Pensieri puliti

13 settembre 2008
Pubblicato da

di Alda Allegri

Le madri sono fatte di merda
raccolgono merda
puliscono merda

raccattano instancabili resti
da cui ricavano segni
in stanze ostili
conosciute e fetenti

si avvinghiano
nei meandri più nascosti
per carpire
segreti di figli

si accorgono di un intoppo
lo cullano
sentendosi fiere e necessarie

trovano solo
peli pubici attorcigliati
un tutt’uno con la grata mobile
del tappo del lavandino.

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36 Responses to Pensieri puliti

  1. véronique vergé il 13 settembre 2008 alle 15:23

    La poesia mi piace, perché è ribelle, delinea la limita tra l’immagine rosa della relazione tra madre e figlio e la realtà. Le madri provano un sentimento di essere solo “utilitarie”, quando nel cuore si apre un immenso bisogno d’amore e di gratitudine.

    Ma voglio custodire in me l’immagine felice della madre, anche se non corrisponde pienamente alla realtà.
    Vedo un bebè e sono tutta in commozione.
    Chi vuole avere un bebè con me? Chiedo. ( o piuttosto lascio il mio desiderio in silenzio), credendo che il mio desiderio sia ascoltato.
    Allora per un momento, leggendo la poesia, invidio la madre tutto dedicata ” alla merda” del suo bambino.

  2. Marco Saya il 13 settembre 2008 alle 16:41

    beh…non la trovo poi così ribelle e poi mi sembra un pò incompiuta, forse l’avrei sviluppata, ma è solo una mia modestissima opinione.

    Marco

  3. Abele Longo il 13 settembre 2008 alle 16:49

    E’ una provocazione necessaria: le madri continuano ad essere abbandonate a loro stesse, a volte come le cagne che partoriscono per strada. Lo dico con la consapevolezza di marito che spera di aver fatto il possibile per aiutare la propria mogle, che durante il parto non si è dileguato. Ben vengano poesie del genere. (Molto efficaci i versi finali)

  4. Natàlia Castaldi il 13 settembre 2008 alle 16:51

    da mamma … quanto è vera!

  5. bevitore il 13 settembre 2008 alle 17:33

    a me ha fatto sorridere il termine “fetenti”, rispetto alla foto direi proprio fet-enti.
    Però, io che non so discutere di poesia se non nella misura che m’è dato di capirla, direi che una certa inquietudine me l’ha fatta venire.
    Non so.

  6. harzman il 13 settembre 2008 alle 17:40

    Mamma mia, c’è da sperare che non siano davvero tutte così!
    Le madri, dico, ma forse un po’ anche le poesie di mamma Allegri, se è mamma.

  7. Natàlia Castaldi il 13 settembre 2008 alle 18:19

    io in questa poesia non ci vedo nulla di spaventoso.
    è di una semplicità disarmante.
    descrive un aspetto dell’essere madre, l’altro aspetto, quello di solito taciuto dietro i sorrisi di circostanza.
    abbondano le pagine di tramonti, fiori odorosi, mellifule tenerezze, qui no, si parla d’olezzo de merd… perchè le mamme, con amore, imparano da subito a raccoglierne di merda e – se sono “mamme” – continuano a spalarla a vita.

  8. orsola puecher il 13 settembre 2008 alle 18:33

    non c’è nulla di spaventoso
    infatti
    ci sono madri che si fanno mettere, si eleggono, si elidono nella categoria “raccoglitrici di merda”
    e lì restano
    altre no
    però

    ,\\’

  9. Natàlia Castaldi il 13 settembre 2008 alle 18:49

    Ciao Orsola, intanto ti ringrazio qui per il tuo commento dell’altro giorno…

    dici bene, solo che io non interpreto la poesia come “assoluta” espressione della maternità, ma solo come parte di essa.

    poi in tutto c’è l’elemento fortuna… non saprei come altro definirlo. Ci sono madri e madri (è una riflessione che faccio per esperienza a me vicina), anche alla migliore delle madri può capitare di dover lottare contro la droga ad esempio, o contro le barriere sociali ed architettoniche, o contro gli schemi sessuali imposti e riconsociuti come “giusti”…

    salvo casi patologici, non credo che ci siano donne/madri contente di crogiolarsi nella (pardon) merda.

