David Foster Wallace e gli incisi [#2]

di Nicolò Cattaruzzo

Scelte incisive

Per questa analisi ho scelto The (as it were) seminal importance of Terminator 2, un articolo pubblicato nel 1998 che per campo d’indagine (cinema pop, mainstream) e per approccio (ironico e riflessivo) è paragonabile al reportage-saggio A Supposedly Fun Thing I’ll Never Do Again del 1999. La scelta di un testo con molti elementi di comunanza con quello già analizzato permette di verificare la replicabilità del modello di analisi che ho proposto.
D. F. Wallace ricorre spesso all’uso di incisi nella prosa non narrativa, costruisce periodi interi attorno agli incisi tanto che se venissero rimossi il testo continuerebbe a funzionare ma risulterebbe scarno e arido.

Nella prima parte ho riportato degli esempi di incisi tratti dal testo in lingua inglese, mentre nella seconda ho riportato nello stesso ordine i brani scelti e ne ho analizzato la traduzione e in particolare la resa della sintassi e della punteggiatura in italiano.

Iniziamo dal titolo:

The (as it were) seminal importance of Terminator 2

L’inciso tra parentesi tonde aggiunge una traccia beffarda a un titolo che altrimenti potrebbe suonare serioso; inoltre conferisce un tono ambiguo all’aggettivo «seminal» che può significare «fondamentale» ma anche «seminale».

Traduzione italiana

La traduzione (Giovanna Granato, Einaudi 2013) presenta alcune piccole differenze rispetto all’originale anche se in linea generale ne rispetta la struttura sintattica, le scelte lessicali, di punteggiatura e l’uso delle note.
Un appunto sulla scelta del titolo e della copertina: si è scelto di intitolare Di carne e di nulla la raccolta che contiene L’importanza (per così dire) seminale di Terminator 2 come la versione originale, tuttavia l’articolo da cui è tratto il titolo della raccolta di saggi Both Flesh and Not non è presente perché pubblicato in Italia in un’altra raccolta. Inoltre, con scarsa fantasia o per desiderio di fedeltà (tradita in principio), la copertina è ingannevolmente la stessa della versione americana.

Iniziamo dal titolo: L’importanza (per così dire) seminale di Terminator 2, ricalcando nella forma l’originale, mantiene il tono beffardo ma perde in ambiguità, diventa più esplicito dal momento che in italiano «seminale» non rimanda, come in inglese, al significato di fondamentale.

Incisi per specificare e commentare

In questo esempio due diversi tipi di inciso (virgole e parentesi) vengono usati per specificare prima una data, poi il riferimento a una persona:

This also entails that meanwhile, up in A.D. 2027, John Connor has had to send the man he knows is his father on a mission that J.C. knows will result in both that man’s death and his (i.e., J.C.’s) own birth.

Qui le parentesi sono usate per ricreare un doppio piano temporale, quello di chi già sa come finisce il film e quello di chi ha appena iniziato a vederlo:

Its big-budget sequel adds only one ironic paradox to The Terminator’s mix: in T2, we learn that the “radically advanced chip”10 on which Skynet’s CPU is (will be) based actually came (comes) from the denuded and hydraulically pressed skull of T1’s defunct Terminator… meaning that Skynet’s attempts to alter the flow of history bring about not only John Connor’s birth but Skynet’s own, as well.

Tra parentesi si può trovare la spiegazione di un termine:

One of the most reliable of these formulae involves casting a superstar who is “bankable” (i.e., whose recent track record of films shows a high ROI).

Qui invece la spiegazione di un’espressione è contenuta all’interno di trattini:

I.e., a megabudget movie must not fail—and “failure” here means anything less than a runaway box-office hit—and must thus adhere to certain reliable formulae that have been shown by precedent to maximally ensure a runaway hit.

Nel prossimo esempio l’inciso si trova tra due punti fermi e mette in risalto un aspetto del ragionamento contenuto nel capoverso:

And there is no question that all the lab work paid off: in 1991, Terminator 2’s special effects were the most spectacular and real-looking anybody had ever seen. They were also the most expensive.

