Nel punto dove tutto si raccoglie

 

 

di Riccardo Pensa

Questa raccolta di fotografie è il frutto di due anni di intensa frequentazione dei monti Sibillini, iniziata a gennaio 2024, quando è tornata abitabile la casa dei miei nonni materni, danneggiata dal terremoto del 2016. Si trova a San Martino, un piccolo paese nel comune di Fiastra, ed è un luogo a cui sono molto legato, dove ho passato tutte le estati della mia infanzia.
Da allora ho ripreso ad andarci molto spesso, per il piacere di passare le giornate in solitudine, diviso fra l’esplorazione dei monti, concreta e fisica, e l’immersione più sfuggente e onirica nei ricordi, in un paese silenzioso, abitato da presenze fantasmatiche. Coinvolto in queste peregrinazioni, per uno di quei casi forse necessari, ho conosciuto Pietro Polverini.
Un giorno al lago ho sentito alcune persone che ne parlavano. Un giovane poeta, della famiglia Polverini che ha il ristorante dove vado spesso anch’io, prematuramente scomparso: possibile? Appena ho iniziato a sfogliare Indice sommario di sbiadimento mi
sono reso conto che non solo era vero che dalla piccola, remota Fiastra venisse un poeta, ma che ciò che scriveva mi era prezioso proprio per quello che stavo vivendo lì.

Mi sono immerso nelle poesie sulle panchine dei giardinetti di San Martino, imparando a memoria quelle che più mi colpivano. Le ripetevo poi nelle mie camminate, con il fervore di
chi ha trovato, per usare le sue parole, il “chiarore di una stella nuova”. Parlano di ritorni col pensiero ad anime che poco importa se siano vive o morte, di punti in cui la memoria si raccoglie e subito si perde, e in cui si era tutto: come non sentirle mie in quel luogo? Ma, dice anche Polverini, “la parola è rima sulla terra”, e assumono senso poetico il sole, la nebbia, il gelo, la selva, la neve: come non ritrovarvi un’affinità con ciò che vivevo ogni giorno sui monti Sibillini?
Leggendo Polverini ho poi riconosciuto nel mio tornare a San Martino il desiderio di abitare lo sbiadimento delle nostre vite là dove, essendo più crudo, dischiude spiragli di autenticità:
tenere aperta la ferita per affermare una “voglia scarnificata di me nel mondo”, o cercando “una mente buia d’inverno”, e, soprattutto, restando “seguaci dell’ultima stagione corporea”.
Affidandomi ancora alle sue parole, sembra questa oggi l’ultima scelta praticabile:

Ad una certa densità di buio
occorre innalzare stele di destino,
osservanza che non si ribella.

Pubblico queste fotografie in occasione dell’uscita di La nostra villeggiatura celeste.

Porterò Polverini con me a San Martino per le vacanze, e leggerò le sue poesie contemplando i Sibillini forse innevati.

Chi va in vacanza spera sempre
di non tornare, […]
[…]
Mancare è una veste chiara,
[…]
un chiodo da cui cominciare.

2 Commenti

  1. Grazie Riccardo Pensa, per questa guida nel paesaggio di Polverini, una immersione nel suo chiarore arcano. Pietro, le poesie, i Sibillini, gli elementi: legami intuiti e impossibili, eppure avvertiamo che qualcosa si tiene e ci tiene attraverso di loro.

  2. Grazie di cuore. Ad essere onesto ho avuto timore ad accostare il mio lavoro alla poesia di Polverini. Queste parole mi dicono che ho fatto bene a dare fiducia alla verità dell’ispirazione.

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Maria Luisa Venuta Sono dottore di ricerca in Politica Economica (cosiddetto SECS-P02) Dal 1997 svolgo in modo continuativo e sistematico attività di ricerca applicata, formazione e consulenza per enti pubblici e privati sui temi della sostenibilità sociale, ambientale e economica e come coordinatrice di progetti culturali. Collaboro con Fondazione Museo dell'Industria e del Lavoro di Brescia e Fondazione Archivio Luigi Micheletti. Sono autrice di paper, articoli e pubblicazioni sui temi della sostenibilità integrata in lingua italiana e inglese.
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