di Giovanni Carta
Da Feltrinelli – quella grande, quella in galleria – a pochi passi dai libri di cucina ci sono un bel po’ di testi sul cinema. Non soltanto sceneggiature o noiosi saggi sul montaggio, ma anche biografie e bei libri patinati da sfogliare alla maniera delle riviste, di quelli con un sacco di foto di personaggi di celluloide, come si diceva una volta. Sei appena entrato in libreria, e oggi non hai voglia di impantanarti in un romanzo, nei versi dell’ultima Plath: vuoi soltanto galleggiare per qualche minuto nel comodo pettegolezzo hollywoodiano, ancora stupito dal tepore del riscaldamento che, già nella terza settimana di settembre, fa di Feltrinelli un ottimo riparo ai primi freddi.




Mi hanno incuriosito due articoli di commento ai risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, firmati da Lea Melandri e Antonio Codebò e apparsi nei giorni scorsi nel quotidiano
Falluja, novembre 2004.
Quando scoppiò in America lo scandalo Clinton-Lewinsky, molti intellettuali si chiesero come era possibile che una squallida storia privata di sesso potesse diventare più importante della guerra che sconvolgeva in quel momento i Balcani. Oggi, di fronte all’esito delle elezioni americane, lo stupore è analogo, anche se sono cambiati i termini della contrapposizione.