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FAQ: Come scegliere un buon romanzo (italiano)

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di Giacomo Sartori

È Natale, tempo di regalare o regalarsi qualche bel romanzo. Se per i romanzi stranieri è più facile, perché si va per area linguistica, e/o per tema, e/o per consacrata fama (già la traduzione è in qualche modo una garanzia, anche se non assoluta), scegliere invece un buon romanzo italiano contemporaneo è assai arduo. Lo sappiamo tutti. Tutti noi abbiamo preso, spesso guidati da recensioni entusiaste, o dal fervore generale, abrasive cantonate. Non dimentichiamo che siamo il paese che ha inventato il bestseller non letto: centinaia di migliaia di persone comprano un libro e non lo leggono. La cosa è cominciata con Il nome della rosa, e poi è andata avanti.

È difficile per gli stessi addetti ai lavori, non si creda. Hai letto qualcosa di buono? si sente sussurrare in situazioni dove il predominio incontrastato della qualità dovrebbe essere piuttosto la regola aurea. Come si implorerebbe una dose di droga che finalmente ci faccia dimenticare l’orribile mondo dove viviamo. Figuriamoci allora il comune lettore, poveraccio, che entra in libreria e si trova davanti distese di nomi che non conosce,

L’abbonamento allo scrittore

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D: Perché accontentarsi di un libro quando puoi avere tutto lo scrittore? Questo è l’incipit della proposta di Quintadicopertina, editore digitale di Genova. A Fabrizio Venerandi chiedo di descrivere questa proposta editoriale

R: L’abbonamento allo scrittore permette ad un lettore di seguire direttamente il lavoro di uno scrittore per un anno. Una volta abbonati, si riceveranno almeno quattro ebook: nessuno sa cosa ci sarà dentro. Non lo sa il lettore, non lo sa l’editore, e neppure lo scrittore. Materiali inediti, sillogi, versioni alternative, romanzi abbandonati, sperimentazioni, racconti ritrovati… è un vero e proprio laboratorio aperto dello scrittore nei confronti del lettore che avrà modo di “frugare nei cassetti” dello scrittore scelto.

D: Come si ricevono gli ebook?

Inverni straordinari (seconda parte)

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La prima parte si può leggere qui.

di Francesca Matteoni

un uomo di neve

Occorre avere una mente invernale
per apprezzare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve;

E aver avuto freddo tanto tempo
per scorgere i ginepri irti di ghiaccio,
gli abeti scabri nel brillio distante

del sole di gennaio; e non pensare
a un dolore nel suono del vento,
nel suono di queste poche foglie,

che è il suono della terra
piena dello stesso vento
che soffia nello stesso luogo spoglio

per chi ascolta, chi ascolta nella neve,
e, un niente lui stesso, osserva
il niente che non c’è e il niente che è.

Frank Zappa (21.12.1940)

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Ciò che penso dei riot romani

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di Ivan Carozzi
Parto col piede sbagliato, con un’excusatio: non sono stato, per esempio, tra quelli che gioirono quando un pezzo di granito finì sulla faccia di un vecchio. Rispetto ai fatti del 14 dicembre, invece, ho avuto da subito una reazione diversa. Il titolare di un gigantesco conflitto d’interessi è a capo di un governo moribondo amalgama di cricche di analfabeti, affaristi e camorristi; è alleato di un partito che se venticinque anni fa fu portatore d’istanze condivisibili è oggi portatore d’istanze razziste e rancore; è il seminatore di discredito e volgarità; è il maieuta del peggio, della meschinità, dell’egoismo, ed è accusato di essere stato allevato da Cosa Nostra. Un’accusa devastante sulla quale non ha mai sentito il dovere e la decenza di chiarire. E’ un bugiardo. Ostenta buon umore mentre il Paese si è trasformato in una gigantesca comunità precaria e in un campo di sversamento di liquami. Il 14 dicembre si è votata la fiducia al suo Governo grazie ad una compravendita di parlamentari spudoratamente testimoniata in numerose interviste rilasciate dai parlamentari corrotti medesimi.

