di Maria Cerino
Ninnella seduta aspetta l’ora del torcicollo. Tra un po’ prenderà a guardarsi le mani, a contarsi le linee tra i palmi e penserà a cosa potrebbe fare per distrarsi dal dolore che le pizzica, come se avesse le unghie, i nervi alla nuca. Sulle ginocchia il libro è fermo da novembre alla pagina cinque e pure il titolo ricorda a sillabe mischiate; se lo tocca con le dita – dà piccoli colpetti per misurarne la consistenza, indovinarne il peso, impadronirsi della sfida: vincere qualcosa, perché no, chi glielo vieta, in fondo (spera) –: portare la brossura agli occhi le diventa impossibile. Ed è solo la raccolta di rosari per le preghiere alla Madonna, eppure una volta credeva di averle imparate, di conoscerla a memoria la definizione della parola augurata in copertina.















