di Andrea Bajani

Una buona notizia: il soggetto non è morto!
Il soggetto è vivo, in forze e si fa la lampada sovente!
di Andrea Bajani

Una buona notizia: il soggetto non è morto!
Il soggetto è vivo, in forze e si fa la lampada sovente!
di Tiziano Scarpa

fuori di te c’è un sabato mattina,
le bancarelle del mercato, il sole
(Dentro Di Te C’è L’Infinito) (Dentro
Di Te C’è L’Assoluto) (Smisurato).
porti gli occhiali scuri, tieni a bada
il mondo radioattivo, ultravioletto
(Ma Più Che Altro Impedisci Al Tuo Sguardo
Di Traboccare) (Dentro Di Te C’è
La Visione) (L’Invisibile). fai
la fila, compri un chilo di carciofi
(Dentro Di Te C’è L’Amore Totale).
di Aldo Nove
Finché continuerò a farmi le seghe,
finché avrò un compact disc che mi funziona,
finché passeggio in piazza Duomo non
dimenticherò mai di dirmi: “Non
mollare mai, uomo. Lotta. Tu sei
degno di tutto questo”. E fino a quando
potrò guardare su Rai 2 qualcosa,
finché potrò comprare la Gazzetta,
finché acquisterò nuovi tipi di
rasoio nuovi shampoo e bagnoschiuma
non mi dimenticherò mai di dire:
“Non mollare mai, uomo. Tutto questo
ti appartiene ed un giorno apparterrà
ai tuoi figli. Combatti”. Fino a quando
avrò fazzoletti di carta, gocce
di valium, cozze surgelate dentro
il freezer dirò: “Non mollare mai,
uomo”. Sono felice. Fino a quando
potrò continuamente rinnovare
l’abbonamento a internet, segnare
i siti preferiti nell’archivio
e ritornare a navigarci senza
che nessuno mi esploda mutilando
il mio essenziale corpo che ogni giorno
di Dario Voltolini
Il padre stava accanto alla madre, nella stanza in penombra. Non c’erano finestre. C’era solo una porta di vetro, ma era oscurata da una tenda, o da un pannello di cartone, così su tutto calava un colore verde, scuro ma trasparente. Anche sul padre e sulla madre.
di Christian Raimo
Ho partecipato ieri alla tavola rotonda su “La resistenza della letteratura” che è stata organizzata come chiusura di un convegno su Fenoglio. I moderatori sono stati Giulio Ferroni e Gabriele Pedullà, gli altri partecipanti Michele Mari, Piergiorgio Bellocchio, Eraldo Affinati, Emanuele Trevi e Roberto Alaimo. In questi giorni ho passato mentalmente al setaccio idee e suggestioni sul senso della resistenza, su cosa vorrebbe dire oggi “scegliersi una parte dietro la linea gotica”, come diceva Giovanni Lindo Ferretti: ossia come si fa a discernere l’uso arbitrario del potere a cui opporre una resistenza. Gli esempi recenti più significativi di resistenza culturale che mi sono venuti alla mente non provenivano però dai libri, ma da quello che gravita intorno ai libri.
Le persone a cui pensavo sono io impiegato di una casa editrice, un tipografo e una ex-commessa di una “Feltrinelli”.
di Marco Senaldi
Volevo aspettare che trascorressero i giorni del lutto nazionale per pubblicare questo articolo di Marco Senaldi, scritto in tutt’altra situazione, e per una destinazione completamente diversa: una rivista che si occupa di confezioni, packaging, consumi, merci.
A qualcuno questo scritto potrebbe apparire frivolo o immorale, se commisurato a ciò che è accaduto l’altroieri in Iraq. E invece forse è proprio oggi il giorno giusto per pubblicarlo. Un’analisi delle pubblicità tv di detersivi che sono ambientate in scenari militari, nei giorni in cui le divise si sono sporcate di sangue!
di Antonio Moresco
Bisogna andare lontano dall’Italia per vedere l’Italia. O anche solo essere un po’ dislocati all’interno del suo territorio, su una delle sue isole, per esempio. Qualche anno fa, a Favignana, nel tardo pomeriggio raggiungevo con una vecchia bicicletta noleggiata una scogliera dietro il piccolo cimitero dell’isola. Mi sedevo là sopra e ci restavo fino a perdere la nozione del tempo, guardando la lontana costa della Sicilia. Qualcuno mi aveva detto – o forse me lo ero soltanto immaginato – che quella che si vedeva da quel punto era la parte di costa siciliana su cui, un secolo e mezzo prima, erano sbarcati i mille di Garibaldi, che proprio lì c’era stato il primo impatto con l’esercito dei Borboni. A Marsala, poi a Calatafimi. Una battaglia difficile, dall’esito a lungo incerto, perché i soldati erano in alto e sparavano da lassù sui garibaldini che dovevano guadagnarsi palmo a palmo la salita tra i corpi di quelli che cadevano sotto i colpi. Eppure continuavano a salire. Non si fermavano, non si arrendevano, anzi contrattaccavano alla baionetta, anche se la sproporzione militare era enorme e l’impresa poteva apparire disperata. Finché sono riusciti ad arrivare in cima e, per il solo fatto di aver saputo reggere quel primo scontro e di essere arrivati in cima, sono poi riusciti a liberare o a conquistare metà dell’Italia.
Si terrà lunedì 17 novembre alle ore 21.30, a Padova presso il Cinema Excelsior (vicolo Santa Margherita, laterale di via San Francesco), e non più alle 21 presso l’MPX-Multisala Pio X, il secondo incontro del ciclo Letteratura come verità, dedicato al tema: Esperienza. La sala disponibile all’MPX ha 100 posti, il Cinema Excelsior ne ha più del doppio. In questo modo ci sarà posto per tutti e nessuno sarà lasciato fuori della porta (com’è successo l’altra volta). L’inizio è stato fissato alle 21.30 per dare a chi si presenterà all’MPX il tempo di raggiungere il Cinema Excelsior (sono dieci minuti, forse un quarto d’ora a piedi).
Il 17 novembre leggeranno Romolo Bugaro, Umberto Casadei, Roberto Ferrucci e Giulio Mozzi; faranno da “starter” della discussione Marco Bellotto, Marco Franzoso, Marco Mancassola e Massimiliano Nuzzolo.
di Massimo Rizzante
Imitazione e variazione
Dopo aver letto Svevo e Gombrowicz, ecco la mia concezione definitiva e paradossale dell’uomo: l’inesperienza ontologica lo conduce continuamente a rivoltarsi; ma tale rivolta dell’uomo contro la sua stessa immaturità passa necessariamente attraverso la tecnica, cioè attraverso la creazione di strumenti in grado di liberare l’uomo dal peso dell’esperienza: cosa che lo rende sempre più leggero, giovane, immaturo. Cosa che, inoltre, fa sì che lo sprofondamento dell’uomo nella giovinezza sia direttamente proporzionale al suo progresso tecnologico.
di Helena Janeczek
La “malinconia dei molti” di cui vorrei parlare è, innanzitutto, malinconia nell’accezione più debole, ma anche più diffusa del termine come può testimoniare un qualsiasi dizionario di lingua italiana. Tale “vaga e intima mestizia” figura infatti come voce chiaramente distinta dallo “stato patologico di tristezza, pessimismo, sfiducia o avvilimento, senza una causa apparente adeguata, che rappresenta una della fasi della psicosi maniacale” (1). Non tratterò dunque della malinconia che ha come sinonimo moderno la depressione: né di quella detta reattiva – dove a una causa si potrebbe anche risalire – né tantomeno di quella endogena che lascio volentieri a chi se ne occupa di mestiere.
di Aldo Nove
aa vita a parte i scherzi è probblematica
aa gente se dimentica li probblemi de aa vita
ciascuno tifa pe aa sua squadra e se scorda de li morti che aa televisione fa veede
mentre aa gente dovrebbe un pochino de reflette
anche aa questione de sti africaani che se morono pe venì a tifà aa roma
na catasta de morti su le barchete
per corpa der governo
li poveraci che se sognaavano de venì a vede r campionato nostro
li mejo campioni de aa roma
li stracioni
li morti dde fame
sognando aa roma
di Andrea Inglese

