di Franco Buffoni
Una ragazza di 17 anni, a Ravenna, ha preso posizione contro la sua insegnante di religione. Una volta saputo che la studentessa era lesbica, la docente non aveva perso l’occasione per parlare in classe dell’omosessualità come di una malattia. La notizia è stata diffusa dal sito Ravenna&Dintorni: la ragazza è scappata dall’aula, sbattendo la porta e lasciando la scuola con qualche mese in anticipo.
Il sito ha contattato l’insegnante, che ha ammesso di aver parlato dell’omosessualità come “derivante da disturbi relazionali e di psiche”. E di avere citato il libro di Luca Di Tolve, l’omosessuale ‘guarito’ di cui parla la canzone di Povia “Luca era gay”. Un po’ come se un professore portasse “Confessioni di un’ereditiera” ad un corso di diritto privato… Questo caso rappresenta una buona occasione per fare il punto sull’IRC, l’Insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole di stato italiane.
IRC E OMOFOBIA
MATRIMONI
di Massimo Serva
Domenica 24 luglio, nel giorno della sua entrata in vigore, a New York saranno celebrati i primi matrimoni secondo la nuova legge. Nei 5 municipi sono arrivate 2.661 richieste, di cui 1.728 di coppie gay. Il Sindaco Bloomberg non potrà dare seguito a tutte le richieste nella sola domenica 24. Potranno dire “I do”, solo 764 coppie, etero o gay che siano. E per non fare favoritismi sarà la sorte a decidere chi potrà sposarsi il 24. Verranno dunque sorteggiate 764 coppie tra tutte le richieste presentate fino ad oggi. Il Sindaco:< <.. E’ meglio così, che avere lunghe file davanti ai 5 Municipi e rischiare di mandare a casa delusi (e non sposati) migliaia di aspiranti…>>.
… Non riesco proprio ad immaginare la stessa scena al Comune di Roma, in coda da Alemanno… Complimenti a Bloomberg!… Evviva New York!… Me ne vado ragazzi! Mi trasferisco!…
Animale e minerale
di Goffredo Fofi
[prefazione a Le calligrafie del Corvo di Francette Vigneron, Nutrimenti 2011]
Per dire un male che appare più che umano, gli umani ricorrono spesso a metafore animali o addirittura minerali, esorcizzano il loro male attribuendone l’origine a qualcosa che umano non è. Il ‘mistero del male’ è il più terribile dei misteri che minano i nostri comportamenti individuali e le società che l’uomo ha edificato. Esso sembra non avere spiegazioni, anche se scientificamente molti, compreso Darwin, le hanno cercate e ci si sono accostati. Ma la scienza non ci ha certamente aiutato a combattere il male, a liberare noi umani dalle sue catene, dalle nostre nefaste pulsioni negative, distruttive. Questo che è di tutti il mistero più nero è ‘semplicemente’ il male insito nella nostra origine e nella stessa creazione, e le metafore animali che lo hanno descritto derivano forse dalla nostra origine animale, mai superata, controllata. E il male insito nella nostra origine, nella Creazione, non ha saputo risolverlo la Redenzione, il sacrificio del Cristo, Dio-Uomo.
