Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 4

21 agosto 2008
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di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

le mie relazioni sociali esistono

posso stare tranquillo
quando mi capita di pensarci
nel loro insieme tutte quante
senza neppure soppesarle da vicino

le relazioni – mi dico – ci sono
ed è sufficiente questo: un pensiero
(l’insieme delle mie esistenti relazioni
sociali) e sono invaso
da un senso di tranquillità

e non le conto neppure non voglio
considerarle con eccessiva
precisione – sotto un aspetto globale
così è sufficiente: sono relazioni di società
tanto evidenti che esistono
tutte quante assieme
per la mia tranquillità

quando mi muovo con mezzi
pubblici di trasporto ad alta velocità o su auto
guidate da privati anche fortemente lanciate
lungo rettilinei d’autostrada o al di sopra
di morbidi tappeti di nuvole volando
anche non aprendo bocca guardando
assente fuori dall’oblò o dal finestrino
le mie relazioni sociali perdurano intatte
come se il mio movimento il mio silenzio
la mia totale assenza d’intenzioni o ricordi
non potesse intaccare minimamente
la loro superficie globale come se
esse vivessero la loro esistenza di relazioni sociali
completamente al di fuori di me
in totale autonomia senza bisogno
della mia piccola esistenza da qualche parte
per esistere

lasciando solo un pensiero
per me
di assoluta tranquillità

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2 Responses to Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 4

  1. maria (v) il 22 agosto 2008 alle 10:45

    Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato

    Errato. Errato. Barrato.
    Punto e a capo. Punto e
    virgola. Punto.

    Relazioni sociali che perdurino autonome NON esistono.

    Se presumi la tua vita procedere senza di te
    se a consolarti delle perdite sono giochi di specchi
    o carte truccate all’ultimo paio d’cchi, finché
    qualcuno, uno qualunque, uno vale l’altro, resti
    in poltrona a guardare o a fare zapping
    se conforta il tuo sentirti avulso l’arte di
    confondere e distrarsi, mentre la vita ti si
    scolla di dosso come le suole e non c’è modo
    d’incollarla, se intorno a te hai fatto solo deserto, e
    non lo chiami deserto, ma un pensiero tranquillo,
    ti dirò un gran segreto e senza troppo badare
    al tuo bisogno di essere rassicurato e senza darmi
    pensiero del tuo pensiero tranquillo, ti dirò che a
    quest’altezza, è proprio qui, insomma, che termina
    la corsa a meno che si scelga, se scelta c’è, di ricominciare.
    dico solo che “il viaggio finisce a questa sponda”
    e “nelle cure meschine che dividono l’anima
    che non sa più dre un grido” o solamente adesso
    tutto solo si abbraccia l’universo fino a dire a tutto
    il male eccomi, sì, bonjour tritesse, come me che
    insieme al mare e
    “col mare
    mi sono
    fatto
    una bara
    di freschezza”

    (detto in tono brutalmente confidenziale come si conviene da poeta a poeta)

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