Visto ad ora insolita
Ecco, sono pronte. Hanno tirato fuori le loro cartellette con l’elastico. Si alzano e vengono verso di me. Le due figlie di Luca Casarini. Si avvicinano alla cattedra e mi lanciano un’occhiata interrogativa. “Potete cominciare ad esporre la vostra ricerca” dico. Fanno per parlare, ma le bocche di entrambe non riescono a scollarsi. Hanno le mascelle bloccate per colpa del pesante foulard che portano addosso.
di Tiziano Scarpa
Nel racconto di fantascienza intitolato Scrittori e bloggers pubblicato qualche giorno fa su Nazione Indiana, Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio immaginano un universo parallelo dove gli “Scrittori” gestiscono tirannici siti informatici. In questi siti, una casta inferiore denominata “blogger” è confinata a intervenire nelle finestre dei commenti. Chi pensava che oggi in Italia esistessero decine di migliaia di blog, chi credeva che chiunque potesse aprire un blog per scriverci dentro (in home page, non solo nelle finestrelle) ciò che vuole come gli pare e piace, leggendo la fiction di De Vivo e Virgilio prova una buffa sensazione di stupore e straniamento.
di Tiziano Scarpa
Si è appena chiusa la 50a Biennale d’arte contemporanea di Venezia, alla quale ho partecipato con questo intervento. Ne riporto alcuni passi.
di Benedetta Centovalli
David Shenk parla dell’Alzheimer come di una malattia che rallenta la morte, che la rifrange nello spettro delle sue parti, di norma unite: morte dell’autonomia, morte della memoria, morte della consapevolezza, morte della personalità, morte del corpo. L’Alzheimer o demenza senile è una malattia tremenda perché significa la perdita del proprio «io» molto prima che il corpo muoia. Ma è difficile non immaginare un corpo a corpo dall’esito designato tra una specie di volontà che resiste, che cerca di mantenere accesa la coscienza, e il lasciarsi andare, la resa graduale alla follia, o meglio alla condizione di un eterno presente fatto di istanti che si ripetono uguali all’infinito. È una malattia del cervello che colpisce il comportamento minando la memoria, consegna la persona a un oblio prima intermittente e poi definitivo. Dall’iniziale intermittenza deriva la difficile diagnosi del morbo, e il fatto che ciascuna delle persone coinvolte tenda ad assumere rispetto a certe manifestazioni senili un atteggiamento di colpevole disponibilità e di successiva rimozione per episodi che invece si riveleranno non essere stati altro che scie luminose del processo di deterioramento mnemonico.

