di Sergio Garufi
L’impressionante battage pubblicitario che precedette l’uscita de La possibilità di un’isola, l’ultimo attesissimo romanzo di Michel Houellebecq, se da un lato contribuì in modo considerevole a favorirne la diffusione presso il grosso pubblico, dall’altro indispettì diversi critici letterari, costretti a confrontarsi meno con un libro che con un fenomeno mediatico e di costume. La tentazione di rimandarne la lettura a polemiche sopite, o addirittura di liquidarlo preventivamente con la celebre battuta di Scheiwiller (“non l’ho letto e non mi piace”) sulla base delle sole anticipazioni giornalistiche, sedusse molti lettori di professione. Si sarebbe però fatto un torto non tanto all’opera quanto all’autore, uno dei pochi ancora in grado di confutare la snobistica equazione secondo la quale consenso uguale a disvalore.







