di Matteo Fantuzzi, Lorenzo Mari, Francesco Terzago, Guido Mattia Gallerani
Nel saggio collettivo, Matteo Fantuzzi s’interroga sul rapporto tra l’ascolto del pubblico e il lavoro dei poeti, portando ad esempio l’attualità della corrente di “Nuova poesia civile” nel nostro panorama. A prova delle capacità d’apertura verso il pubblico di questo modo poetico, Fantuzzi indica Fabio Franzin come autore rappresentativo, in quanto in grado di creare una poesia che parli “non a pochi”. Lorenzo Mari riflette invece sulla necessità d’intraprendere un’adeguata ricerca stilistica per questo filone, che non si deve ridurre a un solo fenomeno tematico di aderenza ai temi sociali della nostra epoca. Alborghetti, Cattaneo, Cangiano saranno per Mari possibili luoghi d’incontro di una messa a punto di una poesia che si serve della lingua d’uso, mentre Carlo Bordini apparirà un buon modello di apertura intellettuale e dell’assunzione del ruolo del poeta ai giorni nostri. A questo punto, Francesco Terzago scende ad approfondire il problema di comunicazione fra pubblico e poeti, il quale forse proprio la “Nuova poesia civile” potrebbe contribuire a migliorare, gettando i germi di un’epica italiana anche poetica, nell’interesse di guadagnare un pubblico più vasto. La riflessione sulla “poesia dell’oralità” e sulla poetica di Luigi Nacci permettono a Terzago di concretizzare il suo discorso con indicazioni retoriche. Infine, Guido Mattia Gallerani riflette sulle peculiarità che la “Nuova poesia civile” può assumere nel nostro paese e nelle sue deviate dinamiche sociali. In tal senso, solo una sorta di “rivolta morale” può consentire la creazione di quelle premesse di divulgazione che avvicinino il pubblico, e non lo respingano.















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