di Giuseppe Schillaci
Il sole della peste stingeva tutti i colori e fugava ogni gioia.
Albert Camus
Sacchi di plastica si levano come gabbiani tra scogli d’asfalto, si gonfiano di vento e volteggiano sulle lamiere.
Vitaliano li guarda salire in alto e poi cadere in picchiata tra il benzinaio e il baracchino di stigghiola. Fissa il fumo bianco che s’alza dalla griglia di carbone e si spariglia in cielo, e ripete a mente le condizioni della promozione degli schermi LCD, dei videofonini e degli abbonamenti tv. L’odore insistente delle stigghiola viene appena smorzato da quello acre del sugo che la madre sta preparando di là in cucina. Dopo pranzo lo aspetta il lavoro, il terzo giorno del suo nuovo lavoro.
Vitaliano sorride dietro il vetro della finestra socchiusa, sorride di soddisfazione. Pensa al suo nuovo lavoro ed è fiero di sé, di come sa dare ai clienti informazioni dettagliate con la sincerità di un amico, di come rispetta i superiori, anzi li stima senza ostentazione, e di quanto è rispettato dai colleghi.
In strada, sotto il quinto piano del condominio di Brancaccio, i piccioni si avvicinano circospetti agli avanzi del baracchino di brace, e vespini e lapini s’incrociano rapidi. Vitaliano sorride e pensa al codice della cassa e ai ticket della mensa. Tra qualche ora inizierà il turno pomeridiano del suo terzo giorno di lavoro, quello più importante, il giorno della promozione. Al Centro di Roccella si aspettano centinaia di persone e Vitaliano è pervaso di un’autentica gioia.









