di Piero Sorrentino

Il Signore sorregge tutti quelli che cadono
e rialza tutti quelli che sono piegati
Salmo 145
Nello stesso ospedale dove per molti anni aveva lavorato a tirare fuori dalle pance di donne sofferenti bambini vivi e bambini morti, Lina, la moglie di Carlo, stava morendo. Il cielo sopra gli Incurabili era grigio e stropicciato come il foglio di alluminio che avvolgeva il pollo arrosto che Carlo si era comprato per pranzo in una rosticceria sotto i portici di via Tribunali. Era uscito su via Duomo e aveva fatto il pezzo finale della strada, prima di uscire su via Foria, con la busta che gli ballava sulla gamba a ogni passo. A porta San Gennaro si era fermato davanti all’edicola votiva del martire e si era fatto due volte il segno della croce. Qualcuno aveva messo un pupazzetto a forma di delfino troppo vicino alla cappella, e Carlo l’aveva spostato quel tanto che bastava per non dare fastidio al santo. Sulla pancia del delfino, a pennarello, una mano aveva scritto ti prego guarisci Davide.
Carlo l’aveva rimesso dove stava prima, facendosi il terzo segno della croce.






di Massimo Gezzi