Annidamenti

Inciso seguito da punto fermo con inciso all’interno e annidamento semplice:

It’s not that T2 is totally plotless or embarrassing—and it does, admittedly, stand head and shoulders above most of the F/X Porn blockbusters that have followed it.

In questo caso particolare l’inciso tra parantesi contiene un commento e il rimando a una nota:

There’s the inspired casting of the malevolently cyborgian Schwarzenegger as the malevolently cyborgian Terminator, the role that made Ahnode a superstar and for which he was utterly and totally perfect (e.g., even his goofy 16-r.p.m. Austrian accent added a perfect little robofascist tinge to the Terminator’s dialogue5).

Da notare che la nota in questione è tra le più lineari: esprime senza incisi il pensiero di Wallace e potrebbe considerarsi una sintesi dell’intero articolo.

Incisi ingombranti

Inciso che contiene il cuore della frase:

Note, for example, the fact that Terminator 2: Judgment Day, a movie about the disastrous consequences of humans relying too heavily on computer technology, was itself unprecedentedly computer-dependent.

In questo esempio vediamo una struttura tipica di Wallace: un capoverso per la prima metà ricco di elementi collegati per polisindeto, seguito poi da un lungo inciso che occupa circa un terzo dell’intero capoverso (divertente la resa dell’accento di Schwarzenegger con «vhy» e «somesing», cosa che nella traduzione italiana manca):

Thus it is that the 85 percent of T2 that is not mind-blowing digital F/X sequences subjects us to dialogue like: “Vhy do you cry?” and “Cool! My own Terminator!” and “Can you not be such a dork all the time?” and “This is intense!” and “Haven’t you learned that you can’t just go around killing people?” and “It’s OK, Mom, he’s here to help” and “I know now vhy you cry, but it’s somesing I can never do”; plus to that hideous ending where Schwarzenegger gives John a cyborgian hug and then voluntarily immerses himself in molten steel to protect humanity from his neural net CPU, raising that Fonziesque thumb as he sinks below the surface,17 and the two Connors hug and grieve, and then poor old Linda Hamilton—whose role in T2 requires her not only to look like she’s been doing nothing but Nautilus for the last several years but also to keep snarling and baring her teeth and saying stuff like “Don’t fuck with me!” and “Men like you know nothing about really creating something!” and acting half-crazed with paramilitary stress, stretching Hamilton way beyond her thespian capacities and resulting in what seems more than anything like a parody of Faye Dunaway in Mommy Dearest—has to give us that gooey “I face the future with hope, because if a Terminator can learn the value of human life, maybe we can, too” voiceover at the very end.

Doppia enfasi, anzi tripla

L’avverbio «maximally» viene ripetuto all’interno dei trattini e scritto in corsivo con un effetto volutamente ridondante:

A film that would cost hundreds of millions of dollars to make is going to get financial backing if and only if its investors can be maximally—maximally—sure that at the very least they will get their hundreds of millions of dollars back11.

Elenchi – parentesi per specificare e ordinare

Le parentesi servono a specificare gli elementi che costituiscono l’elenco (che ho evidenziato per maggior immediatezza):

Thus it is that T2 offers us cliché explorations of stuff like the conflicts between Emotion and Logic (territory already mined to exhaustion by Star Trek) and between Human and Machine (turf that’s been worked in everything from Lost in Space to Blade Runner to RoboCop), as well as exploiting the good old Alien-or-Robot-Learns-About-Human-Customs-and-Psychology-from-Sarcastic-and/or-Precocious-but-Basically-Goodhearted-Human-with-Whom-It-Bonds formula (q.q.v. here My Favorite Martian and E.T. and Starman and The Brother from Another Planet and Harry and the Hendersons and ALF and ad almost infinitum).

