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Bocconi

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di Giorgio Vasta

grandine3.jpg

Da bambino nascondevo il cibo masticato dentro una scanalatura metallica che correva sotto il lato corto del tavolo della cucina. Il tavolo della cucina era uno di quelli degli anni ’60, rettangolare, un metro e venti per un metro e ottanta all’incirca. I quattro angoli erano arrotondati, la struttura era di metallo, il ripiano era fatto con un’impiallacciatura di formica, di un celeste sgranato.

Il lavoro fa male (mobbing 1)

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di Mauro Baldrati
Agust Sander manovale 1928.jpgL’alba non è ancora spuntata. E’ una fredda giornata di fine gennaio, alle sette meno dieci del mattino è notte fonda.
Sul piazzale della Cooperativa stradini e muratori ferve l’attività frenetica che precede i trasferimenti ai cantieri. Gli operai fuorisede, appena scesi dai pulmini, hanno facce stravolte, gli occhi gonfi, i capelli dritti. Alcuni si alzano alle quattro per percorrere fino a 150 km per venire al lavoro. Qualcuno addenta un panino alla mortadella, diffondendo un odore appetitoso intorno a sé.

Statistiche sul traffico invernale

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Ecco quale è stato il traffico sul sito Nazione Indiana tra dicembre 2005 e febbraio 2006.

Leccare la lingua altrui come quando ci si bacia/ 2a parte

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(continua il florilegio, iniziato qui, a cura di) Alessandro Canzian
Apro il mio laboratorio

DARIO VOLTOLINI

Perché Pavana del viale è pieno di virgole? Perché volevo obbligare il lettore a una certa velocità di lettura, a un certo ritmo, nella speranza che nella sua testa passasse una specie di musica un po’, come dire, salmodiante (speravo questo anche perché mentalmente noi quando leggiamo un inciso tra virgole abbassiamo il tono della voce e qui le virgole dovrebbero sortire anche una specie di effetto di questo tipo). In mente avevo la Pavana di Fauré.

Anatomia dell’io (1)

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[Riporto qui alcuni passaggi di una lunga intervista a Grünbein realizzata da Italo Testa, per il n° 25 della rivista “La società degli individui” che uscirà prossimamente.]

Un dialogo con Durs Grünbein su lirica e soggettività
di Italo Testa

In un’intervista di qualche tempo fa lei affermava che «la lirica è la forma più soggettiva della letteratura. E i segni del tempo vanno di nuovo in direzione del neo-soggettivismo» . Questa forma soggettiva di espressione non contiene forse un momento di oggettività, nella misura in cui corrisponde alle figure dello spirito del tempo? E come si rappresenta la relazione tra costellazione storica e soggettività espressiva della lirica?

Il marito in arrivo

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di Franz Krauspenhaar

RitterDeneVoss64.jpgQuando Riccardo fu di fronte a Marica detta con la kappa Marika le mise le mani dietro, sul sedere, e strinse forte, perché sapeva bene che a lei piaceva quella mossa di riscaldamento da giocatore esperto dell’ammore. Piaceva anche a lui, soprattutto quando fuori pioveva ed era sabato pomeriggio; infatti si ricordava bene di quella commedia di Thomas Bernhard, all’ultima battuta la vecchia sorella che dice al fratello incestuoso col nome da filosofo – venuto in visita nella casa di famiglia dal manicomio di Steinhof – una frase che fa più o meno così: “… ed è così bello stare a letto il sabato pomeriggio quando fuori piove”; e il messaggio della battuta è chiarissimo, così che Riccardo pensò quasi di dirla come a teatro mentre strizzava il sedere di Marica detta Marika, ma poi desistette perché pensava ad andare avanti e sempre più a fondo, e così l’eccitazione per fortuna gli fece dimenticare Thomas Bernhard e il trio di fratelli incestuosi di Ritter, Dene, Voss.

Allons, Enfants!/da Parigi Anna Maria Merlo

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PARIGI. La Sorbonne è stata evacuata nella notte in modo sbrigativo, con gas lacrimogeni e manganelli, mentre il ministro dell’Educazione, Gilles de Robien, e il rettore di Parigi, Maurice Quenet, criminalizzano il movimento, parlano di infiltrazioni di non-studenti (c’erano degli intermittenti dello spettacolo nell’occupazione), accusano gli occupanti di aver di « degradato » libri, documenti e mobilio della storica università. Ma il movimento continua.

