Personaggi Precari 2009: Millennium Edition

4 maggio 2009
Pubblicato da

1774_lynching di Vanni Santoni

Renzo

– Babbo, perché ti tieni il cuore?
– Perché mi immagino gli infarti.

Sara

A sedici anni è mezza sfatta. Con quegli occhietti cilestrini tiene testa a certi fidanzati che sono ognuno il terrore del suo quartiere.

Rambaldo

– Arriva un momento nella vita, se hai avuto abbastanza donne e abbastanza belle, in cui cominci a considerarle per il loro cervello, più che per il loro corpo: è lì che devi stare attento, in quanto mai ti eri abituato a scegliere in questo modo, e non hai quindi sviluppato gli strumenti per una corretta valutazione.
– O’ che dici, nonno? Ma se sei sempre stato buco… Lo sanno tutti che la mamma è figliola del Verniani!
– Eh, dai, facevo per dire.

Teti

Ci sono famiglie che hanno scritto nel proprio destino un giorno fatale nel quale qualcuno alzerà il coperchio, il drappo, la maschera, e scoprirà l’orrendo verminaio; e ci sono famiglie in cui di queste belle giornate ce n’è più o meno una ogni tre anni.

Roberta

Si è andata a infilare in una setta che le spilla i soldi e la mette contro i suoi familiari. Non è mai stata così felice.

Claudio

Ventisei anni più tardi, dire “um banbino” lo diverte ancora moltissimo.


Marigliano

Iniziati gli studi privatamente perché di gracile costituzione, fu indeciso tra il diritto e la medicina; scelse infine quest’ultima dopo essere rimasto colpito dalle lezioni di anatomia di Pernicio Rosati, a Faenza. Fu durante quegli anni di studio e ardori giovanili che un mercenario svizzero lo colpì alla tempia col manico della giusarma, cagionandogli la caratteristica espressione del viso con cui fu ritratto da Ottone Chini.

Ahmed

“Dovresti vedere com’è in Yugoslavia!”
Pedja dice sempre così. Pedja e Ahmed camminano, veloci, verso la cima della collina. L’erba sembra sempre più bassa, prima di affrontarla, e non immagini mai che sia così bagnata: zuppa, che le idee di stenderti che ti facevi prima di cominciare a salire, dopo tre passi quasi ti fanno vergognare.
“Non sputare! Lo sai che mi fa schifo quando sputi in quel modo.”
Pedja a spregio ne gratta fuori un altro dal fondo della gola:
“Dai, gambe molle. Altri cinquanta metri e siamo in cima.”

Silvia

– Dai, vieni.
– Dici che se vengo, mi prenderanno in giro?
– È chiaro.

Aurelio

In mancanza di bersagli, si spara in un piede.

Anna

Devo pulire le finestre, pensa Anna. Immobile di cera, sul letto guarda il vetro. L’opaco è una miriade di ombre: sedimenti di goccioline; ognuna ha vissuto un mezzo centimetro, poi si è lasciata dietro un’idea di grigio, più marcata in basso.
Anna si trascina fuori dal letto senza voglia, agguanta una mela. L’impressione è soffice, sgradevole. Anna pensa che in casa non ci sono provviste, solo mele vizze e spezie, dadi e tè e pasta d’acciughe. E pollo, incarognito di grigio a star nel freezer senza sacchetto.
Anna si siede al tavolo, è pieno di libri e riviste; quando deve ricevere un uomo, tira fuori i libri che reputa la possano far sembrare più interessante, poi per giorni non li rimette a posto. Sfoglia le poesie di Verlaine, Newton Compton tremilanovecento lire, mai lette, poi scava un sentiero verso il bagno, piscia, si solleva, si vede sgranata nello specchio, strizza un poro occluso, sul naso.
Nel bicchiere degli spazzolini si sta riformando la melma, pensa. Una volta, Anna trovò un piccolo verme nel lavandino e ci mise giorni per capire che veniva dalla melma del bicchiere, un brodo primordiale di minuscole scolature organiche e dentifricio e intonaco caduto che ne fa bigia la palude.

Elena

… e così, il brutto anatroccolo si vide riflesso nello stagno e capì di essere diventato un minaccioso aracnide.

