Personaggi Precari 2012 – Six for Perseus

2 aprile 2012
Pubblicato da

 di Vanni Santoni

 

 

 

Massimo

 

– Ma come facevamo quando non c’era Internet, eh Massi?

– Senti. Io non so come tu faccia a parlare di cose del genere con tanta leggerezza. Datti una regolata, perdio.

 

 

Alice

 

Si è scelta una fidanzata straniera così non sentirà mai dire “cioè, nel senso”.

 

Marco

 

Uno di quei musi di cane tutti ammaccati, a prima vista ottusi ma in realtà dotati di un’attenzione fulminea nel perlustrare la realtà alla ricerca di pretesti per partire a menar cazzotti secchi e nocivi come coltellate.

 

 

Giuliana

 

– Lo sai chi è il tuo babbo?

– Il mio babbo è…

– Il tuo babbo, signorinella, è un disgraziato.

 

 

Ezio

 

Sempre più spesso, l’ora della morte che s’approssima, ripensa Ezio a un pomeriggio tardo sulla battigia di Rarifossi, l’anno il cinquantuno: ogni tre metri o quattro una medusa spiaggiata, e l’impressione che tutto quanto avesse un senso, che quella punteggiatura di lucida luce volesse dir qualcosa.

 

 

Arianne

 

– È un vero peccato che dei vandali abbiano fatto quelle scritte sulla sua opera; abbiamo provato a cancellarle ma il metallo arrugginito è molto poroso, e si rischia di…

– Era così.

– Mi scusi, forse lei stessa non ha ancora potuto vedere… Non parlo della scritta “Galaverne” a tempera fluorescente, parlo di quella, um, “SBIRRACCI ASSASSINI SUKATE LA SUPER-NERCHIA” a spray nero.

– Era così.

– Ma se è apparsa stanotte.

– No, no, era così, l’ho fatta così.

– Ma le pare che il comune l’avrebbe acquisita?!

– Era così.

 

 

Paolo

 

“Vi prego: sopravvalutatemi.”

 

 

Fiorenza

 

– Ma cosa crede?! Lei non sa quanto ero bona da giovane! Lei non lo immagina!

– Dai mamma, basta…

– No, eh no! Bona, capito? Bo-na! Mica sai, dice: carina. Eh no, caro lei! Proprio bona!

 

 

P.

 

ecco che entra adidas bianche sui piedi piccoli capelli ricci un po’ lunghi i rayban il jeans sulle gambette storte toste sfilacciato ad arte (ma è un’arte che si è persa nel ’98, nel ’99) giubbotto in pelle e la sua piccola corte

due ragazzi due donne una la sua, l’altra amica o sorella di lei, due belle donne, però piccole, scure

e lui, lui assomiglia a uno famoso, un cantante da mezza classifica da successo estivo, oppure lo è proprio e siamo noi ad averne scordato il nome, o ancora il proprietario di una marca di vestiti che qualche volta ha guadagnato il palco grande

abiti nuovi in effetti i due ragazzi, uno l’afro l’altro in paglietta, snelli soprattutto: amici modelli producer pr?

e tutti e cinque lenti e veloci insieme, tutto con sontuose occhiaie e una calma pacata appagata imburrata, da coca stemperata a roba

i ragazzi a loro agio, le due tipe fotteniente (si appollaierebbero su una testa mozza) lui però alla rosticceria indiana c’è mica troppo abituato, fa delle ironie per assestarsi

comunque guascone

…eh, lo sgabello alto…

ed ecco il momento, ecco che si toglie il giubbotto di pelle

ed ecco l’epifania, il miracolo laico: sotto ha un altro giubbotto di pelle.

 

 

Donata

 

DONATA PALAI FINTA MAGNUCCA E FINTISSIMA BASUSA, FURBACCHIONISSIMA E VERA DELINQUENTONA

 

[così i muri della scuola]

 

 

Shane

 

I’m offensive and I find this Irish.”

 

 

Rose

 

– …E un messaggio per le migliaia di ragazzi che sono qui stasera per lei?

– Non mi piacciono molto i ragazzi.

– Um, bene, ma un messaggio per loro?

– Non sottovalutate Gesù Cristo.

 

 

Lorenzo

 

Abbiamo trentacinque trentasei trentasette anni, mogli carine, piccoli adorabili, camicie bianche alla sera, automobili che rispondono alle nostre esigenze, lavori discreti e famiglie che ci aiutano, e siamo

completamente confusi

su tutto.

 

 

Rose (II)

 

– Una visione per il futuro in questo giorno di festa!

