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Dieci (piccoli) nuovi indiani

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Care lettrici e cari lettori,

siamo lieti di condividere con voi una grande novità. Ci stiamo moltiplicando, anzi ci siamo già moltiplicati. Per dieci. Dieci (piccoli) indiani sono arrivati a portare una ventata d’aria nuova in Nazione Indiana.

La cifra tonda è casuale; lo è altrettanto che, sommandovi la graditissima “indiana di ritorno” ⇨ Francesca Matteoni, si giunga a coprire l’esatto arco temporale della nostra storia. Dieci anni – più quello in corso – sono un’età molto avanzata nella realtà virtuale. Da quando fummo i primi in Italia a inaugurare un blog letterario collettivo, il mondo e il modo di stare in rete è cambiato. La forma-blog è invecchiata, non è più il solo modello di comunicazione digitale e senz’altro ha smesso di rappresentare lo strumento più agile e diffuso per trasmettere online dei contenuti, così da aprirli all’interazione con i lettori. Eppure in questi anni, in Italia, è cresciuto un arcipelago di siti letterari e culturali la cui vitalità non ha forse eguali in altri Paesi, e che risalta (e trova quasi certamente una causa) nell’impoverimento dei media tradizionali. Oggi il bisogno di orientamento alla lettura e l’esercizio della scrittura incontrano nella rete molti itinerari e palestre. Noi della vecchia guardia (un po’ meno agili di un tempo, un po’ meno liberi da impegni e impicci) siamo contenti che Nazione Indiana abbia tutt’ora il suo posto nella mappa, e che conservi il suo scopo e il suo spazio. L’importante è che la nostra comune impresa continui ad avere la spinta propulsiva che serve a reinventare e ravvivare il carattere più felice di questa esperienza: restare curiosi, indipendenti e soprattutto aperti. Spalancare le porte, ampliare le voci: per vera voglia di rilanciare l’avventura con la sua dose di rischio e di imprevisto.

Fin dalla sua nascita, Nazione Indiana ha presentato una fisionomia particolare: in un campo dominato ancora dalle riviste cartacee e dalle pagine culturali, si poneva in un atteggiamento di relativa esteriorità. L’esteriorità era in realtà duplice: da un lato, rispetto alla rete come cantiere sconfinato di iniziative e testi; dall’altro, rispetto al mondo ufficiale degli scrittori e critici che non riuscivano a immaginare come quella realtà caotica e litigiosa potesse generare spazi di cultura seri. Questo posizionamento sghembo ha fatto in modo che negli anni Nazione Indiana abbia conservato alcune caratteristiche: un’attitudine aperta nei confronti dei nuovi talenti, e anche dei talenti dimenticati o ingiustamente misconosciuti. Assieme a ciò Nazione Indiana ha conservato una sua capacità di critica nei confronti dell’esistente, prediligendo una dimensione che non riguarda semplicemente il rapporto dello scrittore con i consumatori dei suoi libri, ma lo scrittore in quanto cittadino che vuole confrontarsi con altri cittadini. Infatti continuiamo a credere sino a oggi che, nonostante tutti i suoi limiti, la comunicazione sul web permetta di mantenere viva l’idea di una dimensione pubblica dello scrivere, del pensare e persino dell’agire, se accettiamo che scrivere e pubblicare gratuitamente rappresenti anche un gesto elementare di condivisione.

In questo senso le presentazioni dei nuovi arrivati sono tanto doverose, quanto da prendere come un minimo punto di partenza. Nessuno – a cominciare da loro stessi – è ancora in grado di prevedere con quali forme e quali argomenti abbiano desiderio di cimentarsi nello spazio così poco specialistico e regolamentato di Nazione Indiana: è proprio questo, tuttavia, che ci piace.
Ma eccoli, in ordine rigorosamente alfabetico.

Mariasole Ariot scrive sul confine tra poesia lirica e prosa poetica ma ama sperimentare anche con gli innesti di suono e immagine.  Si interessa in particolar modo delle odierne forme di Istituzioni Totali.

Biagio Cepollaro, poeta di lungo corso, un tempo “sperimentale”, ha sempre continuato a esplorare nuovi campi e forme d’espressione. Da qualche anno ormai si dedica anche all’arte figurativa.

Lorenzo Declich è romanista e islamista. Ha aperto (e poi chiuso) il blog “Tutti in 30 secondi” con cui seguiva principalmente le “Primavere arabe”; è esperto e appassionato del mondo arabo contemporaneo, in particolare della Siria.

Francesca Fiorletta ama leggere i libri e poi parlarne: senza doversi attenere a modelli-standard, limiti di battute, tempistiche di recensione. In questo senso, “critico letterario” le sta a pennello.

Graziano Graziani è critico teatrale, autore per il teatro e anche scrittore di reportage e di micronarrazioni.

Luca Lenzini si è occupato della poesia italiana del Novecento: soprattutto è uno dei massimi studiosi di Franco Fortini. In sintonia con questa matrice, ha un forte interesse per gli aspetti politici della produzione culturale.

Jamila Mascat è una filosofa che si è fatta le ossa studiando Hegel. Nel caso questo non bastasse, si interessa anche al pensiero femminista e postcoloniale. E a (quel che resta de) le lotte di classe.

Igiaba Scego è un’autrice di racconti e romanzi e anche un’attivista e pubblicista impegnata su tematiche civili quali i diritti dei migranti e l’eredità oscura del colonialismo.

Giuseppe Schillaci è un regista e autore cinematografico (il suo campo d’azione prediletto è il documentario) e anche uno scrittore di romanzi, racconti e recensioni cinematografiche.

Ornella Tajani è una studiosa di Letterature Comparate specializzata sul kitsch: vale a dire l’interprete aggiornata di una figura di critico intento a esaminare gli aspetti ordinari della cultura contemporanea.

Così, sperando di essere riusciti a trasmettere anche a voi lettori la nostra curiosità e il nostro entusiasmo, non ci resta che dare il benvenuto più fragoroso a tutta la nuova ciurma di Nazione Indiana

9 Commenti

  1. Ringrazio Nazione Indiana per lo spazio offerto alla poesia.
    Si cammina sulla pista dell’avventura.
    C’è una bella libertà.
    Sento già nostalgia. Già. Mi mancano voci che sentivo in questo blog.
    Nostalgia per la lingua nuova che era uno spazio pieno di promessa.
    Nostalgia. Forse perché sono francese: siamo il rimpianto del passato.

  2. grazie @Marco Di Pasquale, e grazie tutti! :-)
    @véronique vergé, cercheremo di farti sentire un poco meno questa bella nostalgia francese! :-)

  3. Da poco se ne è andato Tommaso Boni Menato (cliccare e vedere alcuni suoi e-book scaricabili gratuitamente). ‘Indiano’ lo era al punto che aveva fatto dell’India sua in qualche modo matrice. Indiano piccolo o grande che sia ha indicato l’unico sentiero, senza forse e senza ma, ancora percorribile (ed esplorabile) da svelti e cauti mocassini. Tra breve, forse su NI. Ciao Tom, hasta la victoria, siempre!

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