Fabio

Fabio cerca il bagno sul retro del bar (”Il bagno? Sul retro”).
Tra i Manet – tra le riproduzioni di Manet – scorge una bella bottiglia nel buio, su un tavolino, su un tovaglino. Il tappo è di latta e Fabio lo stappa e fa un gotto di sgamo; d’olio, si capisce. Vomitare gli viene pulito, così come pulirsi con la tovaglia le labbra; un labbro, due labbri; il sintetico della fibra gli taglia quello sotto. Fabio rientra tra i suoi e chiede un fazzoletto.

Niccolò

– E poi avremmo potuto fare i piatti insieme! La casa piena di amici, anzi no meglio ancora, noi invitati da degli amici e poi io: dai facciamo i piatti noi, sicché tipo, no, un guanto per uno, e intanto parlare, scherzare un po’ tra noi e un po’ con loro, voltandoci…
– Ma… deliri?
– … e poi Claudio che fa: piccioncini, usciamo?
– Claudio? E chi sarebbe?
– Nessuno, faccio per dire, me lo sto immaginando. Ecco, facciamo con Antonello: Antonello fa…

Irene

Tanti discorsi, sì, ma poi l’idea di restare senza fumo per, tipo, quattro giorni, la devasta.

Lussorio

Anziano sogna febbrile, sospira di quando
avrà avuto quattordici anni e gli allenamenti
– ci si vede agli allenamenti! – erano obbligatori
e lui il campo, la pista, tutto un campo,
una pista d’atletica regolamentare
(“noi al nostro, di circolo, il campo
ce lo abbiamo re-go-la-men-ta-re!”),
lo faceva dieci volte o anche venti
sudava andava, tutti i giorni
senza mancare, sempre portando
a mano le scarpe, le stringhe
annodate, un nodo secco –
ma a fiocco – a tenerle insieme.

Herman

Herman, cinquantatré anni, tosto e brizzolato, metà italiano e metà hondureño, è il proprietario di un piccolo albergo del centro. Nel settembre del ‘78 tagliò via i seni a una sandinista di sedici anni.

Gessica

… E poi rientrò in casa correndo in tinello, in tinello, in tinello correndo, rientrò in casa correndo e in tinello trovò sua madre seduta al tavolo, come gelata; il volto normalmente dolcissimo era fisso – fisso – in un ghigno innaturale.

Edoardo

Seduce una donna colossale sperando in cuor suo di generare un figlio enorme che giunto all’adolescenza lo strangoli.

Ilio

– Dove vai?
– Fuori.
– È pericoloso, a quest’ora.
– No mamma, non lo è. E comunque ho un coltello.
– Quale?
– L’Opinel.

Nicoletta

In un oceano di cattivi presagi, si aggrappa ai pochi rituali che possiede.

Lorenzo

Prova a combattere l’obesità con venti addominali, un giorno. Si sbronza con del sakè risalente a quella volta che “dà-ai ganzo, la cena giapponese!”. Fissa il giallo sui lati dell’indice e del medio della mano destra.

Carolina

– è bella, non è bella, è bella? non è bella, guarda ha gli occhi acquosi i capelli – lunghi! – lunghi, sì ma radi la bocca un po’ in avanti – si ma poco! – e poi con che razza di coglione sta, guarda, non lo vedi quell’ebete coi sandali. – sì ma le braccia ha dei bracciotti perfetti pelle liscia ma non vana – vana? – dita innocenti del tipo mi hanno rallevato le suore ma ora, ora vado alle feste goa ai rainbow anche se gli acidi mai e i funghi solo due volte, che risate i funghetti! – Sì questo è vero – (ciaf!) – ehi guarda ha ucciso una zanzara così con quelle mani – è energica è una che dio bono una che ti manda avanti una casa. – sì! – e le gambe, che gambe!, non lunghe, no, ma sode ginocchia belle paffute, caviglie snelle. – eh sì, via: sì.

Emanuele

Fa il tè.
Quando realizza che è finito lo zucchero, si blocca e prende a vibrare penosamente. Per fortuna mezz’ora dopo rientra la madre, che in qualche modo riesce a metterlo a letto.

Giulio

– Era la tua ragazza? Molto carina.
– Vero? Te come vai?
– Singòl.
– Eh… Evidentemente è finita l’epoca in cui Giulio Carrisi era “il bello del liceo Volta”!
– È più che nel ‘98 ho perso una mano, credo.