4 poesie da « Trappole e pieghe »

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di Durs Grünbein

I tubi grandezza d’uomo in cui bambino
per gioco ti andavi a nascondere
nel prossimo sogno erano tunnel giganti,
bunker e caverne di stalattiti
in cui tu eri un soldato o un primitivo…
Ma soprattutto: cresciuto, già fuori
da questi deboli legami, dall’impotenza
di sesso e statura. Pancia a terra
sui prati tu eri, stordito dalla frescura
della terra, nelle conche erbose
unito a te stesso come le pere al tronco.
Finché si trattò di girare in maglia sportiva,
spalle imbottite, non reggersi il sesso pisciando.

Etica del pompino . Seconda parte.

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Man RayLa scena
I due si ritrovano in un bar. Il più giovane sembra Harry Potter da grande ma a parlare è quell’altro, col viso allungato, sguardo perduto. Lo abbiamo già visto interrompere la scrittura di un dattiloscritto xenofobo e razzista per somministrare sonniferi al bimbo, suo figlio, troppo vivace. Racconta al fratello, perché sono fratelli, anzi mezzi fratelli che sua moglie lo ha lasciato portandosi via il figlio.

Qualcosa ci fa pensare che sia il comportamento irresponsabile dell’uomo ad aver causato quella partenza. Affatto. È l’immagine della moglie, anzi del corpo della moglie in guêpière e cellulite a scavare un solco tra i due, insieme a quella richiesta, urlo di desiderio, di lei, eluso. Non solo. Non è soltanto il corpo della moglie, il suo disfacimento, a scatenare in lui un rifiuto assoluto e netto. A rendere definitiva la rottura tra i due è il fatto che lei non sappia succhiarglielo.

La realtà è uno tsunami. Le sfide della non-fiction e gli scrittori marketting

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tsunami.gifJohn Freeman intervista David Foster Wallace

I migliori travestimenti sono spesso quelli indossati sotto gli occhi di tutti. David Foster Wallace sembra aver capito bene questo concetto, perché, circa una volta all’anno, il giovane scrittore più temuto d’America prende una matita e – sotto copertura – s’infiltra nel mondo dei cronisti alle prime armi per mostrarci tutto quello che i giornalisti dimenticano di includere nelle loro storie.

Dal paese della cicuta (2 poesie)

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di Franco Arminio

calendario

a luglio i campi gialli delle stoppie,
il nero a settembre,
il verde stempiato e basso di novembre.
qui l’inverno dura migliaia di giornate,
a marzo finisce la prima volta
ma dovrà finire molte volte ancora
prima di finire veramente.
il vento soffia ovunque sei,
il bianco della neve è ancora quello
del cinquantasei.

DB9

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di Giordano Tedoldi

copertina tedoldi.jpgDi notte, quando non ho sonno, mi piace soprattutto guidare. Guidare è forse l’unica attività fisica che faccio. Un tempo nuotavo, poi ho smesso perché mi sono preso un fungo, la piscina era triste, troppi occhi rossi, pelli rovinate, solo le ragazzine intorno ai vent’anni erano allegre, ma quelle erano sempre per conto loro, non potevi nemmeno parlarci. Comunque erano molto maleducate, o troppo timide, o entrambe le cose. Allora mi sono dedicato alle macchine sportive. Non spendo mai, spendo solo per le macchine. Dopo sei mesi le do indietro e ne prendo un’altra. Per un certo periodo compravo le macchine in società con un tizio. Ogni volta che le riportava puzzavano di mezzo toscano. Ho smobilitato un po’ di investimenti, e ho cominciato a ordinare le macchine da solo, senza coinvolgere nessuno. Negli affari, come nella vita, avere un socio mi mette a disagio.

Dialogo filosofico sul pensiero del XX secolo fra Europa e Giappone

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La Fondazione Prada e la facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele in collaborazione con il Centro di Filosofia dell’Università di Tokyo invitano a un convegno internazionale che mira ad avviare un dialogo tra filosofi giapponesi e italiani.

Martedì 14 marzo 2006 dalle ore 10
Fondazione Prada – Via Fogazzaro 36 – Milano

Lo spiritosissimo dottor Posche

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di Franz Krauspenhaar
Quando si presentava il dottor Posche diceva:” Il mio nome è Posche, come Porsche ma senza la erre”, e accennava una risata che l’ interlocutore non capiva, e ogni volta Posche riceveva un sorriso di circostanza, e allora  ritornava a inventare delle battute senza senso, e ne nasceva il malinteso: se  gli altri gli avessero espresso  il loro disappunto  Posche avrebbe avuto dei dubbi sul suo senso dell’umorismo. E invece sempre quei sorrisi equivocati.

