di Paolo Morelli
Quando ero giovane per un estate ho frequentato un mercato sul lago di Garda. Con il nostro banco di chincaglierie ci spostavamo giorno dopo giorno nei paesi del circondario. Se me lo ricordo come un periodo meraviglioso è perché il posto che ci era stato assegnato era proprio di fronte a un venditore di fazzoletti, un piccoletto coi baffi che aveva una particolarità: conosceva a memoria tutte e tre le cantiche della Commedia e tutto l’Orlando Furioso, oltre a una caterva di poesie, in lingua e dialettali. La sua tattica professionale non consisteva nel decantare la merce in vendita, bensì nell’attaccare già dalla mattina un canto dietro l’altro, con grande stile interpretativo, e così faceva grandi affari.
Risalendo un po’ indietro, non è forse Rousseau a raccontare l’abitudine dei gondolieri veneziani di recitare intere stanze dei poemi cavallereschi mentre remavano? E il Foscolo non scrive dei forzati di Livorno che cantavano, tornando dal lavoro, le litanie dei crociati dal canto XI della Gerusalemme Liberata?