Matteo

Quando passa accanto a una coppia che si bacia, Matteo non può fare a meno di voltarsi a controllare la faccia della ragazza. Se è brutta, prova come un vago senso di sollievo.

Gisella

È sbronza e cade, e ricade. Si rialza, azzanna una mela; inciampa su una massa di calze e vestiti. Vede, cadendo, una foto sul muro di un ex-fidanzato – neanche un fidanzato, in realtà, più un flirt – d’estate – un flirt estivo – in costume, una collana di nocche di noci di palle di legno, i capelli all’indietro e un naso, un naso che è un osso, un machete una lama, la cartilagine tesa che fa bianca una linea nella carne arrossata dal sole che picchia, come ride il ragazzo dai denti sconnessi: ha un fascino suo, diciamo quel fascino di chi – oh – comunque ci ride, e insomma Gisella le gambe per aria si chiede ma perché, poi, l’avrò attaccata.

Erica

Paolo va a prendere la figlia a danza, la stanza di danza è oltre la sala degli attrezzi. Erica pedala e sfoglia una rivista e guarda Paolo e proprio mentre pensa che forse ora è abbastanza disperato per lei, quello si gira e timido la saluta con un singulto di sorriso.

Edoardo

– Mamma mia che gente qui, amore. No?
– No.
– No?
– No, no: non mi fanno schifo i fighetti con le macchine lustre e le scarpe con gli stretch, né i tamarri con quelle argentate. Non odio, ti dirò, i ravettari col cappellazzo o senza, gli ultrà coi loro riti obsoleti o i punkabbestia col babbo rettore. Non odio neanche, pensa un po’, i fascistini accigliati, i metallari che non si sono mai accoppiati, le scroccone coi capelli anni ‘20, i fissati di questo o di quello, i mostri, i cattogiovani che puzzan di piedi o quelli yoga che il puzzo lo coprono a incenso; non odio gli scalmanati aoh annamo famo, le fiche fredde o le zozzone, né quei tizi posati con le sciarpe che vediamo ogni tanto al bar di facoltà: odio quelli come te, con la vostra bohème che non esiste, il vino i negozi vintage la mostra di fotografia non fumo perché sono già fuori di mio adoro il liberty il surrealismo la troia di tu’ ma’ amore e psiche questo o quel regista di culto puttana Eva vi sgozzerei vi spaccherei la testa con un candelabro vi farei sfilare verso la forca con un cartello al collo e mi ci trovo, invece, in mezzo.

Vittorio

– E ricorda, tutto ciò che vive è sacro.
– Perché?
– Perché è più ganzo di ciò che non vive.

Natalina

Prima di lanciarsi dalla finestra, si è fissata la parrucca con la colla.

Miranda

– Ciao amore.
– Ciao.
– Bacio.
– [pciù]
– Che hai sulla bocca… NON CI CREDO! Hai di nuovo mangiato la vibhuti!
– Poca…
– Ma cazzo, lo sai benissimo che è semplice cenere mista a sabbia!
– Feldspati.
– Appunto!
– Mi annoiavo…

William

Cosa mi immagino quando sgancio un missile? Mah, cosa mi immagino… tipo dei tizi barbuti in fiamme che saltano in aria.

Rossella

– Come ti senti?
– Novecentesca.

Piero

Eccolo, Piero, con la sua felpa floscia e le basette e tutti che lo salutano – è amico di tutti, Piero – e la sua fidanzata allestita a Betty Page che da lontano dimostra vent’anni, e da vicino dodicimila. Saluta pure il cuoco e si assetta. Qui gli fanno sempre certi sconti, a Piero!

Giorgio

Giorgio è con un amico; saluta Piero, che sta passando dall’altro lato della strada.
– Ehi, conosci Pierino il Ricciardi?
– Da almeno vent’anni.
– Ma tu non eri di Rieti?
– Venivo già a Roma piuttosto spesso. Ci piaceva la stessa ragazza.
– Ahh… Una di quelle amicizie virili cresciute intorno a una donna, di quelle che rimangono sempre in qualche modo irrisolte?
– Per nulla. Gli spaccai tre vertebre con il bloccasterzo.
– Ma dai. E lui?
– Lui mi denunciò.

Giulia

(e Piera e Martina): brave simpatiche ragazze non sataniste.