Sul numero di dicembre di Zibaldoni e altre meraviglie ci sarà un intervento sul tema “scrittori e bloggers”. Ricevo dai curatori di “Zibaldoni”, Enrico De Vivo e Gianluca Virgilio (che ringrazio), il testo con cui si aprirà la discussione. Lo anticipo a uso dei lettori, pur non condividendo alcune delle tesi sostenute.
Ricordo intanto che è in rete il numero 4 di “Zibaldoni e altre meraviglie”, di cui mi permetto di segnalare i tre pezzi per l’occasione del 125° anniversario della nascita di Robert Walser (due prose inedite di Walser e una conversazione di Mattia Mantovani con Bernhard Echte, responsabile del centro studi walseriano di Zurigo).
Dario Voltolini
I testi di Romolo Bugaro, Umberto Casadei, Roberto Ferrucci, Marco Franzoso, Giulio Mozzi e Massimiliano Nuzzolo che saranno letti durante l’incontro Letteratura e verità, 1: emozioni, che si svolgerà a Padova presso il Multisala Pio X (MPX) lunedì 3 novembre 2003, sono disponibili qui in formato Word. (Non li posto direttamente in Nazione Indiana perché sono più di venti pagine).
Un gruppo di narratori veneti (composto da: Marco Bellotto, Romolo Bugaro, Umberto Casadei, Marco Franzoso, Roberto Ferrucci, Marco Mancassola, Giulio Mozzi, Massimiliano Nuzzolo) ha deciso di realizzare tre serate di letture e discussioni attorno al tema: Letteratura come verità.
Le tre serate si terranno a Padova presso il Multisala Pio X (MPX) di via Bomporti.
Ciascuna serata (sempre alle ore 21) aggredirà la questione da un diverso punto:
lunedì 3 novembre si parlerà di emozioni,
lunedì 17 novembre di esperienza,
lunedì 1° dicembre di edificazione.
Le tre serate (la cui forma è molto libera: saranno presentati brevi racconti, riflessioni, opinioni, commenti a testi d’altri autori ecc.) saranno successivamente replicate in altre città, eventualmente con la partecipazione di altri narratori o interlocutori.
di Marco Lodoli
Alcuni pensieri si insinuano in noi un po’ per volta, scavalcando ogni resistenza culturale, ogni guardinga abitudine. Come ostinati piazzisti, i pensieri mettono un piede di traverso in modo che non si possa più chiudere la porta, e iniziano a parlare, a sciorinare prove su prove, a convincerci. In breve ci sono dentro e noi dobbiamo fare i conti con quelle novità di cui avremmo tanto voluto fare a meno. Insomma, oggi mi ritrovo con un pensiero sgradevole nella mente, qualcosa che può sembrare offensivo, scorrettissimo, ingiusto, ma che temo corrisponda alla verità dei fatti.