Hélène

26 marzo 2007
Pubblicato da

di Pierre Jean Jouve

traduzione di Antonio Sparzani e Andrea Raos

Che bella che sei ora che non ci sei più
La polvere della morte ti ha spogliata persino dell’anima
Che desiderata che sei da che siamo scomparsi
Le onde le onde riempiono il cuore del deserto
La più pallida delle donne
Fa bel tempo sulle creste d’acqua di questa terra
Del paesaggio morto di fame
Che borda la città di ieri dei malintesi
Fa bel tempo sui circhi verdi inattesi
Trasformati in chiese
Fa bel tempo sul pianoro disastroso nudo e capovolto
Perché sei così morta
E spargi soli con le tracce dei tuoi occhi
E le ombre dei grandi alberi radicati
Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

*

Hélène

Que tu es belle maintenant que tu n’es plus
La poussière de la mort t’a déshabillée même de l’âme
Que tu es convoitée depuis que nous avons disparu
Les ondes les ondes remplissent le cœur du désert
La plus pâle des femmes
Il fait beau sur les crêtes d’eau de cette terre
Du paysage mort de faim
Qui borde la ville d’hier des malentendus
Il fait beau sur les cirques verts inattendus
Transformés en églises
Il fait beau sur le plateau désastreux nu et retourné
Parce que tu es si morte
Répandant des soleils par les traces de tes yeux
Et les ombres des grands arbres enracinés
Dans la terrible Chevelure celle qui me faisait délirer

Dello stesso autore su Nazione Indiana vd. “Ferocia“.

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25 Responses to Hélène

  1. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 09:54

    E spargi soli con le tracce dei tuoi occhi
    E le ombre dei grandi alberi radicati
    Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

    Finale magico!

  2. véronique v il 26 marzo 2007 alle 11:26

    Una poesia che unisce il splendore solare con la sparizione tragica (la morte della donna amata). Viene la voglia di morire per essere amata.
    Il paesaggio diventa il ricettacolo sacro di questa sparizione: ” la polvere della morte ti ha spogliata persino dell’ anima.”
    L’ultimo verso rammenta Baudelaire.
    IL paesaggio è deserto amoroso, imprigionando l’ombra del corpo amato.
    Anche la scrittura è deserto.
    Andrea, la traduzione è magnifica, rende ommagio al poeta francese.

  3. Christian Frascella il 26 marzo 2007 alle 11:30

    E rammenta anche Poe, se ci fate caso.

  4. Andrea Raos il 26 marzo 2007 alle 11:33

    Grazie mille. Ma attenzione, la traduzione è Andrea + Antonio, e le idee buone sono sue.
    Ciao,
    Andrea

  5. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 11:57

    Bella idea, quattro occhi vedono meglio….
    gli ultimi 3 chi li ha tradotti?

  6. Andrea Raos il 26 marzo 2007 alle 12:09

    Non ci siamo spartiti il testo; tutto, anche gli ultimi tre versi, è tradotto a quattro mani.

    Non dimenticare comunque che in fondo non sono parole nostre, ma di Jouve (e di chi le legge).

  7. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 12:30

    Non lo metto in dubbio.
    il potere della traduzione però è grande…
    può cambiarne anche il senso
    :-)

  8. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 12:33

    mi è piaciuta molto, se non si era capito.

  9. cosi&come il 26 marzo 2007 alle 15:35

    Poe,sì, Christian… Annabel Lee
    molto bella!

  10. così&come il 26 marzo 2007 alle 15:40
  11. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 16:24

    @così & come:
    ma cosa è quel vortice muto?
    Preferisco l’immaginazione!

    ciao ;-)

  12. così&come il 26 marzo 2007 alle 16:33
  13. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 17:10

    così va meglio…
    interminabile!!!
    …e poi ci sono i cerchi d’acqua che giocano….

    ;-)

  14. Ophelia il 26 marzo 2007 alle 19:10

    Poe sì con le sepolte vive, ma anche i capelli che crescono come una pianta macabra nella tomba. Mi è tornata in mente la storia di Elizabeth Siddal, la modella dei preraffaeliti, moglie di Dante Gabriele Rossetti che si uccise con un’overdose di laudano dopo aver partorito il loro unico figlio morto.