Un libro vi trasporterà: Michel Déon

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In casa d’amici (si vedono di giovedì) ho messo su una nuova intervista per la rubrica che curo, “un libro vi trasporterà”dedicata al romanziere francese Michel Déon. Gallimard ha appena pubblicato una riedizione , rivisitata dallo stesso autore, del romanzo Les poneys sauvages, con cui ottenne la definitiva consacrazione da parte dei lettori e della critica. Si tratta di un viaggio in una Parigi innevata, come mai, in strade di quasi Natale. Mi faceva piacere condividerla, anche qui, con voi. effeffe

PREFAZIONE AGLI AUTISMI

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Gentile Giacomo Sartori,
forse la misura breve si adatta meno alla sua scrittura che ha bisogna di tempi più lunghi. Questi racconti, minute parabole che sfiorano il paradosso, ci sono parsi un po’ squilibrati: la causticità delle intenzioni è trasferita su un piano iperrealistico poco funzionale all’idea di base,  e greve nel risultato finale. I temi sono poco identificabili e, quando lo sono, troppo frequentati dalla letteratura.
La scrittura molto spesso scade nel grottesco pur cercando soluzioni comiche, altre volte è un po’ scontata.
Insomma, a differenza di altre cose sue, i racconti non ci sono piaciuti.
La ringrazio però per averceli inviati
Cari saluti
X. X.

di Giacomo Sartori

I diciassette Autismi sono stati postati nell’arco di un anno su Nazione Indiana (all’inizio da Andrea Raos, e poi da me, perché nel frattempo ero stato accolto nel blog). Come spesso succede per i racconti, perché la volontà conta fino a un certo punto, tutto è nato con un primo testo che ha per così dire aperto la via, e poi alla spicciolata sono venuti anche gli altri, che avevano con quel primo scritto un legame di necessità ma anche di libertà, forse di sfida aperta, proprio come succede nelle nidiate. I lettori erano in genere abbastanza numerosi, anche se certo molto meno numerosi di quelli di altri contenuti più gettonati di Nazione Indiana. E questo nonostante fossero in molti casi piuttosto lunghi.

A chi è Rivolta?

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di Marco Belpoliti

Rivoluzione addio? Sì, il suo posto è stato preso dalla rivolta. Da Clichy-sous-Bois, nella banlieue parigina, nel 2005, ad Atene nel 2008, all’assalto degli studenti londinesi nel 2010, o alla discesa in piazza a Roma del corteo degli studenti l’altro ieri, la rivolta sembra aver preso il posto delle forze rivoluzionarie. La rivolta non ha progetto, non si proietta nel tempo futuro. Come ha sostenuto uno dei suoi teorici, il germanista e mitologo Furio Jesi, morto giusto trent’anni fa, in Spartakus. Simbologia della rivolta, testo apparso postumo, “prima della rivolta e dopo di essa si stendono la terra di nessuno e la durata della vita di ognuno, nelle quali si compiono ininterrotte battaglie individuali”. Evocando Rimbaud e la Comune di Parigi, Jesi affermava: “solo nella rivolta la città è sentita come l’haut-lieu e al tempo stesso come la propria città”; nell’ora della rivolta non si è più soli, ma si è nel flusso cangiante del Noi, entità provvisoria e labile, estatica e violenta.

Cesenatico

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di Giovanni Catelli

I bambini guardano passare il treno, dal giardino della colonia, e salutano.
Ancora credono all’estate, all’ora del gelato, alla passeggiata serale.
Domani, ancora il bagno, la spiaggia, le corse a perdifiato, la pasta col ragù, l’aranciata, e le partite a calcetto, il profumo della polvere, che sale, dallo spiazzo bianco, innaffiato dal custode.
Il vento del crepuscolo muove le foglie del viale, già porta via le più stanche, annuncia i metalli del treno, le sirene lontane : come dire, che i giorni corrono al mancare, che il nome di settembre s’annuncia, nei colori del cielo, nel vento più crudo al di là della pioggia, nell’ora serale più lesta, e segreta, mentre tutti corrono a mensa, e sognano fritture, patatine, fette di torta senza fine.

