Filippo La Porta to Christian Raimo
Caro Christian, ho appena fatto una recensione al libro da te curato (Il corpo e il sangue d’Italia), però la tua introduzione mi ha lasciato perplesso. In che senso? A prima vista ineccepibile, ultracorretta. ll valore semantico della parola “verità” (che una volta Freccero disse trattarsi di citazione dagli anni ’60), e poi il principio di realtà e perfino la “provocazione etica”! Ma sei sicuro che queste cose ti appassionino? Mi sono perso forse qualche passaggio. In un dialogo con Cortellessa non ricordo che tu opponessi una resistenza memorabile al suo negare il valore semantico dei concetti di “verità” e “autenticità”…
Dopo aver letto la tua introduzione ho pensato di avere di fronte un ircocervo: che so, il corpo di Cortellessa ma la testa socratica di Fofi, il nichilismo un po’ cinico di Scarpa e lo sdegno che dà sul vernacolo di Giacopini… Mi permetto di dirtelo proprio perché tu stesso inviti a mettersi in gioco. Visto un po’ dall’esterno il tuo atteggiamento sembra una variante all’interno del gioco italianissimo dei travestimenti. Ma: pronto a ricredermi, naturalmente. L’etica? Sì, vabbè, ma su cosa la appoggiamo? Una tradizione? Il passato? Il futuro? L’amore per qualcosa o qualcuno? Una fede appunto nella “realtà”? Tutte cose che, credo, abbiamo urgente bisogno di ri-motivare di nuovo. Non ti pare?