Questo esempio è la parte conclusiva dell’articolo e costituisce un esempio nitido della complessità che la scrittura di Wallace può assumere. Troviamo un lungo inciso che contiene un elenco, gestito con i numeri cardinali tra parentesi, all’interno del quale ci sono incisi tra parentesi e tra due trattini. Terminato l’inciso, la frase riprende per una quindicina di parole dopo le quali si apre un nuovo elenco, questa volta introdotto dai due punti e gestito con sigle tra parentesi e lettere in sotto parentesi, che contiene a sua volta un rimando (non una nota) alle prime righe dell’articolo stesso:

The point is that head-clutchingly insipid stuff like this puts an even heavier burden of importance on T2’s digital effects, which now must be stunning enough to distract us from the formulaic void at the story’s center, which in turn means that even more money and directorial attention must be lavished on the film’s f/x. This sort of cycle is symptomatic of the insidious three-part loop that characterizes Special Effects Porn—
(1) Astounding digital dinosaur/tornado/volcano/Terminator effects that consume almost all the director’s creative attention and require massive financial commitment on the part of the studio;
(2) A consequent need for guaranteed megabuck roi, which entails the formulaic elements and easy sentiment that will assure mass appeal (plus will translate easily into other languages and cultures, for those important foreign sales…);
(3) A director—often one who’s shown great talent in earlier, less expensive films—who is now so consumed with realizing his spectacular digital visions, and so dependent on the studio’s money to bring the f/x off, that he has neither the leverage nor the energy to fight for more interesting or original plots/themes/characters.—
and thus yields the two most important corollary formulations of the Inverse Cost and Quality Law:
(icql(a)) The more lavish and spectacular a movie’s special effects, the shittier that movie is going to be in all non-f/x respects. For obvious supporting examples of icql(a), see lines 1–2 of this article and/or also Jurassic Park, Independence Day, Forrest Gump, etc.

Incisi per specificare e commentare

In questi due annidamenti l’originale e la traduzione coincidono. L’unica differenza è la traduzione di «the man» con «quello», scelta non obbligatoria fatta forse per evitare una ripetizione:

Questo implica anche che nel frattempo, nel 2027 d.c., John Connor ha dovuto mandare quello che sa essere suo padre in una missione che sa destinata a risolversi nella morte dell’uomo e nella sua (cioè di J. C.) nascita.

Anche qui la traduzione si appoggia all’originale:

Il suo sequel ad alto budget aggiunge un solo paradosso ironico al miscuglio di Terminator: in T2 veniamo a sapere che il «chip nettamente evoluto»10 sul quale la Cpu di Skynet è (sarà) basata, in realtà veniva (viene) dal cranio denudato e idraulicamente schiacciato del defunto Terminator di T1… nel senso che il tentativo di Skynet di modificare il corso della storia provoca non solo la nascita di John Connor ma quella dello stesso Skynet.

Tranne per una minuta differenza (la scelta di non mettere la virgola dopo «cioè») lo stesso vale anche in questo esempio:

Una tra le più affidabili di queste formule prevede di scritturare una superstar «bancabile» (cioè che nel curriculum abbia film recenti con un Roi alto).

Invece qui la virgola c’è

Nell’esempio che segue la punteggiatura rispecchia il testo in inglese, ma non gli effetti anaforici ottenuti dalla ripetizione di «were the most», sostituito nel secondo elemento con «nonché»:

Nell’esempio che segue la punteggiatura rispecchia il testo in inglese, ma non gli effetti anaforici ottenuti dalla ripetizione di «were the most», sostituito nel secondo elemento con «nonché»:

E non c’è dubbio che tutto il lavoro in laboratorio abbia pagato: nel 1991, gli effetti speciali di Terminator 2 sono stati i più spettacolari e realistici di tutti i tempi. Nonché i più costosi.

Annidamenti

Nel prossimo esempio l’inciso nell’inciso scompare, «admittedly» viene assorbito nel verbo:

Non è che T2 sia totalmente privo di trama o vergognoso – e bisogna ammettere che è nettamente superiore alla maggior parte dei porno-blockbuster a effetti speciali che lo hanno seguito.