– Cani scannati, cani arrostiti con fiamme ossidriche. Scusate. Non sto bene. Dov’è il mio truccatore?

 

 

Tommaso

 

eccoci qua (puah)

soli e cappottati in città straniera

e l’unico appiglio l’unico rimorchio

l’unico conforto

il ricordo di quando si poteva, quando

uscire significava: possibilità

 

 

Paul

 

siccome ha scritto un libro pensa che

 

 

A.

 

– So cosa pensate, madama. Che noi, per sola cagione di stirpe – anzi, per arbitrario merito geografico – siamo depositari di chissà quali segreti: di chissà che scheggia di verità. E le dirò una cosa, se vuole: che tutto questo, per quanto piccolo sembri da dentro, è vero.

 

 

Sienna

 

“Maledetti, vogliono far vedere a tutti che la loro relazione funziona.”

 

 

Fabiano

 

– … E insomma eravamo io, il Casprini, bin Laden, George Harrison e un’autostoppista mazateca che avevamo preso su a  Vladivostok…

– Ma il Casprini chi?

– Quello di Pontassieve.

-Ah, ok.

 

 

Aurelia

 

Periferia della periferia della periferia della periferia: schifo di idea venir qui a correre, niente di niente all’orizzonte, solo due gru e le lampare fosche del “monoblocco”; se ti fermi zanzare e allora correre, correre a testa bassa sull’asfalto, tra mucchi di rena sozza di merda di topo e laterizi spaccati finché, tra i forassiti e le spine, il mare a cinquecento chilometri, una conchiglia, e Aurelia che calca il passo e la sente sbriciolarsi sotto il suo piede.

 

 

Ettore

 

– Ti ricordi che roba, eh Hector.

– Che roba?

– Quegli anni.

– Um, quali anni?

– I nostri! Ogni quartiere una casa, ogni casa una singola in affitto, ogni singola in affitto un lettuccio caldo, ogni lettuccio una ragazza che ci aspettava. Anche al pomeriggio o a notte fonda. Ma come facevamo?

– Per cominciare, avevamo tempo. Ed eravamo meno difficili. Dico nella scelta delle ragazze. Ma soprattutto avevamo tempo.

– Avevamo tempo, eh?

– Avevamo tantissimo tempo.

 

 

Elia

 

– Intendi a parte i dolori atroci, la morfina insufficiente, la costante angoscia, la perdita di dignità e il cattivo odore che si è annidato in queste stanze come un prodromo della mia putrefazione? A parte questo, sì, tutto bene. Pensa che mi hanno finalmente installato la linea veloce.

 

 

Alessia

 

– Perché è rotto? Perché gli amici del babbo sono degli stupidi, stupidi, stupidi pezzi di merda.

– Di cane?

– Ecco, sì, bravo, bravissimo: di uno stupido, stupido, stupido cane.

 

 

Laura

 

Assomiglia pur sempre a una persona famosa della TV.

 

 

Elisabetta

 

– Dovete capire!

– Cosa?

– Le cose che io capisco!

 

 

Samy

 

A una festa, la stagista Samantha detta Samy (mezzosoprano), da poco lasciatasi, fa amicizia con la padrona di casa Erika (contralto); il giro di karaoke di Gessica (soprano), sorella di Erika, le ricorda i tempi del liceo. Quando Samantha sta per cantare a sua volta, viene annunziata la visita del vicino di pianerottolo Maicol (tenore), aspirante alla mano di Erika, accompagnato dall’amico Patrick detto Er Panetta (baritono). La figura distinta dell’ospite incuriosisce Samantha.

 

 

Tommi

 

“Mi si noterà di più se collasso o se dico cazzate per sei ore?”

 

 

Aldo

 

– E tu, dov’eri quando c’è stata la spartizione del mondo?

– Al bar, signore. Ero al bar.

 

 

Iacopo

 

Ha sognato le terre doppie.

 

 

Tania

 

– Com’è andata? Dici con Arsène? Mah, ci siamo conosciuti a una festa goa, sai proprio in quel momento in cui, come faccio a spiegartelo, tutto è uno, no? E niente, lì per lì andare a stare insieme su uno di quei monti, subito, ci era sembrata una buona idea, e giù progetti, figli. No, no, poi non ha funzionato niente. Ma va bene così, dai.

 

 

Tiziana

 

O, il balisong di Occam.