MARIO VARGAS LLOSA [ … e per trasformare in possibile l’impossibile. ]

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   [ antidoto ]


[…]
 
Dalla caverna ai grattacieli, dalla garrota alle armi di distruzione di massa, dalla vita tautologica della tribù all’era della globalizzazione, le finzioni della letteratura hanno moltiplicato le esperienze umane, impedendo che noi uomini e donne soccombessimo al letargo, all’indifferenza, alla rassegnazione. Niente ha seminato tanto l’inquietudine, smosso tanto l’immaginazione e i desideri, come questa vita di invenzioni, che aggiungiamo a quella che abbiamo grazie alla letteratura, per essere protagonisti delle grandi avventure, delle grandi passioni che la vita vera non ci darà mai.

Inverni straordinari

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di Francesca Matteoni

Questi sono i giorni amati dalla Renna
appare luminosa la stella del Nord
questo è l’obiettivo del sole
e la Finlandia dell’anno
Emily Dickinson

Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?”
Andrea Zanzotto

Too-Ticki e le creature nascoste

Tutto intorno il gelo ha seccato le foglie, percorso i rami in strati di brina. Il sibilo del vento è un ululato gigantesco, che spacca la pelle dei volti e fa volare i cappelli; l’oscurità ha ricacciato nelle tane gli animali del bosco, si staglia contro gli enormi sempreverdi gettando il mondo nell’ombra. È l’inverno del nord. Il sole non è che una striscia grigia che si leva appena all’orizzonte. Solo una creatura se ne va tranquilla a spasso per la foresta né triste né allegra, a suo agio. Ha un pesante maglione di lana, bianco a righe rosse che lo copre quasi fino ai piedi. Un berretto rosso con pon pon. Nel silenzio lo sentiamo che improvvisa una canzone su se stesso, solo nella neve, se la ripete a fior di labbra. Too-Ticki, questo è il suo nome, è un personaggio del mondo dei Mumin, piccoli troll gentili inventati dall’artista finlandese Tove Jansson, che, a differenza dei ben più noti e scorbutici troll della tradizione scandinava, amano il sole e cadono in letargo nel periodo invernale.

Quadrivi, fenditure

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di Fabio Andreazza

Le tinte ancora non sono ultimate,
la cerchia, invece, lucida dapprima
e distante, furtiva si è spostata.
Ancora ci si muove in quasi tutte
le direzioni: rimangono bivi,
trivi e quadrivi; ma ogni tanto vedo
qualche ponteggio e tutto un orizzonte
familiare.

(1997)

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In qualche punto di questo malfido
trascorrere o inoltrarsi mi intrattengono
diverse vite mentre se ne vanno,
lasciando linee più calde e parole
meno improvvise; non più due riflessi
del dolore sul volto in un percorso
già chiarito ma vero. A me il seguito:
ed è un duro scattare.

(1998)

V° Festival internazionale di poesia Caltagirone

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17-18-19 DICEMBRE 2010

RAGIONE, PASSIONE E INTERFERENZA. LE DIMENSIONI CREATRICI DELLA POESIA

°

17 DIC. : L’ESPERIENZA POETICA DEL PENSIERO

Reading  e conversazioni con gli autori

ANTONIO RICCARDI presenta il suo ultimo libro “AQUARAMA E ALTRE POESIE”

MARIA CONCETTA RIPULLO E ANGELA ALES BELLO (Roma) parlano di filosofia e poesia presentando il libro “Ragione e Sentimento. Antropologia ed Estetica”

GIOVANNI MIRAGLIA coordina il dibattito e presenta un omaggio al poeta-scrittore TURI SALEMI insieme a MARIA ATTANASIO

18 DIC.: PASSIONE IN FORMA DI POESIA

READING E CONVERSAZIONE CON GLI AUTORI

MARIA ATTANASIO presenta le sue ultime POESIE uscite sull’ALMANACCO dello SPECCHIO MONDADORI 2010

ANTONELLA ANEDDA (Roma) presenta il suo ultimo libro “LA VITA DEI DETTAGLI” accompagnata dalla proiezione di immagini d’arte

JENNIFER SCAPETTONE (USA), poetessa, traduttrice e docente parla della sua esperienza di scrittura sperimentale

JOSEPHINE PACE introduce e coordina il dibattito insieme a MARIA ATTANASIO.