In questa sequenza la traduzione segue l’originale (compresi i neologismi «cyborgiano» laddove però la «g» in italiano seguita dalla «i» non è gutturale, e «robofascista»):

C’è la scelta ispirata del malvagiamente cyborgiano Schwarzenegger nella parte del malvagiamente cyborgiano Terminator, ruolo che ha reso Ahnode una superstar e per il quale era in tutto e per tutto perfetto (per esempio, perfino il suo stupido accento austriaco a 16 giri/min aggiungeva una piccola sfumatura robofascista perfetta al dialogo del Terminator5).

Incisi ingombranti

L’esempio seguente ricalca l’originale, l’unica riserva è sulla decisione di tradurre «itself» con «a sua volta»:

Notate, per esempio, il fatto che Terminator 2. Il giorno del giudizio, un film sulle conseguenze disastrose dell’eccessivo affidarsi alla tecnologia informatica da parte degli umani, mostra a sua volta una dipendenza dall’informatica mai vista.

Il lungo elenco connesso per polisindeto e seguito da un grosso inciso rimane tale senza particolari variazioni tranne la resa del discorso di Linda Hamilton (evidenziato), probabilmente preso dalla sceneggiatura del film:

Ecco allora che l’ottantacinque per cento di quanto in T2 non siano sequenze con effetti speciali digitali allucinanti ci ammorba con dialoghi tipo: «Perché piangete?» e «Che fico! Il mio Terminator privato!» e «Puoi imparare roba che non hai in memoria per poter diventare, diciamo, più umano e un po’ meno imbranato?» e «Che ficata!» e «Non puoi girare ammazzando la gentecosì» e «È tutto ok, mamma, è qui per aiutarci» e «Ora capisco perché piangete, ma io non potrei mai farlo»; oltre al finale mostruoso in cui Schwarzenegger stringe John in un abbraccio cyborgiano e poi si immerge di sua spontanea volontà nell’acciaio fuso per proteggere l’umanità dalla sua Cpu a rete neurale, sollevando un pollice fonziano mentre affonda sotto la superficie17, e i due Connor si abbracciano e soffrono, e poi la povera Linda Hamilton – il cui ruolo in T2 richiede non solo che dia l’impressione di non avere fatto altro che il Nautilus negli ultimi sette anni, ma anche che continui a sbraitare e sfoderare i denti dicendo cose tipo: «Non fare lo stronzo!» e «I maschi come te […] non capirete mai cosa significa veramente creare!» e a recitare semi-impazzita per lo stress paramilitare spingendola ben oltre le sue capacità attoriali e dando come risultato quella che sembra più una parodia di Faye Dunaway in Mammina cara – è costretta a rivolgerci quello stupido: «Il futuro, di nuovo ignoto, scorre verso di noi. E io lo affronto per la prima volta con un senso di speranza. Perché se un robot, un Terminator, può capire il valore della vita umana, forse potremo capirlo anche noi» con voce fuori campo a fine film.

Doppia enfasi, anzi tripla (o quadrupla?)

È curioso notare come alla ridondanza già marcata sia stato aggiunto un altro elemento, «e dico», che sottolinea ulteriormente la necessità di «avere la certezza assoluta»:

Un film che costerebbe centinaia di milioni di dollari11 avrà un appoggio finanziario se e soltanto se i suoi investitori potranno avere la certezza assoluta – e dico assoluta – di riavere indietro come minimo le loro centinaia di milioni di dollari.