 

 

Giuliano

 

– Ehilà, guarda quanta gente! E sì che non è mai abbastanza. Ehi. Ehi. Sì, lo so. Lo sgomento. L’imbarazzo. Ciao zia! Sorellina… Oh, c’è anche Piero! E gli Anselmi: siete venuti fin da Terontola? Non dovevate. Sì. Lo so. Lo so. Pensate che sia una trovata di pessimo gusto aver fatto installare un registratore nella mia salma. Chissà cosa penserete allora quando si attiverà il meccanismo che mi farà muovere la mandibola come un pupazzo da ventril–AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW AW

 

 

Daniel

 

– ¿A quién recuerdas de ese periodo?

El Mamito, El Vera, El Amarillo, El Efra, El Erótico, El Winnie Pooh, El Alvin, El Colchón, El Cañas, El Traca, El Guerra, El Mellado, El Cuije, El Chocotorro, El Taliban, El Lucky, El Tlapa, El Chuta, El Chavita, El Kelín…

¿El Kelín sería Z-2?

Sí.

Y Z-3, ¿lo recuerdas?

Sí. Una vez me regaló una botella de vino italiano.

 

 

Maurizio

 

Non contento di aver creato la propria pagina su Wikipedia, crea anche quella su Wikiquote, ove si riportano certe sue pregnanti affermazioni pronunciate la sera del 31 ottobre 2009, presso il Bar Lerici (di Picchianti Adamo).

 

 

Tiziana

 

Tutto maggio tra pelucchi e smog sotto un sole bianco postnucleare gli occhi arrossati la tosse secca in piazza Indipendenza Tiziana legge.

 

 

Giancarlo

 

– Brujas! Te e le tue amiche… Brujas! Hai capito? Brujas!

 

 

Pietro

 

“Ho provato a tenermi aggiornato, ma era impossibile.”

 

 

Francesco

 

– Ehilà Giordano! Come va? Non starai mica ancora cercando ostinatamente di sopravvivere? Ma dai!

 

 

Vassilj

 

È che,

se l’idea sarebbe quella

di rilassarsi,

cosa meglio di questa casa

di *********** –

quale “vacanza” può avere l’eco

di questo posto

dove si condensa,

nella sovrapposizione di mille oggetti,

nel solco tracciato da troppe consuetudini

tutte buone

un modo d’essere

che è il nostro;

(la beffa è che lo distingui bene

quando è vuota)

un tessuto di compromessi

tutti, diciamo, avveduti, e tuttavia

senza l’ombra di una morale,

di un moralismo;

un precipitato di abitudini e scelte

(e anche grazia: diciamolo;

e cultura, diciamo pure quello)

che va ben oltre

porcate quali famiglia focolare heimat:

è quello che io sono.

 

 

Vieri

 

Cerca su Internet informazioni su un libro che ha nell’altra stanza.

 

 

Massimiliano

 

ti ricordi amore, era bellissimo

(no che non ricordi, nel ’90 avevi tre anni)

andare come le mine, briachi mézzi

e mai, mai un frontale. Gli anni della formazione!

i birri fissi a ogni incrocio, ma noi

li uccellavamo con le nostre trovate grifagne;

gli anni della formazione, e infatti

oggi so distinguere un Hofmann da un “gattino”

o prendere a pedate un savinese.

 

 

Elsa

 

Mette i dati veri.

 

 

Diletta

 

– Ma te, ce l’hai qualcuno che ti sopporta? No, perché, per dire, io ce l’ho… Nulla di che, eh, ma c’ho questo ragazzo a Viterbo, un paio di amiche, una cugina che ogni tanto vedo… E te? No, per capire…

 

 

Gianni

 

Capisce di essere, per così dire, arrivato, un giorno in cui si scopre a scaldare il caffè in padella per non sbattersi a lavare una tazza.

 

 

Ofelia

 

Vorrebbe proprio farsi un giro (quant’è che non si fa un giro?), un giro col suo zaino e il suo taccuino, leggere vecchi romanzi sul treno e vedere qualcosa di strano in una città poco nota, e finir chiavata da qualcuno di casuale ma non meno che straordinario, il quale poi, pur dandosi ben da fare per mantenere un distante legame di poetica affezione, non scassi più di tanto le palle.

 

 

Salvador

 

“Vedi, mio giovane amico,” disse allora il Maestro, “la saggezza non è saper vedere il cielo stellato, ma saperlo vedere senza far cadere il bacile che tieni sul capo.”

Fu in quel momento che Salvador gli fracassò la bottiglia di Cuervo in quella sua testaccia bozzuta.

 

 

Lavinia

 

Quanta dignità!

