una ricerca poetica che si interroga sul mezzo e sul linguaggio del mezzo senza rinunciare alla qualità estetica…
Per tornare al post di Francesco,
penso che l’implicite sia molto più ricco
dal senso primo.
Ho visto uno scontro tra la publicità e la magnifica
poesia di Baudelaire,
da quale parte si evoca la bellezza delle donne?
di Andrea Inglese Diversi sono i poeti italiani, in cui è possibile rintracciare un’influenza puntuale o un’affinità più generale rispetto all’opera di Samuel Beckett. Ma per nessuno di questi autori si può parlare, come avviene nel caso di Gabriele Frasca e di Giuliano Mesa, di un rapporto frontale e consapevole con l’intera esperienza letteraria beckettiana.
di Fabrizio Cantori Baudelaire si assumeva il compito di raccontare a Asselineau un sogno proprio, «ancora caldo». Così lo definiva: frammento di «un linguaggio quasi geroglifico di cui non ho la chiave»
A una passante
Ero per strada, in mezzo al suo clamore.
Esile e alta, in lutto, maestà di dolore,
una donna è passata. Con un gesto sovrano
l’orlo della sua veste sollevò con la mano.
Era agile e fiera, le sue gambe eran quelle
d’una scultura antica. Ossesso, istupidito,
bevevo nei suoi occhi vividi di tempesta
la dolcezza che incanta e il piacere che uccide.
Un lampo.. e poi il buio! – Bellezza fuggitiva
che con un solo sguardo m’hai chiamato da morte,
non ti vedrò più dunque che al di là della vita,
che altrove, là, lontano – e tardi, e forse mai?
Tu ignori dove vado, io dove sei sparita;
so che t’avrei amata, e so che tu lo sai!
Francesco,
Lo splendore, la delicatezza,
il fuggitivo,
Una grazia.
un esperimento interessante…
una ricerca poetica che si interroga sul mezzo e sul linguaggio del mezzo senza rinunciare alla qualità estetica…
Per tornare al post di Francesco,
penso che l’implicite sia molto più ricco
dal senso primo.
Ho visto uno scontro tra la publicità e la magnifica
poesia di Baudelaire,
da quale parte si evoca la bellezza delle donne?