Elenchi – parentesi per specificare e ordinare

In questo caso la traduzione non differisce dall’originale:

Così facendo T2 ci offre un’esplorazione stereotipata di aspetti come il conflitto fra Sentimento e Logica (terreno già minato fino allo sfinimento da Star Trek) e fra Umano e Macchina (terra zappata in ogni sua zolla da Lost in Space a Blade Runner a RoboCop) oltre a sfruttare la buona vecchia formula Alieno-o-Robot-Impara-Usanze-e-Psicologia-Umane-da-Essere-Umano-Sarcastico-e/o-Precoce-ma-Fondamentalmente-Buono-con-il-Quale-Stringe-un-Legame (vedi Il mio amico marziano, E.T., Starman, Fratello di un altro pianeta, Bigfoot e i suoi amici, la serie televisiva Alf, più o meno ad infinitum).

Nell’esempio che segue, come hanno poi fatto anche i traduttori di Una cosa divertente che non farò mai più (2017), il trattino che nel testo originale introduce un lungo inciso (con all’interno note, una citazione-riferimento a una delle pagine iniziali dell’articolo stesso, incisi e sotto voci) è stato reso con il segno grafico dei due punti ed è poi stato chiuso con un punto e virgola (invece che dal punto) cui segue il resto della frase:

Il punto è che roba insulsa da mettersi le mani nei capelli come questa carica di un peso ancora maggiore gli effetti speciali di T2, costretti a essere così strabilianti da distrarci dal vuoto stereotipato al centro della storia, il che a sua volta significa che richiedono ancora più denaro e attenzione registica. Un ciclo di questo tipo è sintomatico dell’insidioso triplice circolo che caratterizza il Porno a Effetti Speciali:
(1) Strabilianti effetti dinosauro/tornado/vulcano/Terminator digitali che consumano quasi tutta l’attenzione creativa del regista e richiedono un massiccio impegno economico da parte dello studio;
(2) Il conseguente bisogno di garantire un Roi da milioni di dollari, che comporta gli elementi stereotipati e un facile sentimentalismo tali da assicurare il gradimento di massa (che in più si traduca facilmente in altre lingue e culture, per le importanti vendite all’estero);
(3) Un regista – spesso uno che ha dimostrato grande talento in film precedenti e meno costosi – ormai così consumato dal desiderio di realizzare le sue spettacolari visioni digitali, e così dipendente dai soldi dello studio per ottenere gli effetti speciali, da non avere né la voce in capitolo né l’energia per battersi in nome di trame/tematiche/personaggi più interessanti o originali;
e perciò produce i due più importanti corollari alla Legge del Costo e della Qualità Inversi:(Lcqi (a)): Quanto più sono lauti e spettacolari gli effetti speciali di un film, tanto più quel film farà schifo sotto tutti gli aspetti che non riguardino gli effetti speciali. Come ovvio esempio a sostegno di Lcqi(a), vedi le righe 1-2 del presente articolo e/o anche Jurassic Park, Independence Day, Forrest Gump, ecc.

Incisi nelle note

Le note non deludono: troviamo quelle classiche tutte tra parentesi (1,3, 9, 10, 15, 17) ma anche parentesi quadre contenute nelle tonde (7 e 8):

(This is a ponderous, marvelously built-looking quality [complete with ferrous clanks and/or pneumatic hisses] that—oddly enough—at roughly the same time also distinguished the special effects in Terry Gilliam’s Brazil and Paul Verhoeven’s RoboCop. This was cool not only because the effects were themselves cool, but also because here were three talented young tech-minded directors who rejected the airy, hygienic look of Spielberg’s and Lucas’s f/x. The grimy density and preponderance of metal in Cameron’s effects suggest that he’s looking all the way back to Méliès and Lang for visual inspiration.)

(Cameron would raise the use of light and pace to near-perfection in Aliens, where just six alien-suited stuntmen and ingenious quick-cut editing result in some of the most terrifying Teeming Rapacious Horde scenes of all time. [By the way, sorry to be going on and on about Aliens and The Terminator. It’s just that they’re great, great commercial cinema, and nobody talks about them enough, and they’re a big reason why T2 was such a tragic and insidious development not only for ‘90s film but for James Cameron, whose first two films had genius in them.])