    [mi spieghi questo simbolo? ,\\’] … ciao, Natàlia

  10. valter binaghi il 13 settembre 2008 alle 20:06

    d’altro canto questa poesia poco materna
    non è nè fiera nè necessaria

  11. ang il 13 settembre 2008 alle 23:31

    non è mi sembra una provocazione anzi credo che sia un legittimo sentimento di maternità al contrario: che può anche svlipupparsi un sentimento di non-maternità. l’istinto materno è un concetto disgustoso: con tutto quello che ne gira intorno. cmq complimenti la poesia mi ha colpito molto, la sento molto vicina al mio modo di sentire questa questione.
    concordo con marco saya per un maggiore sviluppo.
    ciao!

  12. orsola puecher il 14 settembre 2008 alle 09:36

    certo che la comunicazione è difficile davvero

    non credo che questi versi propongano un sentimento di non maternità

    l’istino materno è
    né disgustoso né liliale
    ha di certo questi aspetti viscerali di sacrificio, di protezione
    di paura irrazionale
    di amore cieco

    e ci sono momenti di lontananza dai figli
    soprattutto nell’arco degli anni

    ecco io li vedo questi versi come la descrizione di un arco
    di progressiva rassegnazione al ruolo primario di accuditrice
    a cui resta solo lo spiare segreti interpretare indizi che è tipico dalla fase dall’adolescenza in poi
    e ci sono queste figure di madri silenziose e sofferenti
    pronte a sempre a salvare il salvabile
    a “cullare l’intoppo”
    a riprenderseli feriti i figli
    senza chiedere nulla
    pur di sentirseli ancora vicini in modo primario
    ad accettare da loro qualsiasi umiliazione, richiesta, oltraggio

    farsi confinare in questa figura silenziosa ed acquiescente non ha nulla a che fare con l’istinto materno in se ma con un preciso ruolo sociale femminile
    antico quanto il mondo
    che molte di noi hanno lottato per spezzare
    per dar ad esso “parola”
    voce in capitolo
    in casa e fuori

    e non è sempre facile
    è scomodo impegnativo “parlare” ai figli invece di limitarsi a raccogliere i loro cocci
    aprire la bocca invece del portafoglio

    ,\\’

    [ Natàlia è un segreto magico che non posso assolutamente rivelare ]

  13. Natàlia Castaldi il 14 settembre 2008 alle 09:53

    Orsola, bello leggerti, lo dico con la massima sincerità.
    la comunicazione come dici tu è difficile, ma tu ti sai spiegare con serenità e limpidezza tali che è impossibile non stare in silenzio ad ascoltare.
    mi trovi più che daccordo.

    [… va bene :-) ]

  14. william dollace il 14 settembre 2008 alle 10:30

    ragazzi.

    scusate l’OT
    notizia shock per tutti coloro che amano le parole e la scrittura.
    se n’è andato david foster wallace per sempre.

  15. orsola puecher il 14 settembre 2008 alle 10:37

    …”andato” così

  16. gina il 14 settembre 2008 alle 13:53

    cosa non s’ottiene divinando s’un grumo di peli pubici:)
    (pratica salutare, neh, ma così come la coprofiglìa non eclusivamente materna. con le amiche raggiungiamo livelli di tali, pulitissimi pensieri che… son già la metà del lavoro. Il resto è sciopero, y fare altro/a)

  17. harzman il 14 settembre 2008 alle 17:05

    È proprio questo a inquietarmi della mammità: l’avvinghiarsi nei meandri più nascosti per carpire i segreti dei figli – in barba al naturale bisogno di intimità dell’individuo in crescita… Se lo avessi saputo a suo tempo, l’avrei detestata, magari impietosendomi un poco.

