di Giacomo Sartori
Facciamo una colletta. Accettiamo finalmente di giocare sul suo terreno, invece di cercare di tirarlo sul nostro (un ippopotamo potrebbe imparare a mangiare con la forchetta?), invece di aspettare sempre che la sinistra risorga e batta un colpo. Se ci mettiamo dieci euro a testa, e siamo anche solo dieci milioni, raggranelliamo cento milioni di euro. Se facciamo uno sforzo ulteriore e ne sganciamo cento a testa, il che certo non ci rovinerà, arriviamo a UN MILIARDO di euro. Già una bella sommetta. Se poi stringiamo la cinghia, a costo di indebitarci per qualche tempo, a costo di mangiare pane e asiago per sei mesi, e ne sborsiamo mille (bisogna spiegare che ne vale la pena), il totale sale a DIECI MILIARDI di euro. Con DIECI MILIARDI di euro la vittoria è a portata di mano.
Ma naturalmente chi vuole può mettere di più, anzi deve farlo. I cantanti lirici e i semiologi famosi, i cervelloni che hanno dovuto fare le valige, gli esuli sconfortati, o anche solo quei semplici emigrati che vedono ogni giorno la loro terra di origine additata e ridicolizzata. E coinvolgiamo le istituzioni internazionali quali l’OMS, l’UNHRC, la Croce Rossa. Perfino gli immigrati clandestini, nel limite delle loro ridottissime possibilità, qualcosa possono mettere lì.