Due considerazioni vengono in mente:

1. in Una cosa divertente che non farò mai più nelle note erano state usate parentesi tonde dentro ad altre parentesi tonde;
2. perché usare le parentesi quadre dentro le tonde quando in matematica la gerarchia impone il contrario? Si tratta di un errore, di un’incoerenza o di uno sberleffo?

La nota 16 abbastanza intricata è tra i capoversi più lunghi dell’intero testo:

That’s the movie’s main plot, but let’s observe here that one of T2’s subplots actually echoes Cameron’s Schwarzenegger dilemma and creates a kind of weird metacinematic irony. Whereas T1 had argued for a certain kind of metaphysical passivity (i.e., fate is unavoidable, and Skynet’s attempts to alter history serve only to bring it about), Terminator 2’s metaphysics are more active. In T2, the Connors take a page from Skynet’s book and try to head off the foreordained nuclear holocaust, first by trying to kill Skynet’s inventor and then by destroying Cyberdyne’s labs and the first Terminator’s cpu (though why John Connor spends half the movie carrying the deadly cpu chip around in his pocket instead of just throwing it under the first available steamroller remains unclear and irksome). The point here is that the protagonists’ attempts to revise the “script” of history in T2 parallel the director’s having to muck around with T2’s own script in order to get Schwarzenegger to be in the movie. Multivalent ironies like this—which require that film audiences know all kinds of behind-the-scenes stuff from watching Entertainment Tonight and reading (umm) certain magazines—are not commercial postmodernism at its finest.

Le note 11 e 13 sono più lineari, di servizio, tecniche:

The Industry term for getting your money back plus that little bit of extra that makes investing in a movie a decent investment is roi, which is short for Return on Investment.

It augurs ill for both Furlong and Cameron that within minutes of John Connor’s introduction in the film we’re rooting vigorously for him to be Terminated.

Periodi privi di incisi

Negli ultimi due esempi la sintassi non è costruita con o attorno a incisi, vengono espressi concetti e pensieri in maniera meno mediata, più lineare e spontanea:

Think of the scenes we all still remember. That incredible chase scene and explosion in the l.a. sluiceway and then the liquid metal1 t-1000 Terminator walking out of the explosion’s flames and morphing seamlessly into his Martin-Milner-as-Possessed-by-Hannibal-Lecter corporeal form. The t-1000 rising hideously up out of that checkerboard floor, the t-1000 melting headfirst through the windshield of that helicopter, the t-1000 freezing in liquid nitrogen and then collapsing fractally apart. These were truly spectacular images, and they represented exponential advances in digital f/x technology. But there were at most maybe eight of these incredible sequences, and they were the movie’s heart and point; the rest of T2 is empty and derivative, pure mimetic polycelluloid.

There’s consequently a weird postmodern tension to the way we watch the film: we’re aware of what the bankable star’s demands were, and we’re also aware of how much the movie cost and how important bankable stars are to a big-budget movie; and so one of the few things that keep us on the edge of our seats during the movie is our suspense about whether James Cameron can possibly weave a plausible, non-cheesy narrative that meets Schwarzenegger’s career needs without betraying T1’s precedent.

Incisi nelle note

Come per il resto della traduzione, anche le note sono state accuratamente riprodotte e tradotte rispettando l’originale.