Note per un diario parigino
da Chiunque cerca chiunque
di
Francesco Forlani

Settimo capitolo
Chez Omar
Il marché des Enfants Rouges è in Rue de Bretagne. Con Patrick ed Esteban abbiamo appuntamento proprio lì, che poi si va da Simon, chez Omar. La Rue de Bretagne è una prima fila lunghissima che guarda davanti a sé quello che succede sull’altra parte della strada. e per quanto non succeda mai nulla, si rimane per delle ore, seduti a sorseggiare una chiara, convinti che qualcosa prima o poi capiterà. Ti arriva l’eco dei Grands Boulevards e l’alchemica sorte dei tessuti di Sentier. Esteban insegna spagnolo nella stessa scuola in cui io e Massimo diamo corsi d’ italiano. L’altra sera ho ascoltato la sua intervista registrata a Erich Priebke. Dopo la guerra insieme ad altri nazisti s’era rifugiato nella sua città d’origine, Bariloche, una sorta di Sud Tirolo del continente americano, e così ho ascoltato la voce di un nazista che non è una voce di nazista, ma di un vecchio nazista e allora non riesci a fare la differenza fra la voce di un vecchio nazista e un vecchio proprietario di appartamento come il nostro di Rue Vieille du Temple. Esteban ha una sorella che quando ci vediamo mi canta sempre “scalinatella” , poi gioca bene a pallone e infatti quando è estate che si va tutti, quelli della Bête étrangère,a giocare sulla Marne, lui segna sempre, ola!, tra le Guinguettes con i loro tavoli e le tovaglie di carta a quadri lungo il fiume.
SATANISMO
di Daniele Ventre
Il problema della diffusione del satanismo è articolato (frase di innesco, funzione fàtica). Dal punto di vista della storia delle religioni, ci sono vari tipi di satanismo. Una cosa è il satanismo simbolico del Carducci dell’inno a Satana (frequentato da quattro gatti e in alternanza con Promèteo e altri simboli tratti dalla mitologia e dalla letteratura); un’altra cosa è il satanismo alla Anton LaVey, che in pratica è un satanismo simbolico-razionalista con un simbolismo più marcato e più caricato e con una forte dose di egoismo neostirneriano (che arriva al paradosso di dire: se uno se la sente di essere altruista e sacrificarsi per gli altri, che lo faccia, perché è la sua natura); un’altra cosa è il satanismo delle sètte statunitensi, un’altra cosa ancora, benché su lunghezze d’onda contigue, è il satanismo delle sètte italiote. Quest’ultimo è un satanismo violento e reattivo. Fa parte di una forma degenere di pensiero antagonista, che non ha saputo trasformarsi ed è rimasto allo stadio di egoismo ribellistico. Che un certo religiume ne sia la matrice è storicamente acclarato.
OMOFOBIA DI STATO
di Bijoy M. Trentin
Non è la prima volta che un disegno di legge anti-omofobia/transfobia viene proposto in Parlamento. Quando fu affossato per “pregiudiziali di costituzionalità” nel 2009, negli USA veniva approvata una specifica norma che tra i crimini d’odio elenca le violenze per motivi di religione, razza, colore della pelle, origine nazionale, genere, identità di genere, orientamento sessuale, disabilità (è il cosiddetto «Matthew Shepard Act»). Questo è il minimo che oggi una democrazia dovrebbe garantire per definirsi tale, insieme a una regolamentazione non discriminatoria per le coppie LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender): e su tali questioni l’Italia disattende numerose norme e raccomandazioni dell’Unione Europea, dimostrandosi incapace di avviare un processo di approfondimento dell’inclusività e della laicità dello Stato.
Considerato anche il recente aumento dei crimini basati sull’intolleranza nei confronti delle persone LGBT, ultimamente pure Amnesty International ha sottolineato che «le autorità italiane dovrebbero contrastare con maggiore decisione gli atteggiamenti omofobici in modo da garantire una maggiore sicurezza delle persone LGBT» (Rapporto Annuale 2010). E cosa si fa in Parlamento?