Matteo

Tutti gentili, si procuri un avvocato, vabbè:
dai, sotto questa pioggia sopra queste foglie beige
sopra queste foglie cadute di Campo di Marte,
il buon umore regna.
Ti ricordi Chiara, mi chiedevi
che tipo di persona sarò da adulto da adultero e io
“addirittura più ganzo di ora,” rispondevo;
ti ricordi e poi ci ripensi e vedi che quel tra dieci anni
è ora
e come ganzo, se poi mai fosti ganzo, non porti
valigette come in quella foto mentale sciocca
e certo non sei brizzolato per nulla
e mille volte più
di quanto a vent’anni potevi temere o sperare
sofferenze malinconie schiaccianti
nostalgia un oceano ti abitano il cuore.

Francesco

Cenotaph88: oh
Cenotaph88: 6 on?
x3ngar: y
Cenotaph88: cm va?
x3ngar: li occhi sereni / e le stellanti ciglia / la bella bocca, angelica, di perle / piena, e di rose, e di dolci parole / che fanno altrui tremar di meraviglia
Cenotaph88: …
Cenotaph88: stase c 6?
x3ngar: y
Cenotaph88: k a dopo
x3ngar: k

Vera

“Come ci sono arrivata? Mmmh… Ho cominciato a recitare una parte, e a un certo punto era diventata la realtà. E poi, boh, ha continuato a funzionare.”

Elisabetta

Elisabetta cammina in uno spogliatoio; di lontano avvista le infradito gialle e intanto si toglie la maglia sudata. Le bambine del corso di danza, o di chissà che, parlano tra loro e si agitano, strepitano su qualcosa visto in televisione, mentre una signora si sfila a fatica le scarpe da ginnastica, sbuffando in modo esagerato, come a cercare attenzione. Nuda, Elisabetta avanza verso la doccia: mentre ancora le rimbomba nelle orecchie la techno sguaiata del corso di step appena concluso, involontariamente respira l’afrore legnoso del pavimento e le rinasce nel ventre, per un attimo, la tensione dei primi anni di ginnastica artistica, quella tensione che tanto forte provava quando entrava negli spogliatoi del vecchio palazzetto, al paese. Apre la doccia pensando a come infiniti momenti si siano condensati in una manciata di immagini angosciose e in qualche modo false, poi l’acqua calda si porta via quasi tutto.

Giuseppe

Pensa che sarebbe bello avere dei ricordi tipo di battute di pesca in Jugoslavia.

Jacob

È stato coi poeti: coi poeti.
Salta la cena; esce, urta, incespica, quasi cade.
Dicono che i giovani si facciano di anestetico per cavalli, addirittura.
Quello: dodici centimetri di raglia, poco dopo aver trovato invitante
un Arno nero di torba.

Stefania

(andò a finire che si accostarono al muretto dell’argine e lei lo masturbò con la sua piccola mano bianca; quando ebbe finito voltò lo sguardo verso di lui, che non poté fare a meno di mostrare un senso di atroce disgusto)

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27 Responses to Personaggi Precari 2009: Millennium Edition

  1. soldato blu il 4 maggio 2009 alle 06:24

    lo legge, lo legge sempre, il santoni, ma poi non sa se ridere o piangere. lui è bravo però

  2. lambertibocconi il 4 maggio 2009 alle 07:32

    Eh… qualcosa di originale! Buon giorno. :-)

  3. gherardo bortolotti il 4 maggio 2009 alle 08:46

    grande, grande, grande!

  4. véronique vergé il 4 maggio 2009 alle 08:57

    Mi piace il lato ironico dei personaggi, come in sbilenco con la vita.
    Ridere della paura di morire (Renzo),
    l’angoscia pulita (Elisabetta),
    il disgusto in desiderio (Stefania, Matteo),
    l’ultima civetteria (Natalina),
    la nonchalance di altro secolo (Rossella);

    Immagino un teatro con questi personaggi.

  5. andrea maggiolo il 4 maggio 2009 alle 09:02

    molto molto bello

  6. GM il 4 maggio 2009 alle 12:34

    Vanni è il migliore, punto.