(È un aspetto ponderoso, dall’aria meravigliosamente costruita [con tanto di rumori metallici e/o sibili pneumatici] che – stranamente – piú o meno nello stesso periodo caratterizzava anche gli effetti speciali di Brazil di Terry Gilliam e di RoboCop di Paul Verhoeven. Era una ficata non solo perché gli effetti erano fichi di per sé, ma anche perché tre giovani registi talentuosi d’impostazione tecnologica rifiutavano l’aspetto aereo, igienico degli effetti speciali di Spielberg e Lucas. La stomachevole densità e preponderanza del metallo negli effetti di Cameron suggerisce un rimando addirittura a Méliès e a Lang per l’ispirazione visiva)
(Cameron avrebbe portato l’uso delle luci e il ritmo a livelli quasi di perfezione in Aliens, dove bastano sei stuntman vestiti da alieni e un montaggio ingegnosamente veloce a dare come risultato una delle piú terrificanti scene dell’Orda Sciamante di Rapaci di tutti i tempi. [A proposito, scusate se la faccio tanto lunga con Aliens e Terminator. È solo che sono film commerciali veramente magnifici e nessuno ne parla a sufficienza, e sono uno dei grandi motivi che spiegano come mai T2 abbia costituito uno sviluppo cosí tragico e insidioso non solo per il cinema degli anni Novanta ma per James Cameron, i cui primi due film avevano un che di geniale])
Questa la trama principale del film, ma osserviamo che una delle trame secondarie di T2 in realtà riecheggia il dilemma Schwarzenegger di Cameron e crea una specie di strana ironia metacinematografica. Se T1 aveva sostenuto un certo tipo di passività metafisica (cioè il destino è inevitabile, e i tentativi di Skynet di modificare la storia servono solo a consentire il suo corso), la metafisica di Terminator 2 è piú attiva. In T2 i Connor prendono una pagina del libro di Skynet e si sforzano di impedire il predestinato olocausto nucleare, dapprima cercando di uccidere l’inventore di Skynet e poi distruggendo i laboratori della Cyberdyne e la Cpu del primo Terminator (anche se perché John Connor per mezzo film si porti in tasca il letale chip della Cpu anziché buttarlo sotto il primo rullo compressore a vapore rimane poco chiaro e irritante). Il punto è che i tentativi dei protagonisti di revisionare la «sceneggiatura» della storia in T2 vanno di pari passo con la necessità del regista di strapazzare la sceneggiatura di T2 per poter avere Schwarzenegger nel film. Ironie polivalenti tipo questa – che presuppongono che gli spettatori del film conoscano ogni sorta di dietro-le-quinte per aver visto Entertainment Tonight e letto (uhm) certe riviste – non sono postmodernismo commerciale nella sua veste piú raffinata.
Il temine tecnico usato quando vengono restituiti i soldi con l’aggiunta di un piccolo extra che rende investire in un film un investimento decente è Roi, che sta per «ritorno sugli investimenti».
Porta male sia a Furlong sia a Cameron che a pochi minuti dalla comparsa di John Connor nel film tifiamo con tutte le forze perché venga Terminato.

Periodi privi di incisi

In maniera simile all’inglese (riproducendo anche i neologismi «frattalmente» e «policelluloide») sono resi in italiano i due capoversi più lineari:

T2, uno dei successi più clamorosi della storia, è uscito sei anni fa. Pensate alle scene che ricordiamo ancora tutti. L’incredibile scena dell’inseguimento con esplosione nel canale artificiale di Los Angeles e poi il metallo liquido1 con cui il Terminator t-1000 esce dalle fiamme dell’esplosione assumendo la forma corporea senza suture di un Martin-Milner-Posseduto-da-Hannibal-Lecter. Il t-1000 che affiora mostruosamente dal pavimento a scacchi, il t-1000 che si scioglie entrando con la testa nel parabrezza di un elicottero, il t-1000 che si congela nel nitrogeno liquido e poi cade frattalmente a pezzi. Quelle sì che erano immagini spettacolari, e rappresentavano progressi esponenziali nella tecnologia digitale degli effetti speciali. Ma di sequenze così incredibili ce n’erano a dir tanto otto, e costituivano la sostanza e la ragion d’essere del film; il resto di T2 è vuoto e derivativo, pura policelluloide mimetica.

Di conseguenza c’è una strana tensione postmoderna nel modo di guardare il film: sappiamo quali pretese ha accampato la star bancabile, e sappiamo quanto costa il film e quanto siano importanti le star bancabili per i film a grosso budget; e perciò una delle poche cose che ci tiene sulle spine durante il film è non sapere se James Cameron sia riuscito a tessere una narrazione plausibile e non dozzinale che assecondi le esigenze della carriera di Schwarzenegger senza tradire il precedente di T1.

