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Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 11

[18 immagini + lettere invernali per l’autunno; 1, 2,
3,4,5,6,7,8,9, 10…]

di Andrea Inglese

Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato

un giorno, dopo averti scritto, mi è capitato di vedere una croce.

Erano frasi stampate su di un manifesto,
proprio contro una porta,
una scritta orizzontale lunga, noiosa,
e una serie di segni verticali, di un altro colore,
insensati

«Ecco la croce» mi sono detto.
«Proprio contro una porta.»

(E come per scherzo, mi sono ricordato
la mia perfetta nudità: anche in strada,
in mezzo al mio prossimo,
io sono nudo, sotto le calze
i miei piedi sono nudi,
e pure le ginocchia
sotto la stoffa dei pantaloni,
e la schiena intera,
sotto cappotti, maglioni, camice.)

Da anni, quando vedo croci, vere e proprie,
fatte con intenti propagandistici,
in genere di ghisa, se in cima agli edifici religiosi,
o di legno, se nei locali interni,
io non la guardo, la croce, non ne vedo
il carattere geometrico,

e violento.

Vedo come un indirizzo, o un francobollo,
innocuo ed ottuso.

Ma quando una scritta che fa da orizzonte
è colpita dall’alto da una cascata
di segni (perpendicolari)
in perfetto ordine
con chiari intenti
di frantumare il piano
e oltrepassarlo
come un’arma da taglio un’epidermide
allora io penso

che ci sia

di che preoccuparsi.

Questi morti, sono davvero morti?

Dico quelli che ovunque qualcuno
contabilizza, corica, seppellisce, o brucia?

No, non ne temo il ritorno.
Non temo quel tipo di morte fallita,
che li fa ritornare ammalati, con gravi
deviazioni cinetiche, e disturbi
linguistici.

Temo solo che noi – e t’includo mia cara –
si sia,
pur rimanendo all’aria, così agili di gamba
e loquaci,
che noi si sia,
nonostante le quasi irrecusabili evidenze
meno vivi. (Ma nudi,

eternamente nudi…)

26 Commenti

  1. Cosa capita, quando qualcuno, con la sua voce lucida, tocca corde sepolte che, risuonando, sepolte nelle carni, fanno cambiare il tono,
    accuratamente bilanciato, voluto così, che abbiamo scelto perchè risuoni nella nostra persona? Nell’affrontare il mondo.

    Questa è poesia.

    Per un attimo, spesso solo per un attimo – ma non è il caso della poesia di Andrea Inglese – la sensazione che il mondo possa essere altro e che vada affrontato in modi diversi da come sempre abbiamo fatto, precede la coscienza che quello è il modo di vedere il mondo di un altro: il poeta.

    E quando capita così: che la nostra anima ne accolga, immediata, la voce, siamo certi che non abbiamo trovato soltanto un poeta, ma un poeta che ci può essere amico.

  2. Perfetta e dolorosa nudità.
    Amo questa poesia enigmatica,
    amore chiavato, senza carne, svuotato.
    La nudità è la perfetta scrittura, la perfetta visione,
    strana,
    senza protezione lirica.
    Il lirismo, lo sento, soffoca il dolore.
    Andrea Inglese trova il dolore nella sua punta giusta.

  3. Giorgio,

    dimmi Le clezio ha avuto il premio nobel?

    Baci dalla mia parte.

    Roth è un autore che amo. Portnoy, un capolavoro di ironia…

  4. Cara Vèronique, è vero, verissimo! Evviva Le Clèzio. Da noi non è molto conosciuto. Ho dei libretti pubblicati da Einaudi in una collanina che tirava mille copie soltanto, negli anni Sessanta. Roth è senz’altro un grandissimo, ma i rothiani sono insopportabili…

  5. Io sono un rothiano [?].

    Holden, Portnoy, Herzog, sono la mia trinità.

    Perchè il mio amore per la poesia di Andrea Inglese
    dovrebbe essere meno gradito di quello di chi ama Le Clèzio?