Classifiche Pordenonenelegge-Dedalus dicembre 2010

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Narrativa

1) Walter Siti, Autopsia dell’ossessione, Mondadori,  p. 81

2) Franco Cordelli, La marea umana, Rizzoli,  p. 68

3) Andrea Bajani, Ogni promessa, Einaudi,  p. 66

4) Gilda Policastro, Il farmaco, Fandango,  p. 38

5) Sandro Veronesi, XY, Fandango,  p. 32

6) Lucio Klobas, Anni luce, Effigie,  p. 25

7) Aldo Nove, La vita oscena, Einaudi,  p. 21

7) Alessandro Piperno, Persecuzione, Mondadori,  p. 21

9) Cristiano de Majo,  Vita e morte di un giovane impostore scritta

da me, il suo miglior amico, Ponte alle Grazie, p. 17

10) Ugo Cornia,  Operette ipotetiche, Quodlibet, p. 16

Radio Londra: Play Immobil

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A “Corral” protest
di

Paolo Mossetti

When hit by boredom, let yourself be crushed by it; submerge, hit bottom.
– Joseph Brodsky.

Un albero lo si conosce dai suoi frutti, e una democrazia la si conosce dalle tecniche che adopera per affrontare il dissenso. La pratica del kettle (letteralmente ‘bollitore per il tè’) è rappresentativa di tutte le inquietanti forme di controllo che la legislazione inglese suggerisce di praticare. Sperimentata già nella Germania Ovest  degli anni Ottanta, e poi rispolverata da qualche anno dalla polizia del Nord Europa,( (inclusa quella italiana, a Napoli nel 2001) è un modo subdolo e astuto per portarti all’inoffensività senza lasciare segni duraturi sulla pelle, o quasi, ma soprattutto per risucchiare il dissenso in un vero e proprio «buco nero» nel territorio urbano.

Il male maggiore, Saviano e i letterati

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di Andrea Inglese

Vi è un grande compiacimento quando due o più italiani, siano essi di destra o di sinistra, si trovano a parlare del proprio paese. “È tutto una merda” è divenuta una formula senza colore e altrettanto proverbiale di “governo ladro”. Da sinistra viene detta in modo apocalittico, da destra in modo cinico.

La catena del vizio, naturalmente, non compie salti: essa lega in una stessa vischiosa fratellanza chi ha eluso qualche fattura sino al rapinatore in armi, passando per corruttori e frodatori dal colletto bianco. Questo atteggiamento fornisce una straordinaria narrazione corale, compiutamente sottratta alla logica del divenire storico e immersa in un’eterna commedia delle basse passioni. In tale contesto ogni forma di analisi critica, che si voglia porre come preludio a un possibile cambiamento, giunge sempre tardi. Tutto è già stato, da tempo immemore, denunciato e denigrato; tutti i mali sono risaputi. Accade, poi, che certi mali siano talmente risaputi, da scivolare in una zona inerte della coscienza nazionale, dove galleggiano in una sorta di foschia definitiva, né compiutamente rimossi né inclusi una volta per tutte nella zona vigile.

pedalando fuori

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di Maria Angela Spitella

Se Mario non ci avesse raccontato la sua storia, noi non avremmo mai pensato vedendolo, che viene da 30 anni di carcere.
Ha un aspetto sano, forte, lo sguardo fiero, gli occhi di un celeste pulito, la voce ferma, con l’accento laziale, tra Testaccio e Prima Porta, due quartieri di Roma. Non porta i segni della galera, eppure di anni dentro se ne è fatti molti. Ha girato parecchi istituti di pena, in Italia sono 206 tutti al limite del sovraffollamento, ha viso diverse realtà.