  7. comunicazione di servizio « sarmizegetusa il 4 maggio 2009 alle 12:38

    […] comunicazione di servizio Maggio 4, 2009 Oggi su Nazione Indiana, una nuova selezione di personaggi precari, terza parte di un ideale trittico. Può essere letta QUI. […]

  8. Slipperypond il 4 maggio 2009 alle 12:54

    Santoni sempre presente nelle scuderie che contano.

  9. Gianluca Liguori il 4 maggio 2009 alle 13:23

    Vanni Santoni è uno dei migliori talenti che abbiamo in Italia.
    Non leggere Santoni è reato perseguibile penalmente… uno dei migliori talenti che abbiamo in Italia.

  10. Andrea il 4 maggio 2009 alle 14:17

    Sono bellissimeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!! Quella del “banbino” forse è la mia preferita… cavolo che bello leggerti! (se poi uno te sentisse pure leggere!)

  11. Franco Celati il 4 maggio 2009 alle 14:25

    Livello altissimo. Scrittura multiforme: lirica, nostalgica, postmoderna, realista, con un’ironia profondamente radicata e mai leggera, quasi dolente. Non si capisce cosa aspettano a ripubblicare quel maledetto librino verde.

  12. carmine vitale il 4 maggio 2009 alle 16:36

    raos:santoni vincente!!!!
    c.

  13. _F il 4 maggio 2009 alle 17:07

    Mi piace davvero il tuo modo di scrivere, mi sfava solo che non riavrò mai più indietro il tuo libro, che ho prestato.

  14. sarmizegetusa il 4 maggio 2009 alle 17:35

    Per completezza, segnalo che la presente selezione costituisce un ideale trittico con le altre due pubblicate su Nazione Indiana,

    https://www.nazioneindiana.com/2007/12/10/personaggi-precari-2007/

    e

    https://www.nazioneindiana.com/2008/04/07/personaggi-precari-2008/

  15. simone il 4 maggio 2009 alle 17:39

    Edoardo sono io.

    meno santoni
    più Santoni

  16. antonella lattanzi il 4 maggio 2009 alle 17:58

    Bravo, Vanni, bravissimo. Sempre così anti-autocelebrativo, sempre così diretto, sempre così giusto. Sembra che ogni parola sia La parola che c’era da usare. Elisabetta è forse il mio preferito.
    Spero un giorno ne parleremo anche a voce :-)

  17. Datura il 4 maggio 2009 alle 18:10

    Come sempre ciascuno dei personaggi di Vanni Santoni parla di ognuno di noi…
    ironia agro-dolce e verità più reali della realtà.

  18. Giuseppe Merico il 4 maggio 2009 alle 18:18

    I miei complimenti Vanni.

  19. simone piazzesi il 4 maggio 2009 alle 18:31

    alcune davvero sagaci :)

  20. Alessandro Raveggi il 4 maggio 2009 alle 18:31

    Se non ci fosse Vanni, bisognerebbe inventarlo. Impressionante la proteiformità della scrittura.

  21. collettivomensa il 4 maggio 2009 alle 20:02

    Vanni Santoni ha incrementato il già esasperato fenomeno dei “dieci autori in cerca di un personaggio”. Per la legge dei grandi numeri il sistema letterario mondiale è prossimo al collasso.
    Me l’hanno assicurato al Bar sotto casa, giuro.

    Club Amici Gay di Vanni Santoni, Collettivomensa

  22. La Portinaia dell’Accademia della Crusca il 4 maggio 2009 alle 21:35

    (Collettivomensa)
    “[…] il sistema letterario mondiale è prossimo al collasso”.

    Sono d’accordo e… Natalina for President!

  23. looplab il 5 maggio 2009 alle 00:00

    yoooooo!! ^^

  24. 23 il 11 maggio 2009 alle 20:07

    Bellissimi.

  25. Gena il 12 maggio 2009 alle 16:34

    Mi piace l’idea dei ” dieci autori in cerca di personaggi”!
    La nuova frontiera!

  26. Francesca il 23 maggio 2009 alle 04:07

    Complimenti per la genialità della trovata!

  27. A. il 22 giugno 2009 alle 00:41

    “personaggi precari” è di gran lunga la migliore opera letteraria su questi dieci anni di precariato, che ha il coraggio di rompere con l’ovvia descrizione di un fatto giuslavoristico per affrontare la questione da un punto di vista esistenziale. Mi chiedo cosa aspettino a ripubblicarlo, che il libro ormai è introvabile.



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