Conclusioni

In T2, come in Una cosa divertente che non farò mai più, vi è un ricorso frequente agli incisi per espandere e ampliare la profondità dell’analisi, per dare spazio a commenti sarcastici e ironici, pungenti, per autocorreggersi, precisare, rettificare. Gli incisi servono ad allargare lo spettro della riflessione, a entrare nel dettaglio ma sono anche un modo diverso di interagire con il lettore, un modo di interloquire e di coinvolgere. Penso, per esempio, all’uso massiccio di note interne al testo e di come diventino parodia delle classiche note dei testi accademici presentando commenti molto personali, sarcastici, indispensabili; approfondimenti talvolta più pregnanti di quel che viene detto nel testo stesso: basti pensare che solo le note occupano quasi un terzo (6640 battute su 20750) del testo intero.

In Wallace gli incisi dettagliano e circostanziano quanto viene detto, specificano, delimitano, aggiungono, commentano: testimoniamo il pensiero acuto, mai statico, ironico, schietto e vivace dello scrittore; tramite gli incisi Wallace si prende gioco della complessità della ragione.

Il risultato dell’analisi è un modello di analisi funzionante (almeno con Wallace saggista) e potenzialmente replicabile.  Si rivela inoltre un buon strumento di revisione della traduzione, un modo per scandagliare il testo a partire dalle virgole e dagli altri segni di interpunzione che porta a un’accurata disamina del rapporto tra forma e contenuto.

La prima parte è qui David Foster Wallace e gli incisi [#1]

Nicolo Cattaruzzo Sono nato e cresciuto a Venezia, città in cui mi sono laureato in Lingue e letterature straniere con una tesi di traduzione di un romanzo polacco in italiano. Dopo una breve parentesi da dottorando, ho lavorato prima come cuoco e poi come insegnante di lingua italiana per stranieri. Nel 2019 ho seguito il corso di Oblique Studio per redattori editoriali e nel 2020 ho fatto alcuni mesi di esperienza nella redazione di Cliquot edizioni, proseguendo come redattore freelance. Sono direttore tecnico e responsabile informatico dell’Asd Salvioli, circolo scacchistico veneziano.

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... è una storia piccola, di un piccolo eroismo, un piccolo gesto di normale umana solidarietà, che la portò a esaurire al Campo di Concentramento di Ravensbrück i giorni di una vita bellissima e inconsueta.
orsola puecherhttps://www.nazioneindiana.com/author/orsola-puecher/
,\\' Nasce [ in un giorno di rose e bandiere ] Scrive. [ con molta calma ] Nulla ha maggior fascino dei documenti antichi sepolti per centinaia d’anni negli archivi. Nella corrispondenza epistolare, negli scritti vergati tanto tempo addietro, forse, sono le sole voci che da evi lontani possono tornare a farsi vive, a parlare, più di ogni altra cosa, più di ogni racconto. Perché ciò ch’era in loro, la sostanza segreta e cristallina dell’umano è anche e ancora profondamente sepolta in noi nell’oggi. E nulla più della verità agogna alla finzione dell’immaginazione, all’intuizione, che ne estragga frammenti di visioni. Il pensiero cammina a ritroso lungo le parole scritte nel momento in cui i fatti avvenivano, accendendosi di supposizioni, di scene probabilmente accadute. Le immagini traboccano di suggestioni sempre diverse, di particolari inquieti che accendono percorsi non lineari, come se nel passato ci fossero scordati sprazzi di futuro anteriore ancora da decodificare, ansiosi di essere narrati. Cosa avrà provato… che cosa avrà detto… avrà sofferto… pensato. Si affollano fatti ancora in cerca di un palcoscenico, di dialoghi, luoghi e personaggi che tornano in rilievo dalla carta muta, miracolosamente, per piccoli indizi e molliche di Pollicino nel bosco.
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