Teotanasia (satura)

di Daniele Ventre

Incominciamo a cantare le esternalizzate -le Muse
che si sfrattarono già da Elicona chiaro di dèi-
gli hanno anche chiusa la fonte violacea -coreografie
non se ne tessono più -anche Zeus ha chiuso bottega:
fanno tuttora la doccia in stabilimenti al Permesso
(senza permesso al soggiorno) e all’Olmeio e al Rio del Cavallo
quindi da lì vanno via -da nessuna veste coperte
tutta la notte si vendono -o almeno in vetrina ci stanno-
e non inneggiano mica a Zeus -che dell’egida è nudo-
non ad Atena -il pensiero è debole -no, non ad Hera
-vende i suoi sandali d’oro ma il debito d’Argo è infinito-
né a Poseidone -e però qualche volta c’è lo tsunami-
non ad Apollo -si è spento e Artemide l’arco l’ha perso-
a Giovinezza e Afrodite un po’ -vende sempre la topa-
ma non a Leto né a Giàpeto -e Crono è da sempre in cantina-
e non a Temi poiché la legge è inuguale per tutti-
restano l’Alba e la Notte bordello e la Luna lucente
restano poi le Maldive e l’Oceano e il Sole cocente
-gli altri immortali però sono tutti andati in vacanza
Mica me l’hanno insegnato -li tagliano poi gli insegnanti-
io le ho incontrate per caso durante una fila alla posta
di malavoglia hanno detto così -la gest-line le sfrattava
loro -le Muse -le figlie di Zeus che ha dismesso anche il lampo:
-Forse sarebbe opportuno efficientizzare il sistema
monitorare il progetto e aggiornarsi e pianificare
la qualità -stabilire il merito -certificare-
Dissero questo le figlie di Zeus -lo sportello era chiuso
e se ne andarono via -così mi piantarono in asso
-io comparavo gli eventi che furono quelli che sono
e lo sentivo che ormai non avevo nulla da dire
e comprendevo che qui non c’è già più nulla da dire
Ora che è a terra la quercia -il diboscamento è una piaga-
anche la roccia è cemento -e ne fa buon uso la mafia
la finiremo oramai con le muse -loro che al padre
Zeus non allietano mica la mente in quel buco d’Olimpo
efficientizzano -loro- registrano certificando
monitoreggiano pure e spiano telefonate
quelle di Zeus quando chiama una sua ninfetta di turno-
il tabulato carpito però lo rivendono a Hera
-lui che si vanta di come ha sconfitto tutti i Giganti
-come ha mandato all’inferno la cosca avversaria i Titani
-poi le avventure passate le ninfe e le donne sedotte
e abbandonate con quei bambinetti da sistemare
-raccomandati al rettore o al re -che peraltro è lo stesso
-cantano sempre le muse -le assoldano da informatrici
-Zeus ha chiamato il suo killer -ma l’hanno assoldato le Muse
-Certo la colpa è anche sua se quelle hanno buona Memoria
Zeus se l’è fatta anche lei -la Memoria -allora le Muse
non esistevano -a Hera però le arrivò il tabulato-
erano figlie di quella Memoria -una buona Memoria-
un memoriale infinito di scandali sotto la terra
sotto le onde del mare nonché fra le nuvole in cielo-
E ne facevano feste con il Desiderio e la Grazia
-certo la topa tirava anche allora -andarono un giorno
anche dal padre -da Zeus -gli mostrarono il tabulato
-fece lo gnorri papà -perciò lo vendettero a Hera
-poi è venuta la crisi e te le hanno esternalizzate
-ora non rappano più come Zeus ha steso la cosca
del mandamento di Crono il Cannibale coi Titani
poi le tangenti le ha tutte divise e le ha date ai picciotti
nati da Crono e da Rea -gli dèi da sfilate di moda
quelli che sono fuggiti off-shore -sono andati in vacanza
con le tangenti divise e con le prebende e gli onori
Loro -le figlie del boss neomelodiche tutte spurie
Acleo e Anodinia e Penia e Monotonia
Drimicorea e Amegarte e Ametriche e Ipocoria
e Afonia -la più dark e la più underground che si trovi
quella che chiamano anche Scazusa ed è piena di scazzi
quella che poi non si ascolta che non se ne frega nessuno
-certo con tutti i proventi potevano darci qualcosa
la sinecura del posto per un dirigente di Stato
un contrattino a modino con un editore decente
-solo che adesso c’è crisi e non hai che piangere lutti
E se magari qualcuno ha l’esaurimento nervoso
imprenditore tassato o scafista pressurizzato
politicante colluso o sindaco già condannato
o paparazzo arrestato o navigatore spiaggiato
o commediante fallito o pianista esternalizzato
e se il pappone di turno gli vende una musa a modino
ecco che tutto ti passa e tu te ne vai più felice
mentre qualcuno ti spia -si rivendono il tabulato
Solo una cosa però non ce la cantate mai Muse
come finirla una volta con questa infinita commedia
questa tregenda di farse che mischiano dèi con la terra
come riuscire alle stelle a vedere il cielo spazioso
solo una cosa però non ce la cantate mai Muse
come ci siamo venuti a chiudere nella topaia
della sragione di Stato e di Banca -un buco d’Olimpo
dove non puoi far capire nemmeno al potere imbecille
quanto potrebbe mangiare di più -fosse meno indecente

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Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).