Memorandum su Genova
Lutz Seiler, Il peso del tempo
di Stefano Zangrando

Vi è un certo ardimento nel proporre, come ha fatto l’editore Del Vecchio, una collana dedicata alle short stories a un pubblico come quello italiano. Pure i buoni esiti continuano a non mancare un po’ ovunque, come dimostra lo stesso primo nato di questa «collana racconti», Il peso del tempo (traduzione di Paola Del Zoppo, pp. 232, € 15) dello scrittore tedesco Lutz Seiler. Il titolo è un lieve, felice scostamento dall’originale: la Zeitwaage, alla lettera «bilancia del tempo», è il cronocomparatore, uno strumento che amplifica il ticchettio dell’orologio per rilevarne le aritmie. Si tratta dunque di misurare il tempo, di “pesarlo” appunto, di vagliare cioè, fuor di metafora, le irregolarità, le sfasature, le incongruenze esistenziali dovute in primo luogo al congedo storico dalla RDT, ma che nascono in realtà da un sostrato più personale, da una pena variamente incarnata.
ragazzo, 20 luglio 2001
1.7 dalla sala, mentre gli altri sono in spiaggia, ed è luglio, ed il filo nero che fa da antenna della radio, come un rapporto precario che attraversa, e crepa, lo spazio della mia percezione, e della mia vita, parte dall’apparecchio appoggiato per terra, tra il posacenere e le pagine del manifesto e del corriere della sera, e raggiunge la spalliera della sedia, da dove riparte per il tavolo, su cui si appoggia la gruccia a cui si attorciglia, che amplifica il segnale, facendo correre le onde elettromagnetiche che raccoglie nella sezione tubolare delle proprie linee, e riesce a captare le emissioni di popolare network, mi affaccio alla finestra e, dal piano di sopra, avverto la zia della mia ragazza, che ci ospita in calabria, che a genova le cariche non sono motivate, che hanno ucciso un ragazzo, e che si chiama carlo giuliani.
Festival Collinarea
DAL 21 AL 30 LUGLIO IL FESTIVAL “COLLINAREA”:
IL “GENIUS LOCI “ DI LARI CHE PROTEGGE GLI ARTISTI
Classifiche pordenonelegge-Dedalus giugno-luglio 2011
I Lettori e le Lettrici delle Classifiche pordenonelegge-Dedalus hanno selezionato, con una votazione specifica, le terne dei finalisti del premio “Stephen Dedalus”, giunto alla sua quinta edizione. Ai Lettori è stata sottoposta la lista dei primi tre classificati di tutte le categorie (Narrativa-Altre scritture, Poesia, Saggistica) nelle votazioni avvenute fra l’ottobre 2009 e il giugno 2011. Come da regolamento del Premio, da questa lista sono state escluse le opere uscite in collane dirette o coordinate da uno dei membri della giuria; quelle postume; quelle miscellanee; quelle già finaliste nella precedente edizione del premio; quelle di autori che hanno già vinto il premio “Dedalus” nelle precedenti edizioni.
Le terne dei finalisti sono risultate:
Per la Narrativa-Altre scritture
Franco Arminio, Cartoline dai morti, Nottetempo
Helena Janeczek, Le rondini di Montecassino, Guanda
Michele Mari, Rosso Floyd, Einaudi
Per la Poesia
Milo De Angelis, Quell’andarsene nel buio dei cortili, Mondadori
Fabio Pusterla, Corpo stellare, Marcos y Marcos
Andrea Zanzotto, Conglomerati, Mondadori
Per i Saggi
Giorgio Agamben, Categorie italiane, Laterza
Ezio Raimondi, Figure e ombre, Il Mulino
Massimo Rizzante, Non siamo gli ultimi, Effigie
GIOVANNI MORELLI [ Faenza, 14 maggio 1942 – Venezia, 12 luglio 2011 ]

da Il morbo di Rameau: la nascità della critica musicale
IL MULINO 1989, pag. 257
Les Indes galantes Parigi, Opéra [ 23 agosto 1735 ]
di Jean-Philippe Rameau [1683-1764 ]
PROLOGO
⇨ Fondazione Giorgio Cini in lutto per la morte di Giovanni Morelli
La letteratura, il trauma, l’estremo
Comprendere il senso di una costellazione di narrazioni, a prescindere da ogni giudizio di valore e dalla costruzione di un possibile canone. Prendere in esame una serie di libri per decifrarne il senso complessivo, che avrà qualche omologia di forma con lo spirito del tempo. Capire in che rapporto sta una certa letteratura con il mondo di cui essa è prodotto. Così facendo si tralascerà la questione del valore da attribuire ai singoli testi, e in quest’opera di comprensione cartografica potrà accadere che libri scritti male siano più rilevanti di libri scritti bene. Perché non si tratta di dar vita a un canone. E’ è questo il caso di Daniele Giglioli, nel suo saggio Senza trauma. Scrittura dell’estremo e narrativa del nuovo millennio (Quodlibet, pp. 115, euro 12). Non che il canone non debba esistere più, sia chiaro: semplicemente, a Giglioli non interessa partecipare alla sua stesura. Con un atteggiamento spinoziano, fedele al motto “non ridere, non piangere e non detestare, ma comprendere”, Giglioli si concentra piuttosto sulla lettura dei testi della nuova narrativa italiana in quanto sintomi.
