”, ma dall’altro annuncia un oltrepassamento e una cesura con le categorie del passato. Additare una prosa elevata a potenza, una iper-prosa, significa allontanare le codificazioni di genere (i vari apparati formali e tematici), per individuare una zona indefinita, non di genere, forse equidistante dai generi, forse al di là dei generi. Gleize parla di “uscite” dalla poesia (Sorties, Questions théoriques, 2009), di scomparsa del genere, ma anche di nudità come principio. In ogni caso, senza voler approfondire il discorso teorico di Gleize, che per altro si presenta come astutamente frastagliato e fluido, possiamo ritenere questa nozione di un movimento duplice, di fuoriuscita da un genere e di penetrazione in uno spazio discorsivo non ancora identificato dal punto di vista letterario.
Intervista a Luigi Di Ruscio (un’integrazione)
[questo è uno spezzone aggiuntivo, non pubblicato, dell’intervista di Roberta Salardi a Luigi Di Ruscio (Cristi polverizzati), pubblicata sul numero 52 (aprile 2010) di Nuova Prosa (Greco&Greco), e ripresa qui da NI; gs]
di Roberta Salardi
1) Ho trovato in un’edizione rarissima un altro suo libro in prosa, L’allucinazione (Cattedrale, Ancona 2007). Anche questo libro come gli altri romanzi viene da lontano, da molti anni addietro?
Ho preso in mano L’allucinazione, pubblicato solo due anni fa, e di questo libro non ricordavo nulla. Ricordo solo che diedi il manoscritto all’editore precisamente a Valentina Conti, che poi mi fece sapere che il libro voleva pubblicarlo ed io avevo cambiato idea, il libro non volevo più pubblicarlo. La Valentina Conti (molto bella e molto corteggiata), insisteva ed io alla fine dissi pubblicate anche questo, va bene, nel frattempo continuavo a scrivere corte prose immaginando che non si potesse scrivere poesia senza che la cattedrale dell’ultimo secolo abbia una sua centralità. La cattedrale dell’ultimo secolo è la fabbrica metallurgica. Il sottoscritto doveva diventare un chierico della grande cattedrale. Come comunista e come poeta