 

 

Cibele

 

Sogna i morti per acqua, fa colazione con lo yogurt e i semi di canapa, di lino, di sesamo, legge venti pagine di un libro in francese prima di realizzare che è in francese, mette in borsa un taglierino per incidere sigle nel legno dei banchi della scuola dove oggi dovrà lavorare.

 

 

Fernando

 

Ci sono delle mattine in cui si sveglia e per qualche secondo, a volte fin quando non entra nella doccia, pensa che è stato tutto un sogno.

Sono belle, quelle mattine.

 

 

 

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13 Responses to Personaggi Precari 2012 – Six for Perseus

  1. jacopo galimberti il 2 aprile 2012 alle 10:10

    Non stufano mai i PP di Santoni e, anzi, sembrano sempre piu’ attuali. Ezio e’ il mio preferito, ma anche l’alter ego santoniano Vassilj e’ molte bello…

    Forse questo codazzo infinito di PP continuera’ ad allungarsi e accompagnera’ il Nostro sino alla fine.

  2. pes il 2 aprile 2012 alle 10:54

    Secondo me sono le cose più belle che scrive. O almeno quelle che a me piacciono di più.

  3. sarmizegetusa il 2 aprile 2012 alle 13:32

    Vedo che il Gran Titolista Raos, messo alle strette dal divieto di usare il sottotitolo “il Sesto Senso”, ha dato il meglio di sé :)

    (grazie)

    • francesca matteoni il 3 aprile 2012 alle 16:04

      attento però perchè già vedo profilarsi Il settimo sigillo o I sette samurai o I sette contro Tebe…

      Cibele e P. i miei preferiti P. nella chiusa mi ha fatto pensare alla giacca di pelle di serpente di Sailor.

      • sarmizegetusa il 3 aprile 2012 alle 18:18

        ok allora questi tre per l’anno prossimo glieli vietiamo da subito, al Raosse… vediamo cosa inventa ^__^ dà il meglio nelle avversità

        • francesca matteoni il 3 aprile 2012 alle 19:13

          non sai niente dell’asso nella manica… e non lo saprai certo da me! (segue emoticon incerottata)

          • sarmizegetusa il 3 aprile 2012 alle 19:50

            (va da sé che per il 2014 l’ottavo nano e l’ottava meraviglia son già vietati ^_^)

  4. […] tristo mietitore, ma solitamente più gradito, ecco il consueto appuntamento annuale con il digest di Personaggi precari a cura di Nazione Indiana. E fanno sei. Like this:LikeBe the first to like this […]

  5. Ares il 2 aprile 2012 alle 15:04

    – Ecco abbiamo bucato! lo sentivo che la ruota girava a balzelli.
    – Eri tu che guidavi!

  6. véronique vergé il 3 aprile 2012 alle 17:16

    -Cibele mi piace- si legge in una lingua- si dimentica la lingua/
    Leggere un libro in lingua straniera/ come nella lingua natale/
    Frontiera di parole cancellata.

    Paul/ la tranquillità del nome/ Paul con la certitudine, quando
    scrivere è assenza di tranquillità/ Paul scrittore ovviamente.
    Paul Eluard/ Paul Verlaine/ Paul Auster
    Paul un nome che fa nascere lo scrittore.

    Iacopo con il gemello, l’ombra, le terre doppie, coppia di soli.
    Mi piace questa fantasia del pensiero.

    Alice: essere straniera. Non discuto il senso della parola, mi fido.
    Leggo la parola nella sua chiara simplicità, perché non conosco l’ombra della parola. Essere straniero nella lingua significa afferrare il senso concreto,
    essenziale o credere la metafora, vera.

    -Amo il mio nome quando sono chiamata in italiano- potrei dire il mio personnagio( personnange) precario.

    • sarmizegetusa il 3 aprile 2012 alle 18:20

      mi piace che il pensiero delle “terre doppie” (quelle che sogna Iacopo erano prosaicamente quelle del gioco Magic) porti a così grandiose associazioni

      *inchino a vv*

  7. malosmannaja il 7 aprile 2012 alle 16:35

    la preghiera di paolo è adorabile, “cioè, nel senso” che mette a nudo più umanità in tre parole d’un intero trattato di psicologia.
    : )
    ma tutte, quale più, quale meno. senza sottovalutare gesù cristo.
    (ps: sei il fratello di artur scantini?)

  8. sarmizegetusa il 13 aprile 2012 alle 15:24

    no, ma mi piacerebbe esserlo di Artur(o) Belano



indiani