di Daniele Ventre
Il problema della diffusione del satanismo è articolato (frase di innesco, funzione fàtica). Dal punto di vista della storia delle religioni, ci sono vari tipi di satanismo. Una cosa è il satanismo simbolico del Carducci dell’inno a Satana (frequentato da quattro gatti e in alternanza con Promèteo e altri simboli tratti dalla mitologia e dalla letteratura); un’altra cosa è il satanismo alla Anton LaVey, che in pratica è un satanismo simbolico-razionalista con un simbolismo più marcato e più caricato e con una forte dose di egoismo neostirneriano (che arriva al paradosso di dire: se uno se la sente di essere altruista e sacrificarsi per gli altri, che lo faccia, perché è la sua natura); un’altra cosa è il satanismo delle sètte statunitensi, un’altra cosa ancora, benché su lunghezze d’onda contigue, è il satanismo delle sètte italiote. Quest’ultimo è un satanismo violento e reattivo. Fa parte di una forma degenere di pensiero antagonista, che non ha saputo trasformarsi ed è rimasto allo stadio di egoismo ribellistico. Che un certo religiume ne sia la matrice è storicamente acclarato.