  18. viola amarelli il 14 settembre 2008 alle 17:13

    trovo molto riuscito questo testo, è uno sguardo crudo sul “così è”, semplicemente, senza alcun giudizio di valore sulla situazione (se non forse una salutare sotteranea rbellione al “ruolo” e alla “funzione”);
    per il resto, il problema è che i figli forse non si decidono mai a pulire “autonomamente” le docce e i bagni…V.

  19. ang il 14 settembre 2008 alle 17:16

    al di là di tutte le interpretazioni possibili e impossbili… e le visioni personali…
    in fondo è esattemente questo che fanno le mamme, senza però inserire tra i versi i fronzoli alla nastro rosa e gli occhietti alla cerbiatto che tanto detesto.
    ciao!

  20. enrico de lea il 14 settembre 2008 alle 17:26

    “si avvinghiano / nei meandri più nascosti” – al di là della cifra (e dello stile) espressionista, il nucleo “duro” sta tutto in quest’avvinghiarsi delle madri, amor/error in vinculis – bello (mi piace) – complimenti

  21. helena janeczek il 14 settembre 2008 alle 18:16

    Scusate, se dico anch’io due cose su questa poesia che ho voluto proporvi, perché mi ha molto colpito quando l’ho letta. Io non ci ho mai visto nulla di provocatorio (nel senso di deliberatamente provocatorio, di cosciente infrazione di tabù, cliché, icone sacre) e il problema di quanto sia formalmente compiuta, originale, o derivata da determinate poetiche ecc. mi è sembrato secondario. Credo che in un luogo come questo vi sia spazio per espressioni che anche con lo strumento della poesia riescono a dire qualcosa di urgente, di sentito, di vero. So che qualcuno comincerà a storcere il naso richiamandomi all’indistingubilità della sostanza (verità ecc) dalla forma. D’accordo. Ma qui anche nella forma forse “barbarica” per me passa una capacità fortissima di dire l’ambivalenza del materno, la pietas, l’essere per gli altri ( a me questa merda raccolta evoca una certa rozzezza profondamente cristiana della tradizione medievale, caro Valter) e il rischio che questo diventi qualcosa di negativo, di vischioso e soffocante e in fine il dubbio lacerante che tutto il tuo amore, “buono e cattivo”, non basti.
    Insomma a me, e da quel che vedo anche ad altre persone che l’hanno letta, mi ha trasmesso questo.

  22. helena janeczek il 14 settembre 2008 alle 20:59

    A me mi….E poi correggo mio figlio:-))

  23. francesco forlani il 14 settembre 2008 alle 23:19

    qualche tempo fa mi interrogavo sul termine “smammare”
    esiste un equivalente in altre lingue?
    effeffe

  24. ang il 14 settembre 2008 alle 23:21

    @helena janeczek
    un rafforzativo inconscio? ;)

  25. alda il 15 settembre 2008 alle 07:01

    Ognuno dà un segno proprio.
    Interpreta, parla di sé, proietta.
    Le parole sono le stesse.
    I volti hanno storie diverse. Alda

  26. soldato blu il 15 settembre 2008 alle 08:10

    Penso che Viola abbia colto il valore genuino di questo scritto.
    Con una frase solo apparentemente semplice.

    “Così è”.

    Non è questo, forse, l’obiettivo massimo che uno può proporsi, quando scrive?

    Che altra letteratura può esistere, oggi?

    Credo che il mellifluo Binaghi abbia colto bene punto, ma dalla parte sbagliata: c’è chi preferisce una visione distorta della realtà.

    Che assegna alla letteratura una funzione consolatoria. Che la vuole surrogato “alto” della televisione. Strumento di educazione e di controllo delle anime “semplici”.

    E di svago per chi “semplice” pensa di non essere.

    La “rozzezza profondamente cristiana della tradizione medievale” evocata da Helena, a mio parere, non era per niente cristiana, ma ciò che il cristianesimo non era ancora riuscito a inglobare, a distruggere. Espressione, per quanto distorta, di una paganesimo già vivo.
    Il suo canto di cigno.

    “Cristo strappò da sé il male e lo gettò via”. Fu una scelta di “perfezione”.

