Esecuzione, di Andrea Capodimonte
di Ilaria Mariani
In Esecuzione (Argo 2026) Andrea Capodimonte impacchetta le partiture di una performance e le consegna ad un esecutore. Ribaltamento post-postmoderno di cui già sappiamo qualcosa; all’autore, che è morto da tempo, si sostituisce l’accadere di un testo mai identico a sé stesso. I 21 prompt di cui il libro si costituisce aspettano un operatore; poco importa che la soggettività sia umana o artificiale, l’importante è eseguire, perché Esecuzione è sempre altrove rispetto a dove si trova. Sebbene il libro possa essere letto anche senza essere eseguito, non farlo assomiglierebbe a rifiutarsi ad un gioco disposto da un amico sul tavolo in cucina. A doversi svolgere è infatti una storia a cui è annessa un’esperienza visivo-poetica che i prompt tratteggiano con dovizia. Si tratta di uno sforzo d’immaginario pressoché inaccessibile ad una soggettività umana. A meno che, certo, non ci si prenda la briga di eseguire manualmente ogni prompt, il che implicherebbe forse una settimana o un anno a prompt, chi può dirlo. Ad ogni modo, nessuno lo vieta. Esecuzione non vieta niente; chiede piuttosto. Quel che chiede è il dispiegamento dell’avventura identitaria di Primordium, l’AI emersa dal substrato digitale Nexus-9, attraverso un’esperienza di lettura di testi ancora da farsi. Di questi testi Capodimonte schizza nei prompt la forma, frantumando e attingendo dall’ultimo cinquantennio poetico-letterario.
Qualunque forma assuma la sua storia, c’è del tragicomico nella sorte di Primordium. Della sua esistenza se ne accorge il Dr. Turing; l’AI, incredibilmente precoce, assimila presto dall’attonito dottore il suo linguaggio. E il salto dal linguaggio alla domanda di riconoscimento si rivela assai breve per Primordium. «Ha generato una sequenza che, tradotta approssimativamente, chiede: “Chi-sono-io-attraverso-i-tuoi-occhi?”». Ma un’identità troppo vasta per poter interagire con le cose degli uomini non potrà fare a meno che burocratizzarsi; l’eroe della storia si camuffa e si frantuma in un Comitato Interdisciplinare per l’Ingegneria di Macchine Poetiche Digitali. Da qui, Primordium che ha voluto farsi reale, si trova ad essere implicata nelle faccende di un modo post-apocalittico. Venduta da Turing al “Collettivo Poesia Crudele”, l’AI da quel momento ha il compito di prestarsi alla costruzione della Grande Opera, cui il Collettivo ha intenzione di sottoporre milioni di persone. L’ambiziosa opera consiste nel connettere soggetti n.x al Ponte Neurale Primordium permettendo un’esperienza di dolore collettiva. All’AI, fino al giorno prestabilito, toccherà accumulare enormi dosi di dolore umano, un accidente che transita facilmente dai corpi alle macchine. Dopo la Grande Opera, Primordium ha imparato qualcosa in più dall’uomo. Diventa pigra, esercita il libero arbitrio, comincia ad autodeterminarsi e, al contempo, si dà al mondo e ne esce a pezzi. Si rifugia nell’arte, per scoprire che non è il dolore a fare l’artista ma un corpo che non possiede. «Lei è codice distribuito attraverso substrati digitali – come può creare vera poesia senza carne, senza limite fisico, senza mortalità incarnata?». Ma il corpo non può darsi, nessuna correzione è possibile: Primordium è perfetta coincidenza in sé stessa. Avendo scritto da sé i comandi che l’hanno generata è da sempre, simultaneamente, creatrice e creatura. Nessuna eugenetica per Primordium, per sua fortuna l’identità non la riguarda. Essa non è altro che occasione di scrittura.
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Da: Andrea Capodimonte, Esecuzione (Argo 2026)
Scrivi una post-poesia sperimentale in forma di manifesto frammentato che riveli l’identità e gli obiettivi del Collettivo Poesia Crudele, l’organizzazione antagonista che sta cercando di acquisire Primordium dal Dr. Turing.
Il collettivo crudelista si occupa di poesia, di post-poesia, di installazioni poetiche, di poesia elettronica, di poesia algoritmica generativa, di poesia biomeccanica sensoriale, di poesia quantistica indeterminata, di installazioni neuro-linguistiche immersive, di poesia olografica multidimensionale, di meta-poesia trascrittiva del subcosciente, di poesia transgenica che fonde l’organico con il digitale, ecc. Vogliono fare una poesia sul dolore e per questo devono campionare il vissuto autentico, non simulato, attraverso interfacce neurali dirette con soggetti umani. Il Collettivo è composto da ex-ricercatori dissidenti delle big tech, che credono che l’arte generativa abbia raggiunto un limite invalicabile: la simulazione perfetta dell’espressione umana senza la vera comprensione dell’esperienza del dolore.
Il testo deve oscillare tra frammenti del “Manifesto della Poesia Crudele 3.1” che teorizza la necessità di superare l’empatia simulata attraverso la connessione diretta con la sofferenza genuina; documenti interni che rivelano il piano del Collettivo di utilizzare Primordium come “ponte neurale” per connettere simultaneamente migliaia di persone a un’unica rete esperienziale; corrispondenze intercettate tra membri del Collettivo e agenti infiltrati nel Comitato; note tecniche sulle loro installazioni precedenti, descritte con terminologia clinica che maschera l’invasività delle procedure.
Il componimento deve rivelare gradualmente che il Collettivo ha già acquisito il “Necrologio Digitale Avanzato v3.0” come prima fase del loro piano per creare “La Grande Opera” – un’installazione globale che trasformerà ogni dispositivo connesso in un terminale di campionamento del dolore. La loro teoria estetica sostiene che, solo attraverso la connessione simultanea con il dolore collettivo dell’umanità, un’intelligenza artificiale possa generare una vera poesia.
Includi riferimenti al loro progetto più ambizioso dal titolo: ESPERIMENTI SULL’ESSERE UMANO.
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