Nuove antologie, vecchi criteri
[Con questo articolo, apparso sul numero 11 (luglio 2011) di “alfabeta2”, s’inaugura sul sito omonimo la rubrica “Confluenze” (diversi interventi su o a partire da un medesimo libro). Tema: la poesia francese contemporanea, ma non solo. Per iniziare, una sitografia ampia, che possa mettere in contatto il lettore con un campione notevole di testi già tradotti dal francese in italiano e disponibili sul web, e un intervento di Gherardo Bortolotti sui rapporti tra la pratica di GAMMM, blog letterario di ricerca, e il concetto di Weltlireratur.]
di Andrea Inglese e Andrea Raos
[Su Nuovi poeti francesi, a cura di Fabio Scotto, traduzioni di Fabio Scotto e Fabio Pusterla, Torino, Einaudi, 2011, pp. 311, 16 euro.]
Un’antologia di poesia francese contemporanea era molto attesa in Italia, per diversi motivi. Innanzitutto, una scarsa conoscenza da parte anche del pubblico specializzato della poesia francese contemporanea al di là dei pochi nomi che in Italia, per motivi non sempre facilmente comprensibili, hanno riscosso una perdurante popolarità critica ed editoriale. (Tra il 2004 e il 2005, la rivista Po&sie fece uscire due numeri dedicati alla poesia italiana. Uno di essi includeva un questionario sulla poesia francese proposto a un certo numero di poeti italiani. I nomi che ritornavano più spesso erano Char, Michaux, Ponge, Bonnefoy, Jaccottet. Ciò indicava una ricezione della poesia francese perlomeno fossilizzata.)
Sul filo dell’acqua: Anna Costalonga
La vita è inferno all’infelice
Eravamo là dove il Piave
s’unisce con il Boite
Così erto e arido
era il cammino
che tornammo animali
Mani e piedi nella terra
che le unghie scarnite
sfarina e slaida
L’amor di noi nascosto
Da fili spinati irti
di barbe lanose
era infante nell’acqua ghiaccia
Nuovi autismi 3 – La mia carriera letteraria
di Giacomo Sartori
Il mio ultimo romanzo è andato benissimo: nessuno l’ha comprato, nessuno l’ha recensito, nessuno ne ha parlato. Nessuno mi ha invitato a discuterne da qualche parte, nessuno mi ha cooptato a un qualche festival letterario. Nemmeno a uno piccoletto, in uno di quei villaggi abbioccati dove gli scrittori locali inscenano scialbe ruotine di provincia (anche ai festival preclari gli scrittori fanno la ruota, ma è una ruota celebre e rifulgente), nemmeno quando il tema prescelto era giustappunto quello del romanzo. A me piace fare le cose bene, adoro la purezza. Prima purtroppo qualche derelitto dei miei romanzi ne parlava (nelle catacombe dei blog, su qualche confidenziale periodico cartaceo), il che un po’ mi rattristava. Adesso invece ho fatto enormi progressi: finalmente attorno ai miei testi il silenzio è puro e grandioso. Le cose vanno fatte bene: ci vuole un’inossidabile professionalità, molta dedizione. E naturalmente tanto talento, perché senza quello non si fa nulla. Prima di tutto bisogna saper scegliere il momento. Se per esempio sulle pagine cosiddette culturali dei quotidiani frotte di boriosi critici deprecano la marea di noir che converge sui banchi dei librai, quello è il momento ottimale per mettere in cantiere un noir.