Biagio Cepollaro a Brera

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di Antonio Sparzani
venerdì 17 dicembre, ore 14.30
Accademia di Brera, Milano, via Brera 28, aula 25
a cura di Italo Testa

reading di poesia di Biagio Cepollaro.
 
 
 

Ecco qui una delle prime poesie di Biagio, quella che apre la raccolta Scribeide, Piero Manni, Lecce 1993.
 
 
 
Metro ‒ Metrò

 

‘O lengua scottiante,
como si stata usante
de farte tanto ennante,
parlar de tale estato?

 
[Jacopone da Todi, lauda XXXIX]

 
 

stravolto il vecio

intra ed esce

como bimbo o tinège

schianta limbo

del metrò de schege e

spira d’in su l’occhio

la chiassosa

forescenza de lumi

e de scudi logi

vedi como sono rinchiusi i vetri
como il tempo rifugga la sustanza
e la bruta forza grandiosa avanza

Helvetia Park

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di Simona Casonato

L’altro giorno ho misurato la mia forza culturale. È venuto fuori che ne ho abbastanza da “convincere la fanfara del paese a suonare un brano death metal”. Non credo fosse un risultato lusinghiero, ma se qualcun altro vuol provare a fare di meglio, può andare alla mostra di arte contemporanea allestita a Bellinzona e tirare un cazzotto all’apposito punch ball. In mezzo a rutilanti lucine colorate (è un vero punch ball da luna park) riceverà il responso. Magari non siete neanche buoni per organizzare un evento locale con l’ultima concorrente eliminata al reality di moda, tiè.
Helvetia Park è più di una mostra. È un insieme di giostre e attrazioni realizzati da artisti svizzeri contemporanei, fondamentalmente allo scopo di prendere per il culo il sistema. Assolutamente consigliato portare i bambini.
L’esposizione sarà ospite al Museo di Castelgrande di Bellinzona fino al 23 gennaio 2011. È compresa nel prezzo del biglietto del museo di arte e archeologia locale (piccolo, raffinato e curatissimo, da visitare prima della mostra, altrimenti è come assaggiare un cocktail di scampi dopo un’amatriciana).

Siamo tutti Scilipoti: stop alla prostituzione dei parlamentari!

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Ai sensi dell’articolo 17-Protezione sociale- della L.R. n.13/2009, lo Stato coordina gli interventi di accoglienza, di rieducazione e d’inserimento socio-lavorativo dei parlamentari  vittime di situazioni di violenza, sfruttamento, abuso, in collaborazione con la rete di organismi pubblici e privati, con particolare attenzione alle vittime di prostituzione e tratta di sovranità popolare. In linea anche con le indicazioni del Testo Unico in materia di rappresentanza politica, lo Stato cofinanzia ai sensi dell’art. 18 del Decreto Legislativo sopra richiamato e dell’art. 13 della Legge 11 agosto 2003, n.228 interventi e servizi finalizzati al recupero ed al reinserimento sociale dei parlamentari vittime della tratta della sovranità popolare e della prostituzione, attraverso il lavoro delle Unità di strada, gli sportelli di segretariato sociale, i programmi di assistenza ed integrazione sociale, la presa in carico territoriale, la formazione e l’inserimento lavorativo dei parlamentari accolti nei programmi di recupero, lo studio e l’osservazione dell’evoluzione del fenomeno, la sensibilizzazione, gli  interventi di promozione della salute, gli interventi di mediazione sociale e dei conflitti, la consulenza e assistenza legale, i corsi di formazione professionale, le azioni finalizzate all’emersione dalla condizione di sfruttamento, ecc. Gli interventi sono attuati in collaborazione con le Associazioni accreditate dallo Stato ad effettuare interventi di Protezione Sociale in collaborazione con una “rete” di organismi pubblici e privati.