Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 8

[18 immagini + lettere invernali per l’estate; 1, 2,
3,4,5,6,7…]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,

se tu mi abbandonassi ora,
non saprei calcolarne il danno,
e non succederebbe nulla.

Se io invece
mi abbandonassi,

nessuno di noi si accorgerebbe
di cosa è cambiato, di come crescano
fertili i miei ragionamenti,
del perché io ancora ti scriva,
come a mendicare,
prigioniero delle mie guarigioni.

Sono guarito troppo, non faccio
che continuare, sotto i tuoi occhi, a guarire:

è per via di questa comprensione crescente
data dal rimbalzo
dei mie ragionamenti
contro il tuo
equanime riserbo.

(Quest’inutile guarigione dalle donne,
dalle bevute a progressione geometrica,
dai soldi, dal non aver più soldi,
dal non poter più riparare, comprare,
rompere vestiti, vasca, pavimenti,
e più guarisco, più gli anni passano
con quest’accumulo di guarigioni,
che mi lacera solo a guardare
una data, a guardarmi allo specchio.)

Se sollevo un cucchiaio o un bicchiere
è per ricordarmi che esiste l’equilibrio.
L’essere confusi, tramortiti,
non significa ignorare l’equilibrio.

(Il cucchiaio non è caduto, non si è neppure

visto, io equilibrato, le mani
in tasca, sdraiato per ore sul letto.)

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15 Commenti

  1. “se sollevo un cucchiaio e un bicchiere è per ricordami che esiste
    l’equilibrio,
    l’essere confusi, tramorti non significa ignorare l’equilibrio”
    ma neanche cercarlo…
    forse…

  2. Caro Andrea è bellissima

    “Se sollevo un cucchiaio o un bicchiere
    è per ricordarmi che esiste l’equilibrio.
    L’essere confusi, tramortiti,
    non significa ignorare l’equilibrio.”

    Da tenerli a mente questi versi

  3. bravo

    (finalmente un poeta uomo che cerca una cifra delle parole nel proprio corpo – molto, molto interessante)

    r

  4. Caro Andrea, scusa se uso NI per scriverti una lettera non privata (ma sai che sono contrario al ‘privato’, quanto favorevole al ‘proprio’).
    E poi tranne che per qualche saluto ai miei amici, per un pò di scena, credo servirebbe a ben poco tutto questo spazio che giorno dopo giorno svanisce in catabasi, ma senza neanche la levitazione d’un mistico.
    Credo che ti farebbe bene un passaggio in innumeri, carse, perse Puglie non euclidee,
    Vivremmo come ai vecchi tempi, campando di lezioni private fatte a contadine di passaggio presso la facoltà di scienze erotiche tra trulli diruti e grotte sbrecciate.
    Nonostante le tue declinazioni fortiniane, le tue lotte acerrime, il Toro, l’ascendente Ariete, Parigi, l’amicizia con tristi figuri che il vento dissiperà tra breve, la mia amicizia scorre incorrotta e quasi epica nel contraltare d’assenza.
    So che ridacchi mentre leggi e ciò mi fa piacere.
    Ti abbraccio, ma forte.
    E ricordati della memoria cardinale, giraci intorno e siamo lì, come una volta affogati nel Martini e in altro. Ben altro.

    Lettera (ma la mia) che non rispetta le lettere anche
    (per via del disquilibrio loro).

  5. Caro Mich,

    io tornai in Puglia, in Salento, proprio questa estate. E quasi mi trasformai in un polipetto a forza di strafogarmi di frutti di mare. Pure ti segnalai la mia presenza, ma forse eri tu in altre faccende affacendato.

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