Preghiera d’inverno occidentale
(da fare, di preferenza, davanti ad una delle tante vergini della neve qui presenti)
di
Francesca di Mattia Bikbova
Santa Vergine, la neve in Russia è fatta di merda (ripetere dieci volte coi polpastrelli sui grani del rosario). Io ho fede, e sono certa che caschi dal cielo già così, impregnata di vomito di pomodoro e petali appassiti di tulipani rossi, bottiglie frantumate, guanti spaccati a metà, piscio di cane, mozziconi di sigarette, sangue di mestruo e di coltello, preservativi di sperma congelato, sputi di vodka inacidita e tutta la merda che gli animali e gli esseri umani hanno gentilmente depositato in autunno. Succede questo: che in Russia la neve viene fabbricata con gli avanzi della stagione precedente. Qualcuno la prende in blocco, tutta questa spazzatura, nelle notti di novembre, e la porta in cielo a purificarsi tra i canti degli angeli e dei serafini.




[ecco un bel libro di critica musicale. Io normalmente non li sopporto, tutti presi a parlare delle parole delle canzoni, dimentichi che una canzone è soprattutto la sua melodia, le scelte sonore, ritimiche, armoniche, gli arrangiamenti, gli esecutori, etc. ché magari ricordiamo pure un verso di una canzone, ma se ce lo ricordiamo è perché lo sappiamo cantare (abbiamo finto di masticare l’inglese per decenni, senza sapere cosa dicevamo, ma che cosa cantavamo ne siamo certi). Tra l’altro io non amo Mogol, il Battisti che preferisco è



[E’ stato finalmente ristampato, dalle edizioni Shake, il romanzo-memoire-diario-saggio,
di Giacomo Sartori