Satisfaction

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(Ricevo da Gian Paolo Serino e pubblico. F.K.)

Dopo le polemiche di Baricco sul ruolo della critica italiana nasce SATIFICTION, un nuovo gioco letterario:periodicamente Vi consiglierò un libro. Se vi fidate della mia recensione, decidete di acquistare il volume e ritenete che il mio entusiasmo non corrisponda al Vostro gli utenti di Satisfiction possono motivare i propri dubbi e il prezzo di copertina sarà rimborsato. Chiaramente, se mi trovo a consigliare le ultime poesie di Bukowki, e rispondete che siete rimasti scandalizzati perchè siete dei lettori di Liala e avete trovato l’ultimo BUK troppo spinto, il gioco decade.

Pronti a giocare?

IL PRIMO LIBRO CONSIGLIATO E’ IL PAESE DELLE COSE SENZA NOME di Daniela Rossi, appena proposto nei tascabili FAZI.

Buona lettura

Gian Paolo Serino

SATISFICTION

http://satisfiction.blog.kataweb.it/

Baricco chi? Leggere (note)

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schlienger.jpg Immagine di Philippe Schlienger

Leggere uccide.

di
Luis de Miranda
(trad. di Irene Stelli)

Non solo leggere uccide, ma leggere assassina, elimina, massacra, mette fuori uso, azzoppa, liquida, strangola, lincia, decima.
Leggere rovina, sfianca, neutralizza. Leggere non fa bene alla salute- il problema è che ci ho messo ventotto anni ad accorgermene. Avrei dovuto dar retta a mia nonna: non avevo ancora dieci anni che già mi diceva di non stare tanto tempo a leggere che mi si rovinava la vista. Oggi, a trentatrè anni come sempre non porto gli occhiali, ma mi sono definitivamente rovinato il cervello; leggere mi ha reso pazzo, degenerato. Leggere ha fatto di me un uomo finito, del tutto inadatto ad una vita sociale e sessuale normale. Leggere mi ha reso altezzoso, disperato, disorientato, dissociato, cupo, maniaco-depressivo, solitario. Molto solitario: la persona a cui parlo di più è il mio gatto Aristotele.

Poesie

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(Dal numero 1 delle rivista “Re:” a cura di Tommaso Lisa e Alessandro Raveggi)

PABLO GARCÍA CASADO

Traduzione di Alessandro Raveggi

Da I dintorni

I DINTORNI

per quanto si estendano le città fino ad unirsi
l’una con l’altra per quanto le disillusioni che il sesso la morte
o le opposizioni ci procurano rimarranno sempre i dintorni

l’oscurità dei complessi industriali l’inefficacia
il ministero delle opere pubbliche per quanto si impegnino
collettivi cittadini associazioni di vicini continueranno

ad albeggiare i resti dell’amore nei dintorni

Leccare la lingua altrui come quando ci si bacia

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 Gli autori italiani aprono il laboratorio.

Florilegio a cura di Alessandro Canzian *

 

Questo montaggio di frasi da interviste e recensioni trae spunto dalla recente discussione sulla lingua degli scrittori italiani contemporanei, avviata da Massimo Rizzante e Giacomo Sartori e proseguita, sul web e su carta, a capannelli sempre più larghi. Da più parti è rimbalzato, implicito o detto a chiare lettere, l’invito agli scrittori a esprimersi in prima persona su questi aspetti del loro lavoro: padronanza e pratica della lingua, suo utilizzo consapevole, ricerca della parola, rapporto tra lingua e storie e tra lingua e tecniche narrative.

Omaggio (triste)

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sempemuray1.gifRitratto di Sempè

Libération : Philippe Muray: la mort d’un réactif. L’essayiste fin de siècle qui dénonçait l’air du temps est mort d’un cancer à 60 ans. Il avait du style.

Bambini

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charlesreznikoff.jpg

di Charles Reznikoff

Otto marzo

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di Giancarlo Tramutoli

Vorrei per una volta
l’otto marzo
regalare al fioraio
un panettone.
E a Natale di mimose
fargli un mazzo così.