  6. Caro Giorgio Di Costanzo, puoi spiegarmi perché “in culo a Roth e ai rothiani”? davvero non capisco( e non conosco),e che c’entra Le Clèzio
    (che ho letto quando vivevo in Francia)? Non sarà per caso l’equivalente di Guelfi vs Ghibellini? o le polemiche Fo vs Luzi?…e poi,Andrea Inglese c’entra?,non capisco,mi aiuti?

  7. Andrea Inglese scuserai l’invasione? Più che per Roth (scrittore notevole, certo, ma non all’altezza di Capote, Purdy, Cheveer) ultrafelice per tutti (D’Orrido in primis, promosso critico “letterario” di un supplemento di gossip allegato a un quotidiano lombardo con velleità “europee”) per i rothiani di casa nostra. Conosco e apprezzo soltanto le prime opere di J-M. G. Le Clèzio. Saranno pure mattacchioni e anzianotti sti scandinavi ma certamente originali e un tantino (quel poco che basta) antiamericani. Tra i candidati italiani vi erano Bevilacqua, Bonaviri, Trabocchi e Chiattis: peggio di cosi?

  8. Perdono a Andrea Inglese. Ringrazio Giorgio di Costanzo per la sua felicità di vedere uno scrittore francese ottenere il premio. Sono francese e mi fa piacere. Penso che la letteratura francese è magnifica, ricca, nutrita di radici stranieri. E’ una terra che dà la voce a scrittori di cultura diversa, venuti di isole dove il linguaggio si forma nel’orizzonte marino, nel colore del dialetto (creole, per esempio), nell’immaginario delle favole.
    La lingua francese se scritta è di una limpidità meravigliosa, classica, in una sintassi pura, simetrica: un arte della chiarezza.
    Ma penso che la lingua trova la sua ricchezza dalle rive straniere, ennl’immaginario fantastico.
    Sogno una letteratura sposa della favola, del viaggio magico.
    Ritrovare il piacere di contare e di attraversare la frontiera tra poesia e romanzo, annebbiare la troppo sicura realtà.

  9. D’accordo che i candidati italiani non ‘erano all’altezza’…Ma non è che Le Clèzio sia l’Everest…a volte a Stoccolma si lasciano sopraffare dall’esotismo. e pure dall’araldica. e comunque,per fortuna,nel mondo ce ne sono di scrittori notevoli (poi,certo,ognuno ha i suoi).

  10. da disoccupato cronico (in tutti i campi) mi leggo bene queste lettere…
    per quanto riguarda il nobel:
    è così importante un premio per uno scrittore?
    a mio parere no.
    se penso che hanno dato pure un nobel a dario fo.
    and

  11. Mi spiace per Roth: è decisamente più grande di Le Clèzio.
    A volte l’antiamericanismo fa più danno e commette più ingiustizie dell’americanismo.
    Se il Nobel ha la pretesa di una certa “oggettività”, l’unica cosa che si può dire è che i commissari siano rincoglioniti.
    Senza alcun offesa per Le Clèzio, che rimane un buon scrittore, ma non più di tanto Roth.

  12. e a Quasimodo,quando c’erano Sciascia e Pasolini.anche a me dispiace per Roth. ma pure per un americano ‘epico’ come Don Delillo.

  13. Caro Andrea,sono diverse le cose che mi colpiscono. Intanto,l’impatto,è per me molto forte.Per vari(ovvi)motivi,quelle croci cerco anch’io di evitarle,di non vederle.le ho sempre vissute come uno schiaffo,una qualche violenza subita(e data).C’è,è un dato che contraddistingue tutte le Lettere, questo continuamente entrare e uscire in e da urgenze quotidiane. I molti addentellati di realtà,restano come sospesi,meglio, accennati.riverberi e motivi a cui fai riferimento con una scrittura che preferisce l’allusività (un po’ come nel Buffoni,fino a prima di ‘Guerra’)a una nominazione diretta.Comunque pretesti(“quel tipo di morte fallita…”,in questo caso,credo che il riferimento sia al dibattito sull’eutanasia,sbaglio?) per dire quello che più ti sta a cuore, dire la nudità, credo,la nostra inermità.Mi convince il tono colloquiale di queste meditazioni a alta (nel senso di pubbliche) voce. E mi convince questo ben dosato autocontrollo che coniuga sentire e ratio e misura stilistica.

