Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 7


[18 immagini + lettere invernali per l’estate; 1, 2,
3,4,5,6…]

di Andrea Inglese

 
Cara Reinserzione Culturale del Disoccupato,



lo stare male, per me, non è mai stato un problema.
Quando c’è da stare male, sono in grado di farlo,
di stare male a lungo, ininterrottamente, senza
riserve.	A Buenos Aires, una città fredda,
sono stato male per più di un anno, con qualche
breve interruzione al tramonto, e dopo cena, via, 
si riprendeva.		(E al porto, o al ristorante

seduto solo al tavolo, imparando a memoria
la breve frase della mia ordinazione: «sogliola
in salsa di cipolle rosse con riso bianco».)

		Il difficile è il fisico. Avere
qualcosa di fisico. Tu lo sai, 

le tempeste morali possono essere prolungate, 
diversificate, accelerate a piacere. 

Ma una gamba, non ce la si rompe ogni giorno.
È da anni che non mi rompo una gamba.
Salgo, scendo, m’infilo nei posti più impensati,
in certi vicoli, niente da fare. 

È tutto un lavoro. Tutto un altro lavoro.

Ma volevo anche dirti:

il film che mi hai mandato a vedere,
o che ho creduto mi avessi mandato a vedere,
non ha una scena finale.

Questo può essere un messaggio.

Può esserlo? Dico,

per entrambi?

E soprattutto: siamo degli “entrambi”?

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  9 comments for “Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato 7

  1. 11 settembre 2008 at 12:28

    no, obvious,un saluto, V.

  2. nadia agustoni
    11 settembre 2008 at 15:28

    Mi trovi in sintonia.

  3. 11 settembre 2008 at 21:09

    le ho lette tutte, una più bella dell’altra…
    metti a nudo l’uomo in modo delicato ma deciso.

    la comunicazione, il desiderio di estendersi all’altro, la ricerca del dia-logo per uscire ed entrare da sé come in uno specchio.

    tra tutte, queste righe per me sono un andare oltre nel sogno di una cosa semplice, come la dignità di vita.

    “….
    io vorrei che il lavoro stesso
    trovasse me
    e nella più agile e audace delle posizioni
    di una prontezza spontanea
    completamente sincera

    io ci terrei che il lavoro
    una volta trovato
    trovasse intorno a me
    quanto non può mancare
    intorno al lavoro:
    una donna, piuttosto giovane,
    con la quale io potessi spingermi a parlare

    che con il lavoro io mi trovassi in grado
    di trovare una donna per parlare
    per spingermi fino dove le parole
    possano confonderci, lei e me,
    oltre a tutto il lavoro
    già trovato

    in modo che il lavoro
    stesso sia dalle parole interrotto
    lavorando fino a smettere per poter
    soltanto parlare con una donna
    ben oltre tutto il lavoro possibile
    e oltre il sonno e il cibo
    fino alle parole che io sarò in grado di dire
    a lei soltanto, …”

    complimenti (posso linkarla?)

    Natàlia

  4. 11 settembre 2008 at 23:23

    ogni movie ha la sua scena finale spesso scontata per entrambi. ;-)

    Buenos aires una città fredda?

    Un saluto
    Marco

  5. sparz
    11 settembre 2008 at 23:59

    Questa m’è piaciuta anche più delle altre, Andrea, evvvvài.

  6. andrea inglese
    12 settembre 2008 at 11:32

    free link Natàlia, e con piacere…

    a marco,
    bè, Buenos Aires ha un clima più simile a Milano che a Palermo, d’inverno può scendere fino a 0°

  7. 12 settembre 2008 at 17:57

    Grazie Andrea.
    fatto.

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