    Rossetti (che la tradiva pure), volle seppellire nella tomba del cimitero di Highgate a Londra tutte le sue poesie con lei, come a testimoniare che anche la sua vita era morta, mentre l’amore era più intenso e feroce di prima.

    Con il senno di poi e l’ego gigantesco d’artista fece riesumare il manoscritto, ma mandò due amici, non avendo il coraggio di vedersi davanti il cadavere di Elizabeth.

    Gli raccontarono che era intatta e più bella che in vita. I suoi capelli rossi continuavano a spandersi dalla bara nella terra.

    (un motivo che poi ha ripreso pure Marquez con Dell’amore e di altri demoni).

    Scusate la deriva tardo-ottocentesca.

  15. carla bariffi il 26 marzo 2007 alle 19:21

    Grande Garcia Marquez!

  16. Cerutti Gino il 26 marzo 2007 alle 21:06

    Ma è una poesia dedicata alla Helena di Nazione Indiana? Da un suo spasimante mollato?

  17. Andrea Raos il 27 marzo 2007 alle 08:21

    No.

  18. LaGiardiniera il 27 marzo 2007 alle 10:01

    Che bello vederlo ritradotto

  19. Andrea Raos il 27 marzo 2007 alle 12:01

    Di chi è l’altra traduzione?

  20. antonio sparzani il 27 marzo 2007 alle 23:23

    buona la deriva ottocentesca. Non badate a Raos che dice che le idee buone sono mie. Tutto è stato pastrugnato a 4 mani, inoltre la proposta e l’ossatura di partenza sono sue. Grande Jouve.

  21. così&come il 28 marzo 2007 alle 09:31

    Nella terribile Capigliatura lei che mi faceva delirare

    Pelléas et Mélisande

    Maurice Maeterlinck_Claude Debussy

    Acte III, sc. 1

    MÉLISANDE
    Je ne puis me pencher davantage…
    Je suis sur le point de tomber…
    Oh! Oh! mes cheveux descendent de la tour!
    (Sa chevelure se révulse tout à coup tandis qu’elle se pence ainsi,
    et inonde Pelléas.)

    PELLÉAS
    Oh! oh! qu’est-ce que c’est? tes cheveux, tes cheveux descendent vers moi!
    Toute ta chevelure, Mélisande, toute ta chevelure est tombée de la tour!
    (moins vite et passionnément contenu)
    Je les tiens dans les mains, je les tiens dans la bouche…
    Je les tiens dans le bras, je les mets autour de mon cou…
    Je n’ouvrirai plus les mains cette nuit!

    MÉLISANDE
    Laisse-moi! laisse-moi! tu vas me faire tomber!

    PELLÉAS
    Non, non, non!
    Je n’ai jamais vu de cheveux comme les tiens, Mélisande!
    Vois, vois, vois, ils viennent de si haut
    et ils m’inondent encore jusqu’au cœur;
    Ils m’inondent encore jusqu’au genoux!
    Et ils sont doux, ils sont doux comme s’ils tombaient du ciel!
    Je ne vois plus le ciel à travers tes cheveux.
    Tu vois, tu vois? Mes deux mains ne peuvent pas les tenir;
    il y en a jusque sur les branches dy saule…
    Ils vivent comme des oiseaux dans mes mains,
    et ils m’aiment, ils m’aiment plus que toi!

  22. carla bariffi il 28 marzo 2007 alle 09:48

    Fantastica!
    :-))

  23. così&come il 28 marzo 2007 alle 09:59

    Poe ed Annabel Lee per analogia dell’identificazione fra amor perduto e tomba talamo e dell’amore eterno solo attraverso la morte.

    E le pene d’amor perduto colpiscono ancora, eccome, in questo libretto bianco incantevole scava graffi…

  24. Francesca il 28 marzo 2007 alle 13:18

    Chissà perché ho pensato immediatamente a Elena di Troia.
    Qualcuno ne ha narrato mai la morte? Io ricordo solo il mito parallelo del suo eidolon, il fantasma fuggitivo ancora così malioso…
    Grazie ai traduttori.

  25. antonio sparzani il 28 marzo 2007 alle 15:29

    bellissima citazione di Pelléas et Mélisende, così&come, grazie molte. a.



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