  14. no caro manule nessun riferimento al dibattito sull’eutanasia, anche se mi capita a volte – come avrai notato – di esprimermi su questioni d’attualità politica, nella mia poesia non c’è quasi mai traccia d’attualità… la mia poesia è assai impolitica (- non apolitica -).
    Qui la “morte fallita” è quella degli zombie, dei morti viventi, e l’ombra di essi plana sulle nostre vite, spesso molto intorpidite.

  15. va bene.
    dopo breve ricerca mi rispondo da me.
    a-politico=estraneo alla politica.
    in-politico=inopportuno, impopolare, politicamente sbagliato

  16. posso dire che, ciononostante, una delle mie preferite è Caduta a Seattle? se si trattò di una (ri)caduta della poesia in politica fu un’ottima caduta

  17. il povero Le Clézio, nel giorno del suo premio Nobel, seppe con certezza che Philip Roth era meglio, ma molto meglio, di lui.
    o almeno così dicevano tutti.

  18. allora, a questo punto, OT x OT (ma poi mica tanto perché questo mi riporta per vie traverse alla poesia di cui sopra)
    tashtego invece oggi io lo sai a che pensavo?
    morto il figlio di depardieu, morto il figlio di marlon brando…e fino alla fine che razza di vite…
    ecco il motivo per cui gli artisti non dovrebbero mai procreare facendo scontare agli altri le proprie condanne
    che i morti restino pure morti e nudi ma senza riprodursi condannando altri, innocenti, alla propia morte

  19. Mi perdonera’ l’autore, la sua serie e’ meritevolissima e la Reinserzione Culturale del Disoccupato un moloch esilarante e tenero, ma “camice” e’ un camice o voleva essere camicie?

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Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia e storia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ora insegna in scuole d’architettura a Parigi e Versailles. Poesia Prove d’inconsistenza, in VI Quaderno italiano, Marcos y Marcos, 1998. Inventari, Zona 2001; finalista Premio Delfini 2001. La distrazione, Luca Sossella, 2008; premio Montano 2009. Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, Italic Pequod, 2013. La grande anitra, Oèdipus, 2013. Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016, collana Autoriale, Dot.Com Press, 2017. Prose Prati, in Prosa in prosa, volume collettivo, Le Lettere, 2009; Tic edizioni, 2020. Quando Kubrick inventò la fantascienza. 4 capricci su 2001, Camera Verde, 2011. Commiato da Andromeda, Valigie Rosse, 2011 (Premio Ciampi, 2011). I miei pezzi, in Ex.it Materiali fuori contesto, volume collettivo, La Colornese – Tielleci, 2013. Ollivud, Prufrock spa, 2018. Romanzi Parigi è un desiderio, Ponte Alle Grazie, 2016; finalista Premio Napoli 2017, Premio Bridge 2017. La vita adulta, Ponte Alle Grazie, 2021. Saggistica L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo, Dipartimento di Linguistica e Letterature comparate, Università di Cassino, 2003. La confusione è ancella della menzogna, edizione digitale, Quintadicopertina, 2012. La civiltà idiota. Saggi militanti, Valigie Rosse, 2018. Con Paolo Giovannetti ha curato il volume collettivo Teoria & poesia, Biblion, 2018. Traduzioni Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008, Metauro, 2009. È stato redattore delle riviste “Manocometa”, “Allegoria”, del sito GAMMM, della rivista e del sito “Alfabeta2”. È uno dei membri fondatori del blog Nazione Indiana e il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.