    Dietro quella parola “male” vennero nascosti, e così perduti, anche
    “valori pregiati” la cui preziosità non siamo in grado di valutare.
    Perchè non li conosciamo.

    Finché qualcuno non ce li dice.

    Il “maledetti”, e non solo dei poeti, riassume, in questo contesto, tutta la sua pregnanza.

    “Così è”.

    Qualcuno, nei giorni scorsi, su NI ha accennato al Taoismo.

    Il Tao è la merda di un bambino.

    Anche.

  27. Valter Binaghi il 15 settembre 2008 alle 08:59

    Al mellifluo Binaghi piacerebbe liberare la letteratura dal sociologismo d’accatto, dall’iperrealismo presunto, dal perpetuo piagnisteo femminardo (=pre o post femminile). La merda è dappertutto: ci vuol coraggio per la bellezza, oltre che per rinunciare al nickname.

  28. soldato blu il 15 settembre 2008 alle 09:40

    Appunto!

  29. véronique vergé il 15 settembre 2008 alle 09:52

    per effeffe,

    Smammare: dégager, décamper(vraie définition)
    Se détacher de la mère, fuir, lâcher les seins de sa mère ( j’invente), se décoller du corps de la mère.
    Ou alors échapper à son rôle de mère, quitter les lieux ( salle de bain, cuisine, toilettes) pour conquérir d’autres espaces.

  30. francesco forlani il 15 settembre 2008 alle 09:55

    demamaner (j’invente)

    effeffe

  31. orsola puecher il 15 settembre 2008 alle 10:01

    in dialetto emiliano romagnolo
    sentii per dire mammone, molto attaccato alla mamma cioè,
    l’è immamà’
    è immammato

    perchè anche i figli a volte
    “si avvinghiano
    nei meandri più nascosti”
    delle madri

    per dire smàmmati, sbrigati, muoviti in basso lombardo
    si dice

    desfèscet

    togliti le fasce

    di quando i pupi li tenevano legati come salami immersi nella loro m… per ore ed ore

    ,\\’

  32. francesco forlani il 15 settembre 2008 alle 10:25

    una variante napoletana:
    smammuliàrse, emanciparsi, far da sé…
    effeffe

  33. véronique vergé il 15 settembre 2008 alle 12:18

    Amo molte le traduzioni di effeffe, di Orsola.
    Mi piace il smammuliarse napolitano.

  34. Goff il 15 settembre 2008 alle 15:43

    io trovo bellissima questa poesia, descrive perfettamente tutto cio’ che come figlio non riesco ancora a perdonare a mia madre.
    postate altre poesie se potete.

  35. Andrea Garbin il 15 settembre 2008 alle 18:57

    trovo molto bella questa poesia, non ci vedo nulla di ribelle o di provocatorio, quanto all’incompiutezza, se è vero che questa poesia lo è, a me piace sempre credere che le poesie migliori sono quelle che ti lasciano appunto un senso di incompiuto, che non ti danno alcuna risposta, semmai ti infondono dubbi o ti fanno sorgere quesiti, e poi è vero, questa poesia è molto reale, m’è balenata subito l’immagine di mia madre che faceva quelle cose lì…

  36. Alcor il 18 settembre 2008 alle 11:28

    Scusate l’OT, e non lo dico per Binaghi che può difendersi benissimo da solo, che necessità c’è di dare del “mellifluo” a un altro?
    Propongo, da ormai annosa lettrice di Nazione Indiana, di inserire nella netiquette di questo sito l’esclusione degli aggettivi rivolti alle persone, ammettendoli solo per i testi o i commenti. Che sono l’unica cosa certa, qui.
    Anche perché – non essendo santa, – non vorrei trascendere anch’io scivolando sul piano personale e passando dal commentare i commenti di soldato blu al commento sulla sua persona così come appare in rete.
    Tra l’altro svaporerebbe la confusione tra testo e persona che vedo fare continuamente da troppa gente dalla testa calda.
    Il binomio via libera sui testi e rispetto della persona sarebbe poi coerente con il tenore di alcuni post che richiamano al rispetto dell’altro, smentito nella pratica.



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