VISIONI in TRALICE [I] I can’t hide you the rock cried out
[ da NUOVOMONDO di Emanuele Crialese]
di Orsola Puecher
Questa è la terra di latte e miele,
che gli animali nascon senza fele,
un fiume di tal sorta qui si trova,
sei hore acqua scorre, poi se ne renova,
quattro fiate si muta alla giornata,
in dolce vin e in latte e poi gioncata.
SINNERMAN [ traditional spiritual ]
Nina Simone [ 1933 – 2003 ] live 1965
Oh sinnerman where you gunna run to
Sinnerman where you gunna run to
Where you gunna run to
All on that day
Archètipi: Beniamino Servino

Un luogo perduto
di
Beniamino Servino
È chiamata piazza. Piazza Carlo III. Piazza? Ma se dentro c’entra tutta una piccola città! Isernia, per esempio, 20 mila abitanti, ci sta tutta. Ma non i volumi, tutta la città con le strade le piazze la villa comunale. Ci siete mai andati? Già, lì ci si va apposta. Non è che la incontri camminado per la città. Ci capiti perché ci vuoi andare. Io ci vado ogni tanto in bicicletta.
Il titolo di queste note è un luogo perduto, ma sarebbe più adatto il luogo della follia.
Oggetto di un intervento di recupero durato anni e costato una cifra che fa rabbrividire tanto è incredibile, restituisce la dimensione della follia anacronistica e ottusa delle sovrintendenze. La vista da google earth [solo così si può scoprire il disegno delle siepi o la geometria dei percorsi] mostra dei ricami da cartigli barocchi che ti fanno sobbalzare! Vuoi vedere, pensi mentre stai su google earth, che quelle bizzoghe e quei frustrati volevano rifare qualche disegno di quel bellillo di Vanvitelli?
Eh sì. Proprio così. Hanno usato le risorse pubbliche per disegnare delle siepi roccocò [che gli si bloccasse in gola a Natale un roccocò!]. Non ci sta una pianta! [Non c’è un albero!] Cosa che se ci capiti [perché ci devi capitare per caso!] sotto il sole là rimani, morto.
Un luogo perduto perché sottratto alla città. E sottraendo sottraendo non resta più niente della città.
Su “Elisabeth”
cHI Va là
[Dal 17 al 20 liglio si terrà a Roma la 6° Conferenza Mondiale sull’Aids. Maria Angela Spitella ha intervistato per Nazione Indiana Stefano Vella, coordinatore del gruppo di ricerca su HIV, epatiti e salute globale all’Istituto Superiore di Sanità, e Direttore del dipartimento del farmaco. E ha raccolto le storie di Marco e Alessandra. Perché il silenzio per l’Aids non è una cura]
di Maria Angela Spitella
La prima volta che ho sentito parlare di Aids avevo quindici anni, lo ricordo ancora come uno schiaffo. Il cuore che si ferma e la paura che si impadronisce di me. Ero al mare, sul Corriere della sera ho letto di questa malattia, ho visto la foto di un malato magro da far paura, con il viso scavato e sofferente. Di morti e di malati non ne avevo visti, ma davanti a quell’articolo mi sono ritrovata a pensare che forse sarebbe potuto accadere anche a me. Ero giovane, ma avevo già avuto i primi rapporti sessuali, e come si leggeva, la malattia si trasmetteva proprio per via sessuale.





